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666, il simbolo che ricorda che il Maligno è una una “mezza calzetta”

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Solo il Cristo è la figura intera e la chiesa dei 144.000 vince il male con il Signore

Il potere del male sembra, a volte, invincibile; sembra che dinanzi ad esso non ci sia niente da fare. L’uomo può arrendersi ad esso o farsene addirittura complice. Ed, invece, l’Apocalisse ci svela che il male non ha in realtà che un potere miseramente umano o angelico-decaduto; svela questo per dare forza agli uomini nella loro lotta contro il male, per incoraggiarli a non arrendersi ad esso.

Come ci svela questa pochezza del male, nonostante la sua apparenza imponente? Lo fa proprio attraverso quel numero che è diventato proverbiale, il numero 666.

La bestia faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei (Ap 13,16-18).

666 è un numero che indica il nome di una persona in linguaggio cifrato, ma, di nuovo, è abbastanza semplice comprendere a chi ci si riferisca, almeno nelle linee essenziali. Gli studiosi non riescono ad affermare con sicurezza chi è il personaggio a cui si riferisce l’Apocalisse, ma il testo è, comunque, chiarissimo in quello che vuol dire. Il testo, infatti, ci dice innanzitutto che è “un nome d’uomo”; con questa semplicissima annotazione vuole dire che questa persona che ce l’ha con Gesù e con i cristiani e che vuole farsi adorare e non inchinarsi dinanzi a Dio, in fondo è solo un uomo.

Probabilmente il numero 666 rappresenta un imperatore romano – Nerone? Domiziano? – un imperatore che ha perseguitato a morte i cristiani. Ma ciò che il testo afferma comunque è che quell’imperatore, chiunque esso sia, è solo un uomo e morirà come tutti gli altri e si dovrà presentare al giudizio di Dio. È un messaggio rivolto ai cristiani per dire loro: “Quando siete perseguitati, quando incontrate quel personaggio che è cifrato nel numero 666, non abbiate paura, perché egli cerca di presentarsi come l’assoluto, come un dio, ma in realtà solo l’Agnello, il Cristo,  ha davvero in mano il destino della storia e dell’eternità. L’imperatore si illude di avere la storia in mano, ma in realtà conta molto poco, è solamente un uomo!”

Giovanni dice di non aver paura della bestia. Parla della bestia non per spaventare l’uomo, ma per dire: “Ma cosa potrà mai farvi un uomo?”. Ci ricorda a suo modo ciò che Gesù disse:

A voi miei amici, dico: Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla. Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui (Lc 12,4-5).

Perché è il Signore che ha in mano le sorti della vita. L’Apocalisse, insomma, parla sì del male, ma ne parla per incoraggiare ad affrontarlo, a non averne paura. L’Apocalisse è un libro che vuole incoraggiare e mostrare che la storia va verso il Cristo e sarà lui a dire l’ultima parola su tutti e su tutto.

Ma non solo la bestia si presenta con un nome d’uomo. Il testo aggiunge che il numero della bestia è seicentosessantasei. Cosa significa questo numero? Utilizzando questo numero simbolico, l’Apocalisse vuole dire che il male è fallimentare. Il numero 6, infatti, è la metà di 12.

12 è il numero del popolo di Dio, è il numero delle tribù di Israele, è il numero degli apostoli, 6 è la metà di essi e quindi è un numero non pieno; 666 è un numero banale per l’Apocalisse che vuole affermare che chi è rappresentato da quel numero non ha la pienezza di chi appartiene al 12.

666, quindi, vuol dire fallimento, tristezza, sconfitta, mancanza di potere pieno. Anche nel linguaggio corrente si usano espressioni come “mezza figura”, “mezz’uomo”, “mezza calzetta” per indicare qualcuno che non vale.

Con quel numero l’Apocalisse intende squalificare la bestia, il maligno, che è solo un angelo decaduto e nulla può contro il Cristo e il potere politico che si asservisce al male: Cristo solo è la “figura”.

Mentre 144.000 – il numero dei cristiani e della Chiesa – è un numero di salvezza, 666 è un numero che indica che l’esito dell’angelo decaduto e dei suoi seguaci sarà fallimentare, indica che quel numero è errato.

Quel numero ha un valore universale, intende affermare la pochezza del male dinanzi al giudizio di Dio. Ma ha anche una valenza più storica – nell’Apocalisse, l’universale e il particolare non si escludono -, anche se tale applicazione più specifica è meno certa e importante.

Gli esegeti ritengono, infatti, che quel numero, oltre ad indicare la pochezza del Maligno, possa riferirsi anche ad un personaggio storico del tempo. In ebraico, infatti, ogni lettera dell’alfabeto ha un valore numerico. La somma dei valori corrispondenti a Neron Qesar in lettere ebraiche è 666.

In effetti il valore numerico di ‘Nerone Cesare’ in ebraico è equivalente a 666. Infatti NRWN QSR: n=50+r=200+w=6+n=50+q=100+s=60+r=200= 666. Anche se si potrebbe obiettare – come fanno coloro che ritengono il numero non relazionato ad una precisa figura storica, ma solo simbolo universale – che l’Apocalisse è scritta in greco e non in ebraico, anche se è evidente che il suo autore conosce l’ebraico. Potrebbe essere così che dietro quel numero l’autore dell’Apocalisse abbia inteso nascondere Nerone, forse non il Nerone storico, ma il Nero redivivus del quale alcune leggende parlavano, cioè un Nerone tornato in vita, un imperatore che avrebbe ridato vita alle malefatte neroniane.

In questa prospettiva, alcuni studiosi ipotizzano che il numero 666 si riferisca non a Nerone, ma a Domiziano, il terzo imperatore della dinastia Flavia, che proprio intorno all’anno 90 fece erigere ad Efeso un grandissimo tempio in onore della dinastia Flavia con delle statue enormi del padre Vespasiano e del fratello Tito divinizzati (e forse con una sua propria statua). Sono tuttora conservati nel Museo archeologico di quella città alcuni frammenti maestosi di una grande statua che è probabilmente quella del fratello di Domiziano, Tito. Essa era eretta nel tempio per essere adorata; era il segno della pretesa dell’imperatore ad essere venerato come un dio. L’autore dell’Apocalisse si oppone risolutamente a questo.

Ma quello che interessa soprattutto all’autore dell’Apocalisse è di indicare che il potere che si oppone alla presenza di Cristo sarà sempre e solo un potere solamente umano o angelico-decaduto e mai divino e, perciò, sarà fallimentare perché si opporrà a Dio. Quel numero terribile rappresenta, in fondo, solo un nome d’uomo e non il nome di Dio, perché l’imperatore e gli angeli che rinnegano Dio non sono Dio.

Qui l’articolo originale tratto da Gli Scritti

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diavolo
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