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Notizie dal mondo: mercoledì 13 febbraio 2019

VLADIMIR VLADIMIROVICH PUTIN
By ID1974 | Shutterstock
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Haiti: rivolta contro il presidente Jovenel Moïse

Vere e proprie scene di guerriglia urbana, con macchine incendiate e negozi saccheggiati, si sono verificate martedì 12 febbraio nella capitale di Haiti, Port-au-Prince. Come riporta Le Monde, la mobilitazione contro il presidente Jovenel Moïse, convocata giovedì 7 febbraio dall’opposizione, ha provocato finora almeno sei vittime. Mentre le forze dell’opposizione chiedono le sue dimissioni, il presidente è rimasto «muto», come osserva il quotidiano. A causare il movimento di protesta contro l’ex amministratore delegato della società Agritrans, specializzata nella produzione e l’esportazione di banane biologiche, e sospettato anche di riciclaggio di denaro, sono secondo Le Monde «le crescenti disuguaglianze sociali, aggravate dalla corruzione sistemica».

In un comunicato diffuso lunedì 11 febbraio in occasione della festa della Madonna di Lourdes e ripreso dal sito Rezo Nòdwès, i vescovi cattolici di Haiti hanno espresso preoccupazione per la situazione e deplorato la perdita di vite umane. «L’ora è grave, perché c’è violenza contro la vita», così scrivono i vescovi, i quali aggiungono: «L’ora è grave, aumenta la miseria, il bene comune è minacciato». Per i vescovi haitiani, il Paese si trova ormai «sull’orlo dell’abisso» e «questa situazione non può continuare».

Anche la Missione delle Nazioni Unite per l’Appoggio alla Giustizia in Haiti (MINUJUSTH o «Mission des Nations Unies pour l’appui à la Justice en Haïti»), si è espressa sull’ondata di protesta nel Paese, uno dei più poveri del globo e ancora alle prese con le conseguenze del devastante terremoto del 12 gennaio del 2010 e dell’uragano Matthew (ottobre 2016). Mentre l’organismo ONU prende nota delle richieste dei manifestanti, esorta tutti ad «impegnarsi in un dialogo costruttivo e inclusivo al fine di individuare e implementare soluzioni realistiche e durature alla crisi politica ed economica attualmente in corso in Haiti».

USA: debito pubblico supera i 22 trilioni di dollari

Basta uno sguardo sullo US National Debt Clock per capire al volo che ore sono. Infatti il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato martedì 12 febbraio la quota astronomica di 22 trilioni di dollari, vale a dire 22.000 miliardi di dollari (cioè 22.000.000.000.000 dollari). Come scrive USA Today, si tratta di una «pietra miliare», che secondo gli esperti dimostra di nuovo che il Paese «procede su un percorso finanziario insostenibile, che potrebbe compromettere la sicurezza economica di ogni americano». In un mese, così continua USA Today, il debito è schizzato di oltre 30 miliardi di dollari.

A lanciare l’allarme sul debito è la Peter G. Peterson Foundation. «L’interesse che paghiamo sul debito federale è ora la parte del bilancio in più rapida crescita, e ammonterà a 7 trilioni di dollari nel prossimo decennio. Infatti, presto spenderemo annualmente più in interessi che in infanzia o difesa nazionale», avverte la fondazione. Secondo l’amministratore delegato della fondazione, Michael A. Peterson, citato da USA Today, la «situazione fiscale non solo è insostenibile, ma sta anche accelerando».

A spingere il debito pubblico americano è anche la riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump, che da un lato ha alleggerito la pressione fiscale per le aziende e le società, ma dall’altro ha fatto crescere in modo significativo il buco nelle casse dello Stato, osserva Die Welt. «Solo nell’ultimo anno fiscale, conclusosi il 30 settembre 2018, il gettito fiscale è diminuito di 205 miliardi di dollari», spiega il quotidiano tedesco.

USA: il boss «El Chapo» ritenuto colpevole di tutti i capi di imputazione

Colpevole su tutta la linea. Nel processo che si è svolto davanti ad una corte federale a Brooklyn, New York, una giuria anonima ha ritenuto colpevole di tutti e dieci i capi d’accusa mossi nei confronti del boss o «signore della droga» Joaquín Archi Guzmán Loera, detto anche «El Chapo» o «El Rápido». Mentre il verdetto di colpevolezza, stabilito martedì 12 febbraio dopo sei giorni di camera di consiglio, apre le porte dell’ergastolo al boss del sanguinoso «Cartello di Sinaloa» (dal nome dello Stato federale messicano, in cui «El Chapo» è nato nell’aprile 1957), la sentenza verrà emessa solo il 25 giugno prossimo, ricorda la CNN.

Mentre la difesa di «El Chapo» (significa «il tarchiato» o «il piccoletto») si è dichiarata «delusa» per il verdetto, il procuratore distrettuale Richard Donoghue ha parlato di «una sentenza dalla quale non c’è scampo né ritorno». Per Donoghue, il processo, durato due mesi e mezzo, costituisce una vittoria per il popolo americano, per i messicani che hanno perso persone care nelle guerre della droga e per ogni famiglia che ha perso qualcuno per la tossicodipendenza.

Alla guida del «Cartello di Sinaloa», il boss era uno dei più pericolosi esponenti del narcotraffico in Messico. Come ricorda la BBC, «El Chapo» ha raggiunto notorietà per essere evaso due volte di prigione e sfuggito anche in modo rocambolesco a vari tentativi di cattura. Arrestato venerdì 8 gennaio del 2016 da unità della Marina militare messicana a Los Mochis, nello Stato di Sinaloa, «El Chapo» è stato consegnato alle autorità statunitensi nel gennaio del 2017, a patto che non venisse condannato alla pena capitale.

Russia: Mosca vuole dotarsi di una rete Internet «autonoma»

La Camera bassa del Parlamento russo, cioè la «Duma», ha approvato martedì 12 febbraio in prima lettura con 334 voti favorevoli e 47 contrari una proposta di legge, la quale mira a «controllare il funzionamento delle connessioni Internet in Russia e prepararsi alla sua possibile disconnessione dalla rete mondiale nel caso di situazioni di crisi o attacchi informatici contro il Paese», così scrive El Mundo.

Il progetto, che ha l’appoggio (anche finanziario) del Cremlino, prevede la creazione di una intranet nazionale, paragonabile a quella che funziona nella Corea del Nord, che in caso di necessità potrà sconnettersi completamente dalla «World Wide Web» o «grande ragnatela mondiale», e funzionare in modo totalmente autonomo. Secondo il sito RosBiznesKonsalting (RBK), citato da ZDNet, un primo test potrebbe essere lanciato già prima del prossimo mese di aprile.

Mentre l’obiettivo primario sarebbe quindi proteggersi da nemici esterni – c’è chi parla già di una nuova «cortina d’acciaio» digitale, come osserva El Mundo –, è da temere che la nuova intranet tutta russa servirà anche a creare un sistema di censura del traffico web sul modello cinese. La nuova intranet nazionale, con la quale la Russia intende proteggersi dal «carattere bellicoso della nuova strategia americana in materia di cybersicurezza» e il cui costo viene stimato intorno ai 300 milioni di dollari, come scrive La Nouvelle Tribune, sarà controllata completamente dalle autorità russe.

Spagna: continua lo spopolamento

«La Spagna affronta la seconda ondata di spopolamento». Così scrive El País. Ci sono infatti da un lato città e metropoli, come Barcellona e Madrid, il cui numero di abitanti è in aumento, e dall’altro lato ci sono borghi e cittadine le cui popolazioni sono in calo. «La Spagna che non è bagnata dal mare, ad eccezione di Madrid, ha perso per strada un quarto di milione di abitanti da gennaio 2008 a gennaio 2018», osserva il quotidiano.

Il fenomeno colpisce in particolare province come quelle delle Asturie, Jaén o Albacete, dove dal 2008 al 2018 ben nove dei dieci comuni più grandi hanno perso abitanti. Inoltre in quattro province della regione autonoma di Castiglia e León – Ávila, Burgos, Soria e Zamora – e in quella di Teruel, la popolazione risulta in calo in otto dei dieci comuni più importanti.

Colpisce in particolare lo squilibrio territoriale. Mentre 7,5 milioni di abitanti vivono in sei grandi comuni, il numero totale di abitanti di 1.355 centri più piccoli raggiunge appena quota 75.000. Questo implica, così continua El País, che nel 16% dei comuni, quelli che non raggiungono quota 100 abitanti, vive solo lo 0,2% della popolazione spagnola.

Mentre a spingere lo spopolamento sono il fenomeno della fuga dalla campagna e inoltre il calo della fecondità, cinque piccoli comuni con meno di 100 abitanti hanno aderito all’iniziativa «Less than Hundred», la quale mira ad offrire «una nuova offerta turistica basata sulla qualità e sull’innovazione», rivela il sito Europa Press. Sono Benquerencia (Cáceres; 60 abitanti), Aladrén (Zaragoza; 47 abitanti), Cedillo de la Torre (Segovia; 97 abitanti), Cueva del Hierro (Cuenca, 34 abitanti) e infine Tresviso (Cantabria; 70 abitanti).

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