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C’è uno scandalo in una comunità? Seguite l’esempio di San Paolo

ŚWIĘTY PAWEŁ Z TEB
San Paolo
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Le relazioni tra le persone non si devono mai compromettere. Anche nei momenti più delicati. Per evitare "brutte sorprese"… mettete da parte gli egocentrismi e guardate a Dio

In una comunità si assumono atteggiamenti che procurano scandalo. Come bisogna comportarsi in queste situazioni? Si possono prevenire gli atteggiamenti scandalosi? Nella Lettera ai Corinzi, San Paolo indica una direzione da seguire.

Di tutto questo ne parla Pasquale Basta in “Non fare come gli ipocriti” (Edizioni Città Nuove).

Di fronte al rischio di infiammare gli animi, Paolo invita ad avere sensibilità nelle relazioni interne alla comunità, scongiurando posizioni oltranziste. Bisogna fare un vero e proprio discernimento anche in momenti delicati com questo.

La comunanza

Non si deve perdere la bussola della vicinanza tra le persone, della comunanza, della sintonia, perché soltanto insieme ci si può avvicinare a Dio tra persone all’interno della comunità. E’ nella comunanza che si glorifica Dio per davvero, sempre e comunque. E in quella stessa comunanza che si allontana lo scandalo.

Perché glorificare Dio significa stare attenti, in un atteggiamento anche di adattamento reciproco gli uni agli altri. Solo nel farsi il bene vicendevolmente, senza prevaricazioni, con attenzione e sensibilità, si rende davvero gloria a Dio.

Il demone che si infiltra

Le beghe e le dispute comunitarie esigono grande attenzione, non tanto rispetto a una legge, ma a una relazione. Perchè rischiano di macchiarla. Se non ci fosse questa attenzione, ci sarebbe il rischio di finalizzare la relazione, magari anche inconsapevolmente, al demone.

San Paolo spiega:

Mangiare un certo tipo di carne o astenersene non è senza importanza, in quanto dietro si può celare un senso di condivisione con l’altro, che poi magari lo avvicina o lo allontana da Dio e anche dalla relazione con il fratello. Se un membro della Chiesa mangia un certo tipo di carne semplicemente perché vuole riempirsi la pancia, o dimostrare la propria forza, senza fregarsene nulla di niente e di nessuno, allora quella stessa carne, in se stessa indifferente, acquista un senso demoniaco. Il monito di Paolo contro l’egocentrismo e gli atteggiamenti autocentrati non può essere più forte e netto. Egli non fustiga ogni possibilità di sorta, ma solo ciò che offende la relazione comunitaria.

L’umiltà come antidoto allo scandalo

Che simili questioni stiano particolarmente a cuore a Paolo, risulta dal fatto che egli ricorre anche a un esempio personale per rinforzare il suo ragionamento. In 1 Cor 9, infatti, l’apostolo passa a parlare in maniera più serrata di sé, facendo riferimento tra l’altro anche al fatto che lui, pur potendo prendere la sua mercede dalla comunità, come previsto addirittura da una parola del Signore, non si avvale di questo diritto (accettava doni soltanto dai Filippesi e da nessun altro, come risulta da Fil 4, 14-19).

Per l’apostolo delle genti, l’antidoto allo scandalo è sconfiggere, anzitutto, le proprie pulsioni individualistiche.

Donne e lavoro

Paolo poteva tutto sommato non lavorare e farsi mantenere dalle comunità, mentre preferisce faticare con le sue mani. Non si accompagna con nessuna donna, quando invece potrebbe benissimo averne una, visto che anche Pietro ce l’ha. Preferisce non fare tutta una serie di determinate azioni, pur potendo benissimo permetterselo per una sola e unica ragione: il senso.

Zero “benefit”

Egli, pur potendosi avvalere di certi diritti, decide tuttavia di non servirsene, perché vuole dare al riguardo un buon esempio. L’apostolo ha talmente tanta fiducia in Dio che non ha neppure più bisogno di prendersi le varie gratificazioni umane possibili, i cosiddetti benefit legati al ministero. Che pure avrebbe potuto avere, sulla base di una precisa indicazione biblica tanto dell’Antico Testamento quanto del Signore stesso.

L’apostolo si accanisce fino allo stremo, anche solo per salvarne qualcuno. Egli non lascia morti per strada sull’altare dei suoi convincimenti. Si fa giudeo in mezzo ai giudei, pagano in mezzo ai pagani. Schiavo con gli schiavi e libero con i liberi. Paolo cioè si adatta un po’. Un atteggiamento del genere allontana scandali e beghe, unisce la comunità e ne rafforza i legami interni.

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