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“Non sei l’uomo che ho sposato!” (bella scoperta). Consigli per un matrimonio felice

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È possibile attraversare le età dell’esistenza mantenendo vivo e soddisfacente l’amore? Può la coppia continuare a godere momenti di intimità e benessere, senza cadere nella noia? Ecco alcuni manuali che possono aiutarci...

Fidarsi dell’altro

Fiducia che ha il suo contrario nella pretesa di controllo. Monica ha preso l’abitudine di telefonare in ufficio a Filippo, per verificare che sia presente. Se poi non lo trova, gli rinfaccia di non credere nelle sue giustificazioni («Ma ero dal capo!») ed elenca tutti i motivi per esasperare ancora di più il controllo: «Come faccio a fidarmi di te? Non sei mai dove dici di essere». Un esercizio «decisamente tossico per la coppia», commenta lo psicoterapeuta. Eppure, le coppie continuano a farlo.

«In una relazione i partner commettono inevitabilmente degli errori, agiscono con comportamenti che possono ferire e addolorare l’altro. Proprio per questo – e siamo alla terza “regola” secondo Grigoletto – è importante saper dare al rapporto sempre una nuova chance e questo è possibile solo se si è disposti a perdonare il partner».

Ma si può perdonare tutto? Anche un tradimento?

Le esperienze che ha raccolto Camillo Regalia, professore di psicologia sociale alla Cattolica di Milano, e che racconta
nel libro Ci perdiamo o ci perdoniamo? (San Paolo, 142 pagine, 14 euro), sembrano aprire a una risposta positiva. Ricorda una moglie: «Adesso appena è possibile cerchiamo di trovare tempo per noi… Se è capitato quello che è capitato è perché mettevamo il lavoro davanti a tutto. Adesso non è più così». E un marito, riferendosi a un episodio di tradimento: «Se uno sopravvive a questo, sono certo che può sopravvivere a tutto». E un altro: «Sono stati tempi duri, ma adesso una cosa è certa: parliamo di più, non ci teniamo le cose dentro».

Un universo complicato quello dell’amore. «È quasi impossibile parlarne », commentava il filosofo Silvano Petrosino in un incontro promosso dai gesuiti del Centro milanese San Fedele sul tema “Non ti amo più. Che vuoi dire?”, «è il regno della banalità e dei luoghi comuni. Ma se dobbiamo vedere il suo vero significato dobbiamo guardare alla relazione padre-madre e figlio.
Solo lì capiamo che amiamo il figlio per quello che egli è; voglio il bene suo, un essere unico, singolare. Non sono definito nella mia identità genitoriale dai comportamenti che metto in atto verso il figlio, ma dal fatto di cercare il bene di lui». Così è anche
la relazione d’amore tra un uomo e una donna. Per questo diventa «devastante sentirsi dire in una relazione intima di coppia “Non ti amo più”, perché è come percepire che io per te non sono più io, che puoi vivere senza di me».

QUI IL LINK PER ABBONARSI A BENESSERE, RIVISTA DI EDIZIONI SANPAOLO

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