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Lella, affetta da sclerosi multipla, riceve una grazia a Lourdes. Ma non è quella che credete

Emanuela Crestani e Paolo Garattini
Paolo Garattini - Emanuela Crestani
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Paolo e Lella sono una coppia affiatatissima; pieni di amore reciproco e di fede condivisa nello stesso Dio che per loro provvede a tutto. Attraversano momenti molto difficili ma ad un certo punto riprendono a camminare insieme, con la stessa fede. E’ arrivata anche una grazia per Lella a Lourdes nel 2016. Non è guarita dalla sclerosi multipla ma Maria le ha dato altro tempo, togliendole il dolore!

Il momento della grazia

(Lella) C’era con me una signora nostra amica che mi ha accompagnato alle piscine. Mi hanno caricato su una barella perché non ero in grado di scendere gli scalini; mi hanno spogliato come spogliano tutti e una volontaria mi ha dato in mano la madonnina di Lourdes, una statua piccolissima di plastica come quelle dei souvenirs. Io serena e tranquilla prego e ringrazio, rivolta più verso Paolo, mia mamma, i miei figli perché riuscissero ad affrontare la mia morte, perché la Madonna desse loro la forza di vivere senza di me. E niente entro nell’acqua pregando, sempre pregando e tutto d’un tratto io non ho percepito assolutamente l’acqua fredda, mi sono sentita avvolta nelle braccia di Maria, sentivo il calore. Mi hanno detto “ti tiriamo su?”. No! Io volevo stare lì, stavo bene. E tutti sapevano del problema che il freddo provoca con la mia patologia: scatena dolori fortissimi. (La sclerosi multipla era arrivata al punto in cui la paziente sentiva un dolore costante 24 ore su 24 come avesse i nervi scoperti in tutto il corpo. Si chiamano dolori neuropatici disestesici termici, NdR). L’acqua fredda sarebbe dovuta essere fonte di dolori lancinanti, invece io non l’ho mai sentita fredda. Anche nelle altre occasioni in cui sono tornata alle piscine di Lourdes non l’ho mai sentita fredda. Ho sempre sentito l’abbraccio di Maria.

(Paolo): la vedo uscire e ha un viso..prima era tumefatta. Ora è luminoso, ha un sorriso incredibile. Abbiamo capito qualcosa ma neanche più di tanto; in tanti venivano vicino, la baciavano, la toccavano; poi la sera ci siamo accorti che non aveva preso il farmaco, il Contramal; ne prendeva fino a 200 gocce al giorno, è un oppiaceo. Lo abbiamo detto a padre Secondo e lui ha iniziato ad andare in fibrillazione; al ritorno abbiamo aspettato un po’ poi abbiamo dato l’annuncio. Ma la delicatezza di Maria nel dare questa grazia è stata incredibile. Non le ha tolto la malattia. La Lella ed io eravamo andati per ringraziare non a chiedere la guarigione. Le ha tolto il dolore che provava tutto il giorno ed era da impazzire. Potrebbero contestarci “eh, ma poteva risanarti!” ma la Lella dice:  “mi ha dato ancora tempo!”. Perché se quei dolori fossero proseguiti il passo successivo sarebbe stato di metterle le placche di morfina e piano piano gli organi avrebbero smesso di funzionare. Ecco la delicatezza di Maria “ti aiuto perché penso che mi puoi servire come testimonianza, nel tuo non vedere, non mangiare, non scaricarti, mi servi per dimostrare…”.  Anche nella sofferenza puoi essere miracolata. Non sei una persona da buttare ma da guardare, da ammirare perché prosegui per la tua strada con li sorriso, nell’accettazione della malattia.

(Paolo) L’anno scorso, sempre il 3 di giugno siamo tornati a Lourdes. La Lella era già a 0,5 decimi di capacità visiva; vede la luce e il riflesso della luce le provoca dolore. Abbiamo fatto un giro nella grotta e un volontario ci ha portato fuori: “vieni di qua perché dentro gocciola acqua” e ci porta sotto la Madonna dove è tutto secco, asciutto. “Tocca qui”. Abbiamo toccato ed era secco. La Lella ha toccato e ha iniziato a zampillare acqua; mettitela vicino agli occhi, le ho detto d’istinto, come per avere sollievo;  lei li ha bagnati. Ci siamo messi a pregare e ci siamo accorti che anche senza gli occhiali che la proteggevano dalla luce non aveva più fastidio né dolore. Era come se fossimo stati in un limbo, ovattati, protetti. Nessuno è passato vicino a noi. Dopo due ore siamo tornati a vedere e quel lato di roccia era di nuovo completamente asciutto. Aveva questo dolore e le è stato tolto. Perché? non lo so.

Non la guarigione eclatante ma questa delicatezza tutta femminile, materna, attenta ai dettagli.

(Paolo) noi sappiamo che è una vita a termine purtroppo però cerchiamo di vivere ogni giorno portando nella vita pace serenità ed equilibrio. Ci siamo accorti che siamo molto deboli, debolissimi però ecco che diventiamo forti perché è il Signore che ci porta. Con Lui affrontiamo ogni Everest.

(Lella): io sono convinta che sia stata una grande grazia quella che ho ricevuto e penso che mi sia stata data per poter essere di testimonianza e che il mio compito qua non è ancora finito. Devo portare ancora speranza agli ammalati e a chi non ne ha più.  Sono scaturite tante cose belle per noi malati.

Un’ultima cosa ancora: la posizione della Chiesa rispetto a questi fatti qual’è?

Le bureau medical dice che è una grazia perché è andato vai il dolore, stanno monitorando la situazione. Hanno riconosciuto una grazia, non un miracolo vero e proprio; noi ogni anno portiamo i documenti. I medici l’hanno scritto e certificato che i dolori sono spariti in seguito all’immersione in acqua fredda; ora specificano “in acqua fredda di Lourdes”. Non bisogna mai stancarsi di chiedere al buon Signore. Ci arriva quello che ci serve. Bisogna avere il coraggio di chiedere al papà e alla mamma. Solo che spesso noi uomini chiediamo i capricci invece il buon Padre ci dà le cose più importanti. Dobbiamo ricordarci che ogni secondo è vita e magari lo sprechiamo con maldicenze e cattiverie. Invece si può fare tanto bene!

Grazie di cuore Paolo e Lella. Sono certa che la vostra storia farà ancora tanto bene. Chissà quali cuori toccherà, a chi potrà dare sollievo! Preghiamo per voi e ringraziamo la Madonna per averci messo anche sulla nostra strada.

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Pagine: 1 2 3

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