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La violenza del femminismo: sfregiato dal #metoo il bacio tra il marinaio e l’infermiera

SAILOR, NURSE, KISS

10News WTSP | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 21/02/19

Ma noi siamo la generazione cresciuta senza conoscere guerre sulla pelle, siamo perciò più fiacchi e pavidi. Siamo anche più astratti. Creiamo movimenti antiviolenza che sbraitano, ma non sentiamo più il bisogno di una coscienza che s’interroghi sul bene e sul male; l’unica premura è fare più clamore virtuale possibile, sperando che nel fascio da ardere ci sia qualche vero colpevole … e peccato se ci finisce qualche innocente.

La resa incondizionata

La giovane infermiera si lascia andare tra le braccia di uno sconosciuto. Le sue mani non accennano a respingerlo; la presa di lui è forte e lei si lascia andare. Può sostenerla. Sì, si chiama resa. E non c’è parola più urticante per le femministe odierne: una donna che si arrende è un insulto all’emancipazione. Davvero? In che mondo vivono queste femministe?




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Non c’è verbo più forte dell’arrendersi, che è tutt’uno con l’aver fiducia. Non è il soldato che alza le mani di fronte a una pistola armata, è la consapevolezza di chi può smettere di pensare di essere autosufficiente. Questa resa sono io ogni sera quando mio marito apre la porta di casa e finalmente posso sciogliere le mie ansie nel suo sorriso; o quando mi appoggiavo alle sue braccia distrutta dopo ogni contrazione del travaglio. Gettare fumo negli occhi alle nuove generazioni per confondere l’essere succube con l’aver fiducia non è una violenza molto grave? Cosa ci è capitato se preferiamo mandare alle ortiche il vecchio buon senso e ci riempiamo la bocca di forzature ideologiche così traviate e prive di umana compassione?

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Tags:
donnefemminismoviolenza contro le donne
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