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“Io sono Mia”: l’omaggio all’indimenticabile Mimì uccisa dal veleno della maldicenza

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Quasi 8 milioni di spettatori per il film sulla vita di Mia Martini, un'artista straordinaria uccisa poco a poco dalla calunnia di portare sfiga

Ha commosso e tenuto incollati alla tv 7.727.000 spettatori il film dedicato alla vita di Mia Martini: “Io sono mia”, interpretato dalla bravissima attrice Serena Rossi. Una storia intensa, struggente e ingiusta quella della straordinaria Mimì, all’anagrafe Domenica Rita Adriana Bertè, artista piena di talento, passione interpretativa, con un animo dolcissimo e graffiante al contempo.

La settimana scorsa dal palco dell’Ariston l’attrice partenopea ha omaggiato Mimì cantando con Claudio Baglioni il brano “Almeno tu nell’universo” che esattamente 30 anni fa, nel 1989, valse a Mia Martini il Premio della Critica proprio al Festival della canzone italiana.

Questo film è un atto d’amore per lei

E prima di lasciare il teatro l’attrice ha detto:

Se pensavo a Mia Martini prima di conoscerla davvero un anno fa quando ho cominciato a lavorare al personaggio, pensavo ad un’ingiustizia, a una violenza, a una discriminazione. Invece ho scoperto che Mimì era anche tanto altro: una grandissima artista e una grande donna e penso che sia arrivato il momento- e lo voglio dire da questo palco – di chiederle veramente scusa per tutto quello che le hanno fatto e questo film è un atto d’amore per lei.

Con queste parole piene di emozione Serena Rossi ha chiesto perdono a Mia Martini per l’accusa infame e assurda di portare sfortuna che per anni l’ha perseguitata. Una calunnia che ha rovinato la vita e la carriera di Mimì, isolandola, tagliandola fuori dal mondo della musica, minando la sua autostima, rendendola una donna fragile e piena di paure.

Mimì porta jella

Negli anni ’70 cominciarono a girare delle chiacchiere ignobili su Mimì che stava ottenendo i primi successi nel panorama musicale italiano. Queste voci cattive furono messe in circolo da un impresario con cui la cantante si era rifiutata di lavorare (Fanpage). Come racconta lei stessa in un’intervista rilasciata al periodico Epoca nel 1989:

Tutto è cominciato nel 1970, cominciavo ad avere i miei primi successi. Un impresario mi propose un’esclusiva a vita. Era un tipo assolutamente inaffidabile e rifiutai. E dopo qualche giorno, di ritorno da un concerto in Sicilia, il pulmino su cui viaggiavo con il mio gruppo fu coinvolto in un incidente. Due ragazzi persero la vita e quell’impresario ne approfittò subito per appiccicarmi l’etichetta di ‘porta jella’ (Ibidem)

La maldicenza si diffuse a macchia d’olio: la cantante venne additata come causa di qualunque disgrazia. Niente più concorsi musicali, festival, nessun invito televisivo, solo occhi bassi, gesti scaramantici, porte chiuse. Chissà quanto male fece tutto questo a Mimì, soprattutto quando anche quelli che le stavano più vicino cominciarono a credere alla storia della sfiga. Tutto questo la uccise poco a poco. Mimì rappresentava ormai il male, la morte, la disgrazia, la sciagura, qualsiasi evento, fatto o incidente veniva attribuito a lei, era colpa sua, della sua negatività. I suoi abiti non andavano bene, il suo aspetto, l’espressione dei suoi occhi, la sua stessa persona. C’è qualcosa di più tremendo da subire? Purtroppo nel mondo dello spettacolo molti artisti, proprio come Mia Martini, hanno subito e continuano ad essere vittime di questa terribile ingiustizia.

Eppure se ci lasciamo illuminare dalle parole del nostro Pontefice, che più volte ha affrontato il tema della maldicenza, ci rendiamo conto di come sia vero l’esatto contrario: è proprio chi calunnia che “porta il male” e coopera all’azione del maligno.

Se parli male del fratello uccidi il fratello

Tante volte Papa Francesco nelle sue omelie e catechesi è tornato sul tema delle chiacchiere, definendo la maldicenza un veleno, mettendo in guardia tutti noi dal pettegolezzo, dalle chiacchiere malevole affermando che è possibile fare fuori una persona a colpi di parole. “Le chiacchiere uccidono come e più delle armi” ha detto.

«non lo dico io, ma lo dice il Signore (…) su questo punto non c’è posto per le sfumature: se parli male del fratello uccidi il fratello. E ogni volta che facciamo questo imitiamo il gesto di Caino, il primo omicida». (Santa Marta, 13 settembre 2013)

Non esistono maldicenze innocenti, continua il Santo Padre, la maldicenza è sempre mortale:

«quando usiamo la lingua per parlare male del fratello e della sorella la usiamo per uccidere Dio» (Ibidem)

La calunnia uccide

“Sai la gente è strana” cantava Mimì, “è matta (…) forse troppo insoddisfatta”, e questi versi così famosi del suo cavallo di battaglia riproposto a Sanremo, suonano fin troppo clementi rispetto alla persecuzione che l’artista ha dovuto patire. Quanto male possiamo compiere per invidia, gelosia, accecati dalla cattiveria! Lo sa bene Papa Francesco che in un’altra omelia ha ribadito:

La calunnia distrugge l’opera di Dio, perché nasce dall’odio. Essa è figlia del «padre della menzogna» e vuole annientare l’uomo, allontanandolo da Dio. (Santa Marta, 15 aprile 2013)

Mimì hai vinto tu

Ci piace concludere con le parole che Serena Rossi ha scritto in un post sul suo profilo Instagram dopo essersi esibita dal palco dell’Ariston:

I vostri messaggi mi commuovono e spero che in qualche modo arrivino anche a lei. Perché, cara Mimì, se sul palco dell’Ariston dopo trent’anni da #AlmenoTuNellUniverso, abbiamo parlato di te significa che alla fine HAI VINTO TU ❤️

https://www.instagram.com/p/BtnegMrh8r4/

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