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Test per capire se sei un fariseo

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Questi sono i comportamenti più ricorrenti negli ipocriti... già smascherati e condannati da Gesù

I tuoi atteggiamenti sono quelli di un fariseo? Sei ipocrita ma non pensi di esserlo? Pasquale Basta in “Non fare come gli ipocriti” (Edizioni Città Nuova) spiega come agisce un fariseo, prendendo spunto dai racconti evangelici, in particolare il Vangelo di Matteo.

Gloria personale

L’ipocrita che opera giustizia apparente e misericordia pelosa è interessato soltanto alla sua gloria e non a quella di Dio. Mentre nella tradizione religiosa più autentica la gloria appartiene soltanto a Dio, e mai all’essere umano. L’ipocrita capovolge l’orientamento dell’agire: non più Dio a cui dare gloria con il proprio operare, ma se stesso, origine e terminale di tutto.

Il segreto

Si capisce, di conseguenza, come per Gesù l’unico rimedio all’ipocrisia diventi il segreto. Ogni opera va vissuta nel segreto, alla lettera nella cripta, della comunione con il Padre. Solo la cripta garantisce l’autenticità e la ricompensa, perché soltanto le opere svolte nel segreto della comunione con il Padre sono veramente meritorie davanti a Dio: l’ipocrita non riesce ad avere momenti di spiritualità “pura” e segreta.

“Più preti dei preti”

Nel Vangelo di Matteo più volte Gesù si scaglia contro l’ipocrisia, ritenendola una delle caratteristiche distintive dell’agire farisaico.

I farisei vengono caratterizzati da Gesù anzitutto a partire dalla loro eclatanza. Amano apparire e perciò cedono alla visibilità, al rumore e alla forma. Sembrano essere “più preti dei preti”. Frequentano ambienti religiosi che per loro diventano una sorta di comfort zone, suffragata anche dal fatto che hanno molte conoscenze all’interno degli spazi sacrali, come risulta dal fatto che in sinagoga gli vengono riservati i primi posti.

Precisazioni eccessive e fuori luogo

I farisei appaiono sovente come quelli che più di ogni altro violentano le parole di Cristo. Vogliono sempre precisare e puntualizzare. Ragionano in maniera legalistica, spaccando il capello in quattro. Al contrario, la buona novella, il vangelo di Gesù, non ha una grammatica specifica, e neppure una sintassi.

Lo specchio

Circa il rapporto tra i farisei e il popolo innanzi al quale amavano apparire, si può partire dal concetto di specchio. Nello specchio uno vede ciò che appare ai suoi occhi. È un’immagine che si coglie a partire da una percezione. Io appaio ai miei stessi occhi, perché senza lo specchio non mi vedo. Anche la persona dell’altro è uno specchio che mi restituisce un’immagine. A volte il prossimo viene ridotto o manipolato a specchio che deve riflettere l’immagine di me che io voglio vedere.

Lusinghe e casta

La lusinga è il seme che germoglia nel fariseo: è sempre un presumere, somiglia a uno specchio in cui c’è il male. Apparire è il male. Essere è il bene. Si dice che il diavolo ha le unghie colorate, lusinga attraverso la seduzione, l’apparire.

Il progetto delle apparenze consiste nello spegnere la presenza dello Spirito di Dio nell’uomo, a vantaggio della logica del prestigio e del potere sugli altri.

Infine, il fariseo ragiona in base alla logica della casta. Si colloca all’interno di una comfort zone. Pensa di salvarsi stando in una casta, da cui tenere fuori i virus dell’umanità.

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