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“Offrirai il tuo dolore nascosto nel sorriso”: la richiesta di Gesù alla beata Alexandrina Maria da Costa

BLESSED ALEXANDRINA MARIA DA COSTA,DE BALAZAR
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Soffrire, amare, riparare: il carisma spirituale dietro alla sconvolgente serenità della mistica portoghese

Alexandrina rivive la passione di Cristo

Il 3/10/1938 rivive per la prima volta la Passione: dopo 13 anni scende dal letto e attraverso movimenti del corpo animato da un’energia umanamente impossibile per le sue condizioni fisiche sperimenta nelle membra le fasi della cattura, del giudizio, della via crucis e dell’agonia di nostro Signore Gesù Cristo. Da allora questa esperienza, osservata da tanta gente comune, numerosi medici e sacerdoti, si ripeterà tutti i Venerdì fino al 1942. Intanto nel gennaio del 1941 un valente medico Emanuele Augusto Dias de Azevedo, dopo aver iniziato a frequentare la casa di Alexandrina decide di studiare a fondo il caso convincendola a farsi visitate ad Oporto da un famoso neurologo il quale conclude che la paralisi è dovuta a mielite (infiammazione del midollo spinale) escludendo in modo assoluto l’isterismo. Egli attesta:

“psichicamente perfetta, normale, intellettiva, affettiva, volitiva. Ha l’espressione viva, perfetta, affettuosa, buona, carezzevole, sincera, senza pretese, naturale. Nelle sue risposte non ha esitazioni; è intelligente, sottile. Non è esaltata, né facile a dare consigli. Ha un’aria di bontà spontanea”.

La consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria

Il dott. Azevedo rimarrà poi sempre amico e medico personale della beata, fornendole anche un grande aiuto spirituale nei momenti di maggiore solitudine ed aridità. Grazie a padre Mariano che nel 1938 scrive una seconda lettera al Cardinale Pacelli – senza nemmeno immaginare quanto sia vicina la sua elezione al Pontificato – e che convince poi l’episcopato portoghese a fare propria la richiesta di affidare il mondo alla Madonna, il 31/10/1942 Pio XII pronuncia in lingua portoghese il radiomessaggio di consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria.

Per 13 anni si nutre solo del Corpo di Cristo

Con il venerdì santo del 27/3/1942, dopo che Alexandrina vive per l’ultima volta la Passione accompagnandola con movimenti esterni, inizia il totale digiuno: da quel giorno non può più ingerire nulla a causa del vomito incoercibile che si scatena ai tentativi di farle assumere cibo o acqua, per cui si nutrirà unicamente e con gioia solo dell’Eucaristia. Da quella data ella continua a vivere e soffrire la Passione tutti i venerdì senza segni esterni: se qualcuno si trova ad assistere, il suo volto rimane sorridente. La diffusione della notizia di questa vita che continua senza alimenti aumenta a dismisura la schiera di credenti e curiosi che ogni giorno affolla la sua casa, per cui si decide di sottoporre il caso al vaglio dei medici e delle autorità ecclesiastiche. Dopo essere stata condotta in ospedale e sottoposta a 40 giorni di osservazione strettissima, il dott. Araùjo insieme ai dottori Azevedo e Lima constata che Alexandrina, in totale digiuno e completa anuria (assenza di emissione di urine), ha conservato il peso, la temperatura, la pressione, la normalità delle analisi del sangue e le piene facoltà mentali, arrivando a concludere:

“la scienza non può spiegare attraverso cause naturali ciò che è risultato dagli esami”.

Leggi anche: Questa donna per 54 anni si è nutrita solo dell’Eucaristia

L’autorità ecclesiastica si schiera contro Alexandrina

Di seguito a questi accertamenti medici l’Arcivescovo di Braga nomina una commissione di tre sacerdoti che, senza avere alcun contatto diretto con Alexandrina, il 16/6/1944 redige il suo parere conclusivo che ascrive a nevrosi ed autosuggestione le estasi e il rivivere la Passione, a semplice anoressia il suo digiuno che non deve sorprendere visto che è naturale vivere senza mangiare e bere dal momento che già alcune sante sono vissute di sola Eucaristia (sic!). Pertanto non devono essere nemmeno ritenute autentiche le comunicazioni che ella afferma di ricevere dal cielo. Ne discende che i tre sacerdoti “prudenti, dotti, specializzati in scienze filosofiche e teologiche” esortano l’Arcivescovo ad assumere “tutte le misure necessarie per la gloria di Dio e la tranquillità di tante anime”, il quale non perde tempo ad emanare una circolare in cui si ordina di far silenzio sui fatti di Alexandrina, si ammoniscono i sacerdoti a impedire l’interessamento di chi vuole conoscerli, e si incarica il parroco di Balasar di far cessare le visite nella casa della donna.

“Solo da Gesù può essere conosciuto il mio dolore”

Quest’ultima, ammonita che se non si fosse conformata non le avrebbero più portato la Comunione, dichiara piena ubbidienza scrivendo sul suo diario:

“Solo da Gesù può essere conosciuto il mio dolore. Guardando voi, Gesù, anche le calunnie, le umiliazioni, gli odi, hanno la dolcezza del vostro amore. Mi avvenga tutto quello che a voi parrà. Muoia il mio nome, ma viva la vostra grazia nelle anime. Per questo mi lascio immolare”.

In un momento così difficile Dio manda in aiuto di Alexandrina il salesiano italiano don Umberto Pasquale, direttore del collegio di Mogofores, che sentendo parlare di questa donna prende contatti con il dottor Azevedo e per tre giorni va a trovarla assistendo ad un’estasi del venerdì. Egli che diventa il suo secondo padre spirituale la stimola a riprendere a dettare il suo diario, interrotto con la partenza di padre Mariano, e la fa iscrivere ai Cooperatori Salesiani per darle un maggior aiuto. Assolutamente convinto dell’autenticità delle sue esperienze inoltra una dettagliata controrelazione all’Arcivescovo che riscuote l’ effetto opposto portando a sempre maggiori limitazioni della frequentazione del sacerdote e finanche del loro rapporto epistolare, che culmina nel trasferimento di don Umberto in Italia nel 1948. Da quel momento Alexandrina, tenendo fede alle indicazioni del religioso, continua a scrivere e spedirgli il suo diario fino a pochi giorni prima della morte.

Leggi anche: Marthe Robin: la sua unica fonte di sostentamento per più di 50 anni è stata la Santa Eucaristia

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