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Antonella Ferrari e la sclerosi multipla: a Medjugorje ho imparato a pregare dicendo “Sia fatta la Tua volontà”

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A teatro porta in scena se stessa raccontando la sua storia: quella di una donna realizzata nonostante la sclerosi multipla. "Mio padre mi ha insegnato a vivere la malattia accettandola con fede"

Antonella Ferrari è solare, sorridente, ironica. Attrice, scrittrice, giornalista, ambasciatrice dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Era solo una bambina di 11 anni quando per la prima volta durante la lezione di danza le sue gambe si bloccano, come inceppate facendola cadere a terra. I medici riconducono tutto allo stress eppure questi problemi vanno avanti per anni, l’attrice lo racconta a Giusy Fasano in un’intervista al Corriere. 

“Avevo periodi in cui stavo bene e altri in cui stavo malissimo (…) Se dico come mi sento mi crederanno?” (Ibidem)

Più forte del destino

Ci sono voluti 18 lunghi anni, di incertezze, paure, dolori, per arrivare alla diagnosi di sclerosi multipla. Anche per questo Antonella ha deciso di imprimere su carta la sua storia scrivendo un libro dal titolo: “Più forte del destino. Tra camici e paillette. La mia lotta alla sclerosi multipla” (Mondadori, 2012) composto di tanti colori: il nero della sofferenza, il grigio dello sconforto, il verde della speranza, il giallo della rinascita, il rosso delle piccole e grandi vittorie. Il libro poi dagli scaffali è finito sul palcoscenico del teatro, di tanti teatri (è in tour da 4 anni): “porto in scena la mia vita” ripete spesso, insieme alle sue coloratissime stampelle.

“Quel libro è stato un viaggio nel dolore di tanti anni e nella nebbia attorno alla diagnosi. Scriverlo è stato doloroso, ma ripercorrere tutto quel tempo mi ha fatto fare pace con i ricordi” (Corriere)

Sono realizzata nonostante la sclerosi multipla

Uno spettacolo che diverte ma fa pensare…

“Perché non racconto il pietismo o la pena di una condizione, racconto una donna che si è realizzata nonostante la sclerosi, racconto le difficoltà di ogni giorno con sincerità e senza retorica” (Ibidem)

“Per me il lavoro è terapeutico”

Appassionata del suo lavoro, il pubblico l’ha apprezzata in televisione nella serie Centovetrine e nella fortunata fiction Un matrimonio di Pupi Avati. La professione è un motore potente per ripartire quando si deve combattere e convivere con la malattia. Infatti dopo un’iniziale momento di sconforto è tornata la voglia di recitare e di mettersi in gioco.

“Io sono un’attrice e sono brava (…) sono una che ha studiato, non sono improvvisata e mi dispiace, mi amareggia molto quando la mia cartella clinica mette in ombra il mio lavoro. Per me il lavoro è terapeutico, è vita. Non amo per niente fare la malata a tempo pieno” (Ibidem)

Ma Antonella prima di essere una bravissima attrice è una moglie innamorata che ha desiderato di diventare madre con tutta se stessa. Il sogno non si è realizzato nella maniera in cui immaginava e non a causa della patologia di cui soffre, come ha specificato a Paola Saluzzi, ospite del suo programma L’Ora solare, ma per un susseguirsi di problematiche, tra tutte la diagnosi tardiva e le terapie debilitanti…

“(…) Dio ha deciso questo e io non mi ci metto nelle decisioni dell’Alto. Noi volevamo fortemente un bambino, però non volevamo forzare la natura e non potevamo neanche con la mia condizione di salute, allora abbiamo deciso di provare ad adottare e lì ci siamo scontrati con un mondo che ci ha veramente fatto male. Perché abbiamo scoperto che io non posso adottare un bambino perché ho una disabilità, ho una malattia neuro degenerativa”

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