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Intervista a Robert Ortt, il senatore che si è opposto all’atroce legge di New York

Robert Ortt, senatore USA
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Gli Universitari per la Vita hanno contattato il senatore Ortt, uno di coloro che hanno votato contro il Reproductive Health Act. In calce anche il link alla versione originale in inglese.

di Gabriele Marmonti

Una legge ideologica e che non ha nulla a che vedere con la tutela della salute e dei diritti delle donne. Crediamo sia proprio questo il “Reproductive Health Act”, la contestata legge dello Stato di New York firmata pochi giorni fa dal governatore Andrew Cuomo. Una legge che rispecchia le richieste della parte più radicale dei progressisti newyorkesi, ma che ha anche diviso il congresso statale, per via della sua estrema crudeltà. Noi UPV abbiamo intervistato il senatore statale Robert G. Ortt, uno di coloro che hanno votato contrariamente al “Reproductive Health Act:

Il governatore di New York A. Cuomo ha firmato il “Reproductive Health Act”, probabilmente la legge abortiva più permissiva della storia americana. New York è ora uno Stato dove al concepito non è riconosciuto alcun diritto e, secondo noi, dove la situazione è diventata più pericolosa anche per le donne. Era proprio una legge necessaria?

No, non era necessaria, è stata una legge affrettata e costosa. Tale legge è stata fatta passare sotto la maschera del voler codificare la Roe v. Wade ma espande in maniera assoluta l’aborto fino a permettere in maniera più semplice l’accesso a procedure “late term”. Persino alcuni Democratici hanno votato contro questa legge. Più la gente ne sente parlare e più ne è preoccupata.

Questa legge é stata chiesta, ottenuta e firmata da un governatore che ha vinto in sole 14 contee dello Stato di New York (contro le 48 vinte dal repubblicano Marc Molinaro). Si può dire che la legge non è stata chiesta dalle persone ma solo dai liberal radicali di New York City, Syracuse, Rochester, Albany, Buffalo e Ithaca?

Prima delle elezioni del 2018 il Senato statale (controllato da una maggioranza repubblicana) seppe porre un argine alla maggior parte delle idee radicali, come le leggi abortiste, venute fuori da New York City, città dove si trova la più solida base liberal-radicale. Tuttavia, dopo le elezioni del 2018 i democratici hanno conquistato la maggioranza al Senato e ora non c’è modo di fermare la legislazione liberal radicale. Gran parte della legislazione che oggi possiamo vedere proviene dai democratici di New York City.

Una delle maggiori critiche poste a questa legge è quella di rappresentare la volontà di Cuomo di opporsi alle politiche pro-life dell’amministrazione federale e di numerosi governatori (pensiamo ad esempio che il 23 gennaio il governatore dell’Ohio, Mike DeWine, ha firmato l’”Heartbeat bill”). Possiamo dire che questa legge è più legata all’ideologia di Cuomo che all’idea di aiutare le donne?

Corretto. Il gov. Cuomo e i Dem di New York si sono posti la missione di fare tutto il possibile per opporsi a Trump e al governo federale. Se Trump dicesse “Il cielo è blu” i Democratici direbbero che è verde solo per poter affermare che “fanno opposizione”. Questa legge non riguarda certo la protezione della salute delle donne, ma solo un’opposizione a Trump. Il governatore Cuomo ha fatto finta di essere un democratico di centro quando gli ha fatto comodo, ma dal momento che è stato sfidato dalla sinistra nelle primarie statali e ha puntato l’occhio alle primarie presidenziali, si sta trasformando nel governatore americano più ascrivibile alla sinistra radicale.

A New York il tasso di abortivitá è il doppio rispetto a quello nazionale e questa con questa legge sembra che la situazione potrà solo peggiorare. È possibile un cambiamento di rotta nel futuro prossimo? 

La definizione di New York come “Stato leader negli aborti” è la mia principale preoccupazione così come di molti altri in tutto lo Stato. Dobbiamo ridare forza all’importanza della famiglia nelle comunità di New York e dobbiamo insegnare ai nostri giovani il valore della vita e l’importanza di fare scelte sicure e responsabili.

Here the English version of the interview.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

 

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