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Una croce che dà speranza. L’opera di un’artista iraniana che dialoga con Dio

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"Dono" sarà esposta alla rassegna "Devotio". Il linguaggio universale dell'arte contemporanea applicato alla religione

“Liturgia e accoglienza. Rendere accessibile l’inaccessibile” è il tema della proposta culturale di “Devotio 2019”, la seconda edizione della manifestazione fieristica sui prodotti e i servizi per il mondo religioso, che si svolgerà dal 17 al 19 febbraio prossimi a BolognaFiere.

Anche quest’anno la fiera proporrà gli appuntamenti del “Devotio Lab”, rivolti soprattutto a sacerdoti, liturgisti, responsabili diocesani, parrocchie, comunità religiose e professionisti. Il programma culturale di “Devotio 2019” sarà articolato in 5 incontri e 2 mostre.

Le mostre

Per quanto riguarda le mostre, domenica 17 sarà inaugurata “La bellezza del Crocifisso”, dove saranno esposte 6 opere del XIX secolo provenienti dalla Raccolta Lercaro ed un crocifisso in argento del XVIII secolo. Insieme a queste opere, saranno anche esposti due lavori commissionati per l’occasione a due giovani artisti che hanno partecipato alla seconda edizione dei “Percorsi di riavvicinamento: artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano”.

Un laboratorio di arte contemporanea

Con questo progetto si desidera, infatti, dimostrare al mondo dell’arte e a quello della comunità ecclesiale come il linguaggio artistico contemporaneo, se opportunamente sostenuto, possa essere capace di interpretare oggi come nei secoli passati il desiderio della Chiesa di vedere rappresentati in forma comprensibile i misteri di fede cristiani.

In vista di Devotio 2019 i partecipanti ai “Percorsi” sono stati chiamati a interpretare il momento cardine dell’esperienza cristiana della crocifissione e morte di Gesù Cristo, inserendo la loro opera all’interno della ricchissima tradizione artistica occidentale restituendo un’immagine chiaramente comprensibile, atta a suscitare partecipazione al mistero della Morte di Cristo e a entrare in un clima di raccoglimento e di preghiera.

Gli artisti

Diversi gli artisti coinvolti nell’itinerario di formazione – che si è svolto al santuario francescano de La Verna – selezionati sulla base della loro maturità artistica e della disponibilità a lasciarsi coinvolgere in un percorso di ricerca espressiva all’interno della spiritualità cristiana. Tra questi Saba Masoumian e Luca Pianella sono giunti a presentare due opere ritenute meritevoli di riconoscimento e valutate corrispondenti con gli intenti artistici e spirituali dei “Percorsi”.

“Dono”

In particolare Masoumian, artista iraniana di 37 anni, residente a Genova, che ha studiato alla Azad University di Teheran e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha realizzato l’opera intitolata “Dono” (tecnica mista, dimensioni 61×76 cm).

L’artista, che ha alle spalle già numerose mostre in Italia, Stati Uniti, Inghilterra, Iran, Penisola Araba, ha vinto tra gli altri il Premio d’arte Città di Treviglio al Concorso Giovani Talenti di Treviglio, il Premio San Fedele al Premio Arti Visive San Fedele di Milano nel 2016, e il Premio d’Arte Città di Monza alla Biennale Giovani Monza di Monza nel 2015.

Aleteia l’ha intervistata alla vigilia della sua esposizione.

D: Com’è stata la sua esperienza nel partecipare all’iniziativa Percorsi di riavvicinamento di Devotio, che si è svolta presso il Santuario della Verna?

Saba: «Una bella occasione per sperimentare un approccio artistico-spirituale poco comune. Il Santuario della Verna poi mi è piaciuto molto, sia perché non ne avevo mai visto uno, sia perché in quei giorni di marzo tutto era ricoperto da neve alta: l’intero insieme mi è sembrato davvero misterioso e mi ha colpito molto lo spirito che sembrava circondare il luogo».

D: Si era già misurata in passato con l’arte sacra?

Saba: «Avendo partecipato nel 2015-2016 al Premio Arti Visive della Fondazione Culturale San Fedele di Milano, avevo già affrontato tematiche religiose, in quel caso riguardanti il cammino di liberazione dell’Esodo biblico, che in Mare asciutto interpretai come liberazione di noi uomini dalla schiavitù dei bisogni da noi stessi creati».

D: Come ha accolto la proposta di realizzare un’opera sul tema del Crocifisso?

Saba: «Pur provenendo da un paese di religione diversa, non ho avuto particolari timori di confrontarmi con tematiche delicate come può essere quella della Croce. Questa occasione di residenza presso il Santuario della Verna era una buona occasione per confrontare la mia estetica con un tema per me nuovo. Mi sono sentita molto a mio agio nel farlo, grazie forse al linguaggio simbolico che uso nei miei lavori, che tende a scavalcare le distanze che possono esserci tra le persone».

D: Ci descrive il significato della sua opera?

Saba: «In “Dono” ho cercato di rappresentare la parola di Dio che attraverso il sangue di Cristo raggiunge gli uomini, rappresentati da uccelli che si alimentano delle tessere di un mosaico divino, come fossero semi con cui sfamarsi. Nel legno della Croce, segnato dalla Passione appena compiuta e penetrato dalla luce dell’aureola divina, già germogliano le foglie dell’albero della vita che annunciano la salvezza prossima dell’uomo».

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