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Eva Crosetta: la preghiera e la Messa le colonne della mia vita

Eva Crosetta
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La nuova conduttrice del programma Sulla Via di Damasco racconta come grazie ad un incontro speciale con un sacerdote ha riscoperto la fede

Eva Crosetta bella, sorridente, originaria di Castelfranco Veneto ma romana di adozione, «un’anima lunga» come ama definirsi – visto che è alta 1 metro e 84 – è la nuova conduttrice del programma di approfondimento religioso e culturale “Sulla via di Damasco” targato Rai2. In questa nuova edizione vorrebbe mettere al centro “l’uomo, la persona (…) D’altronde è solo questa vicinanza, questo pathos in cui ci si può riconoscere che ti permette di parlare anche a chi, magari, si sente lontano dalla Chiesa”, confida a Francesca D’Angelo sulle colonne di Credere, raccontando un po’ della sua storia, del rapporto che ha con il Signore, del percorso che le ha permesso di ritrovare la fede e, in un certo senso, riscoprirla.

Prima di approdare sulla seconda rete, la giornalista è stata tra i volti di Unomattina, Linea Verde e Apprescindere, insieme a Michele Mirabella. Nel 2017 è passata a La7 e poi a Sky.

In un momento difficile della mia vita incontrai don Matteo Galloni

Eva da bambina riceve un’educazione cattolica, ma poi con l’arrivo dell’adolescenza, un po’ come come capita a tanti, si allontana dalla Chiesa finché un incontro, racconta, le cambia completamente la prospettiva e la riporta “a casa”:

«Ho ricevuto un’educazione cattolica: ho frequentato il catechismo e ricevuto tutti i sacramenti, ma nulla di particolarmente vivo e ardente. Così, come accade a molti, con l’adolescenza mi sono allontanata dalla Chiesa, finché non ho attraversato un periodo particolarmente difficile: mi sono riavvicinata, in cerca di un conforto, e casualmente feci la conoscenza di don Matteo Galloni. Era venuto ospite della trasmissione Apprescindere. Mi colpì molto e decisi di andare a Firenze per conoscere la realtà che aveva fondato: la AmliComunità amore e libertà, che si prende cura di bambini e genitori che vivono in zone disagiate. Quella stessa estate partii con loro per il Congo. Mi cambiò completamente la prospettiva» (Credere)

Le parole di suor Clelia: “Non ho bisogno di sapere chi sei, ti voglio bene per il semplice fatto che tu sei qui”

In quell’incontro la giornalista deve aver assaporato qualcosa di unico e straordinario perché su due piedi stravolge i suoi piani e si mette in cammino, direzione Congo, per incontrare l’amore di Dio negli ultimi, negli sconosciuti. In mezzo a loro fa esperienza di emozioni che il mondo occidentale sembra aver perduto.

«In Congo ho insegnato italiano a un gruppo di studenti: stavano lì, studiavano, in un posto senza acqua e senza luce. Di notte si sentivano spesso gli spari. Ricordo ancora il giorno in cui andai a visitare una comunità vicina: non mi ero nemmeno presentata e una suora, di nome Clelia, salì su una poltroncina (io sono molto alta!) per abbracciarmi! Mi disse: “Non ho bisogno di sapere chi sei, ti voglio bene per il semplice fatto che tu sei qui”. Un’altra cosa che mi è rimasta impressa è stato quando alcuni dei giovani cui insegnavo la lingua italiana hanno preso i voti. Domandai loro quali doni avessero ricevuto ed Eric mi rispose: “Mia sorella mi ha regalato della carta da lettere, mia madre mi ha donato un consiglio”. Lo disse con una tale solennità che mi sono emozionata. Mi sono chiesta quanto, noi occidentali, abbiamo perso nella nostra vita. Quanto siamo diventati brutti, allontanandoci da ciò che è più autentico? Mi sono riavvicinata alla Chiesa, dandomi da fare: Dio è nella storia ma ha bisogno anche di me per agire» (Ibidem)

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