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Paola: “Ho unito i puntini della mia vita, ci ho visto il disegno bellissimo di Dio”

PAOLA NALDI
Paola Naldi
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La neurofibromatosi tipo 2 (stessa malattia di Benedetta Bianchi Porro) la aggredisce senza pietà dall’adolescenza. Lei ci racconta il trauma, gli interventi rischiosi e il corpo sempre più ferito. Ma si è inventata un lavoro, crea composizioni floreali: perché Dio si premura di far sbocciare ogni vita.

Gli amici e la famiglia, non è solo un modo di dire il fatto che la compagnia cambia volto anche al dolore?

Con la compagnia e con mio marito non mi sento mai sola ad affrontare il tutto. Purtroppo non so a cosa servo, però tanti mi ringraziano e do loro un esempio di vita. Vita strana, la mia; tipo vorrei un lavoro. Creo bouquet di fiori per matrimoni, ma pochi sanno di me oppure hanno paura della malattia. Però gli incarichi presi li ho sempre portati a termine alla grande. Grazie anche a mamma, marito e amici perché non posso più guidare. In inverno vorrei un lavoro da casa, ma non l’ho ancora trovato. Il mio segreto, detto ironicamente, è trovare sempre gli aspetti positivi. Dopo gli interventi inutili alla staffa ero molto arrabbiata anche perché l’udito era peggiorato e a scuola non sentivo quasi niente. Il neurochirurgo svizzero iniziò a ironizzare in modo positivo: ad esempio disse che avrei potuto studiare anche in ambienti rumorosi. Quell’anno feci 4 interventi. Gli appuntamenti a Lugano con lui erano sempre all’insegna del buon umore: lasciavo le lastre e le guardava; non si é fatto mai pagare, neanche per gli interventi di 20. La clinica svizzera purtroppo sì, i miei han fatto salti mortali per pagare. Poi nel 2010 mi son salvata per caso: alcuni amici hanno comprato un apparecchio per le risonanze, che mi ha permesso di riscontrare che c’era stata la forte ricrescita di un tumore dell’acustico; intanto che aspettavo di esser chiamata in ospedale ho preparato con amiche il matrimonio di Lucia, una mia carissima amica. Non avevo ancora fatto corsi specifici sui fiori, però è stato un successo. E in seguito i fiori mi hanno aiutato prima e dopo gli interventi: programmavo un matrimonio dal letto di ospedale o appena operata, poi riacquistavo forze mentre lavoravo ai bouquet. E’ fondamentale l’aiuto di chi mi vuol bene. Due anni fa era cresciuto un altro tumore e ho chiesto al neurochirurgo di Bologna, che mi conosceva appena, se potevo procrastinare l’operazione perché avevo un matrimonio da preparare dopo un mese e lui ha risposto che mi avrebbe sistemata in tempo. Negli anni ho unito i puntini e visto che c’è un disegno bellissimo anche per me. Avrei potuto essere sanissima ma infelice. Ora ho una vita strana e non posso far milioni di cose tra cui aver bimbi e un lavoro stabile, ma ho tante cose lo stesso. Cose che altri giudicano scontate per me sono una vittoria e non posso non apprezzarle enormemente. Dovrei forse piangermi addosso? O esser incattivita come stanno diventando in tanti?

PAOLA NALDI
Paola Naldi

L’incontro con tuo marito, il tuo matrimonio. Mi pare la storia di un amore che dice sì alla vita, un sogno pieno di realtà vissuta?

Mio marito è del Mozambico venuto qua a studiare. Un amico lo vedeva sempre in stazione e l’ha portato nel nostro gruppo di San Giacomo. Un’ state mi avevano tolto dei tumori nelle mani, avevo difficoltà a muoverle, e in biblioteca lui mi aiutò con i libri. Iniziammo a parlare, lo conoscevo solo di nome; sembra una favola ma é ancora qui. E non so ancora come fa. Riesce ad andare oltre l’aspetto esteriore; io peggioro di continuo: la paresi facciale a sinistra l’ho dal ’98 e peggiora. Nel 2014 ho dovuto fare raggi gamma e per un po’ la paresi l’ho avuta anche a destra. Lui riesce da sempre a farmi sentire normale e anzi mi fa migliorare tante volte, quando faccio cavolate.
PAOLA NALDI
Paola Naldi

Come vivi la fede e il tuo rapporto con Dio?

Non ricordo tutto, ma son sicura che da piccola andavo a messa perché mia nonna mi sgridava. Dopo la cresima ho smesso; a 17anni ho incontrato il gruppo di amici di San Giacomo perché mi ha stimolato la mia logopedista che aveva la figlia che ci andava. Don Giuseppe Tagariello, che guida quel gruppo, era già mio prof da un anno ma non mi aveva molto allettato; in terza stavo perdendo sempre più l’udito, lui non sapeva come aiutarmi e si limitava a non interrogarmi più in storia e filosofia. Anche ora, anche se so che mi vuole un bene pazzesco, non sa come comportarsi con me. Ha sempre detto che sono una testimonianza vivente e 15 anni fa mi ha detto di scrivere un libro. Che ho poi iniziato. Nella compagnia ho trovato amici che mi hanno salvato; se non ci fossero stati loro che venivano da me a studiare, mentre ero obbligata a letto tra un ricovero e l’altro, penso che mi sarei suicidata. Ho col tempo metabolizzato e imparato a convivere con questa strana vita e ho poi visto il disegno buono per me. Ho realizzato davvero che Gesù mi ha preso in braccio e mi ha sempre aiutato ad affrontare le difficoltà. Anche ora quando vado a operarmi (e dal 2010 avviene spesso perché gli amici tumori crescono e spingono sul midollo e in testa) vado tranquilla, accompagnata da tanti messaggi e abbracci. So che mio marito e mamma non son da soli ad affrontare tutte le preoccupazioni che purtroppo do`loro. Sabato son tornata a messa dopo tanto tempo ed è stato molto emozionante vedere tanti amici felicissimi di vedermi.
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