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Notizie dal mondo: giovedì 21 febbraio 2019

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USA: suprematista bianco pianificava strage di politici

Negli Stati Uniti, le forze di sicurezza hanno arrestato un suprematista bianco, che stava pianificando una strage di massa. Si tratta di un tenente della Guardia Costiera, il 49enne Christopher Paul Hasson. L’arresto è avvenuto venerdì scorso a Silver Spring, una cittadina situata nello Stato del Maryland, a nord di Washington D.C., ma la notizia è stata diffusa solo mercoledì 20 febbraio.

La «hit list» (ossia l’elenco di bersagli) di Hasson, che dal 1988 al 1993 aveva servito nello Corpo dei Marines, conteneva vari esponenti del Partito Democratico, fra cui la presidente della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, la senatrice e candidata alle presidenziali 2020, Kamala Harris, inoltre il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, e anche la neodeputata Alexandria Ocasio-Cortez. Nella lista dell’aspirante attentatore spiccano anche i nomi di vari giornalisti della CNN e del canale televisivo MSNBC.

L’uomo, qualificato come «terrorista domestico» dalle autorità, esortava all’uso della «violenza mirata» per «stabilire una patria bianca», come riporta il Los Angeles Times, e simpatizzava con Anders Behring Breivik, cioè l’autore degli attentati del 22 luglio 2011 in Norvegia, in cui morirono in totale 77 persone (8 nella capitale Oslo e 69 giovani sull’isola di Utoya). Durante la perquisizione della casa di Hasson, la polizia ha trovato 15 armi da fuoco e munizioni, inoltre steroidi e ormoni.

Brexit: colloqui «costruttivi», ma Juncker si dichiara «non molto ottimista»

«I due leader hanno convenuto che i colloqui sono stati costruttivi e hanno esortato le rispettive squadre a continuare ad esplorare le opzioni con uno spirito positivo». Lo afferma  una dichiarazione congiunta pubblicata mercoledì 20 febbraio sulla pagina web del governo britannico dopo il nuovo incontro sulla Brexit tra la premier Theresa May e il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker. «Rivedranno i progressi fatti nuovamente nei prossimi giorni, impegnati dai tempi stretti e dall’importanza storica di avviare l’UE e il Regno Unito sulla via di un futuro partenariato profondo e unico», continua il testo.

Intervenendo al Comitato Economico e Sociale, Juncker ha affermato comunque di non essere «molto ottimista». «Se ci sarà un no deal, e non posso escluderlo, questo avrebbe terribili conseguenze economiche e sociali nel Regno Unito e nel continente, per cui i miei sforzi sono orientati in modo da evitare il peggio. Ma non sono molto ottimista», ha detto il politico lussemburghese, citato da Reuters.

Nel frattempo tre deputate del Partito Conservatore di May –  Anna Soubry, Sarah Wollaston e Heidi Allen – hanno annunciato mercoledì 20 febbraio di entrare nel «Gruppo Indipendente» lanciato lunedì 18 febbraio da sette dissidenti del Partito Laburisti (a cui si è aggiunto martedì un ottavo deputato di Labour, Joan Ryan). Due altri esponenti conservatori, Justine Greening e Dominic Grieve, hanno già annunciato che in caso di una Brexit «no deal», cioè senza un accordo con Bruxelles, lasceranno i Tories.

Israele: nuove alleanze politiche in vista delle prossime elezioni

In vista delle elezioni legislative del 9 aprile prossimo, il primo ministro israeliano uscente e leader del partito Likud, Benjamin (o «Bibi») Netanyahu, ha raggiunto mercoledì 20 febbraio un accordo elettorale preliminare con due piccoli partiti religiosi di stampa nazionalista, cioè Habayit Hayehudi (tradotto «Focolare ebraico») e Otzma Yehudit (significa «Forza ebraica»). Soprattutto l’ultima formazione «sorprende». Otzma Yehudit è infatti l’erede del partito Kach, fondato dal discusso rabbino Meir David Kahane e messo al bando nel 1988. Come Kahane, anche Kach proponeva la deportazione di tutti i palestinesi dei Territori Occupati e degli arabi che vivono in Israele.

Giovedì 21 febbraio è stata annunciata invece la nascita di un blocco o alleanza centrista «anti-Netanyahu». I due principali rivali centristi di «Bibi», cioè l’ex capo di stato maggiore Benny Gantz, di «Resilienza per Israele», e Yair Lapid, del partito Yesh Atid («C’è futuro»), che ha attualmente 11 seggi nel Parlamento unicamerale israeliano o Knesset, hanno infatti deciso di unire le forze in un ticket elettorale. L’obiettivo è di garantire la sicurezza dello Stato ebraico e di riunire «gli elementi divisi della società israeliana», così si legge in una nota citata dalla Deutsche Welle. Ad appoggiare la nuova alleanza sono l’ex ministro della Difesa Moshe Yaalon e un altro ex capo di stato maggiore, Gabi Ashkenazi.

Nelle elezioni del 9 aprile non si presenterà invece un altro esponente centrista, cioè la deputata Tzipi Livni. La «veterana» della politica israeliana, come scrive La Vanguardia, che è stata ministra della Giustizia e anche agente segreto della Mossad, ha annunciato martedì 19 febbraio di non candidarsi più e di lasciare la politica.

Messico: ucciso l’attivista Samir Flores

In Messico è stato ucciso mercoledì 20 febbraio l’attivista ambientalista Samir Flores, 35 anni. L’uomo è stato raggiunto da due proiettili davanti alla sua casa nella città di Amilcingo, nello Stato federato di Morelos, a sud della capitale Città del Messico. Flores, che era anche noto come fondatore dell’emittente radiofonica Amiltzinko ed apparteneva ai popoli Nahua, si opponeva al «Proyecto Integral Morelos».

Il progetto, noto anche con l’acronimo PIM, è stato riattivato dal governo del nuovo presidente Andrés Manuel López Obrador (AMLO) e prevede ad esempio la costruzione di una centrale termoelettrica nella comunità di Huexca, nonché di un acquedotto, e inoltre la riattivazione di una linea ferroviaria. La morte di Flores è avvenuta solo pochi giorni prima dello svolgimento di una consultazione popolare (prevista per il 23 e il 24 febbraio) sulla costruzione della centrale.

Mentre il procuratore dello Stato di Morelos, Uriel Carmona, sostiene che l’uccisione non abbia nulla a che fare con la centrale ma è legata con la criminalità organizzata, il gruppo «Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra» (FPDT) punta il dito contro il governo federale. «Questo è stato un crimine politico per la difesa dei diritti umani che Samir e il FPDT portano avanti contro il Progetto Integrale Morelos e per l’autonomia e l’autodeterminazione dei popoli».

Spagna: nelle Asturie ci sono più cani che giovani

Aromaterapia, reiki e fiori di Bach. E anche collari illuminati a LED per ritrovarli quando fa buio, osserva il quotidiano El Comercio. Stiamo parlando delle ultime «sciccherie» per cani, che nel corso del 2017 hanno fatto registrare un sorpasso storico nella comunità autonoma delle Asturie, in Spagna. Infatti, nel 2017 il numero dei cani registrati ha superato per la prima volta quello dei giovani con meno di 20 anni: 153.000 contro 151.000. Nel 2018 questo divario si è ancora accentuato: 163.627 cani (e siccome non tutti sono registrati, la cifra è probabilmente più elevata) contro 150.674 asturiani di età inferiore ai 20 anni.

La situazione rispecchia l’impatto di ciò che il quotidiano definisce la «sangría demográfica», cioè l’emorragia demografica che colpisce la regione delle Asturie. Nel corso del 2018 sono nati infatti nel Principato, che conta una sola provincia (quella delle Asturie appunto), 5.785 bambini, un calo del 30% rispetto al 2008, e la situazione non migliorerà, poiché diminuisce anche il numero di donne in età riproduttiva. Ormai, chi cerca nelle Pagine Gialle il numero di telefono di un asilo d’infanzia nelle Asturie ne troverà 187, mentre quelli dei veterinari sono già 170, i cui studi sono del resto spesso meglio attrezzati degli studi medici.

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