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Amare chi non mi ama?

MANO, RAGAZZA, AIUTO

Rémi Walle | Unsplash

padre Carlos Padilla - pubblicato il 06/02/19

Posso salvare solo ciò che amo

Spesso constato la fragilità del mio amore. Mi vedo nudo nella mia dedizione. Povero nella generosità. Debole nella disponibilità.

E ascolto commosso San Paolo che dice: “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine”.

Mi sento egoista, triste, con limiti nella fede e nella fiducia. Debole e impaziente per sopportare, fragile per resistere.

Mi colpiscono le parole di San Tommaso d’Aquino: “Il vero amore cresce con le difficoltà, quello falso si spegne. Per esperienza sappiamo che quando sopportiamo prove difficili per qualcuno che amiamo l’amore non si distrugge, ma cresce”.

L’amore diventa forte nella dedizione. Diventa resiliente, duraturo, eterno. Un amore così è quello che proponeva Papa Francesco alla Giornata Mondiale della Gioventù di Panama:

“Dire ‘sì’ al Signore significa avere il coraggio di abbracciare la vita come viene”; “significa abbracciare la nostra patria, le nostre famiglie, i nostri amici così come sono, anche con le loro fragilità e piccolezze”.

Amare così, con l’amore di Dio. Amare chi è diverso, chi non è come speravo. Amare chi si ribella, chi mi turba, chi non mi ama.

Il mio amore è fragile. Il mio amore per Dio e per gli uomini.

Vorrei che il mio amore fosse una candela accesa nella notte. Una fiamma sempre salda, indipendentemente dai venti.

Un amore che viva consumandosi molto lentamente. Sapendo che il tempo è eterno. Una luce che laceri l’oscurità con raggi di luce e speranza.

Un fuoco in mezzo alla vita che tante volte trascorre nella penombra. Un fuoco che vinca le tenebre dando inizio alla vita.

Un amore capace di rafforzarsi vincendo le paure nella tormenta, superando tutti i dubbi. Ho bisogno di imparare a vivere quell’amore, che è più grande della mia vita. Voglio guardare Gesù.

Proseguiva Papa Francesco: “Così ha fatto Gesù: ha abbracciato il lebbroso, il cieco e il paralitico, ha abbracciato il fariseo e il peccatore. Ha abbracciato il ladro sulla croce e ha abbracciato e perdonato persino quelli che lo stavano mettendo in croce. Perché? Perché solo quello che si ama può essere salvato. Tu non puoi salvare una persona, non puoi salvare una situazione, se non la ami. Solo quello che si ama può essere salvato. Solo quello che si ama può essere salvato”.

Posso amare solo con un amore più grande dei miei limiti. Sono così goffo… Il mio amore si dibatte tra paure e dipendenze. Si confonde quando viene disilluso e diffida. Il mio amore abbandona la lotta quando tutto diventa caro e difficile.

Un sì eterno mi sembra miracoloso. Non esce facilmente dalle mie labbra ferite. Aspiro a un amore così grande da superare i miei limiti. Un amore che non si aspetti nulla. Che creda al di là dei dubbi. Che speri superando la sfiducia.

Un amore che sopporta tutto. Resisto ad accettare chi è molesto ed esigente, chi chiede pieno di amarezza.

Un amore che perdona tutto. Un amore misericordioso che non serbi rancore e non si arrabbi di fronte a comportamenti diversi.

Un amore che non giudichi, non condanni e non viva aspettando di ricevere l’impossibile. Un amore fedele nella notte. Come quella candela accesa che lacera l’oscurità.

Un amore che accolga chi non è perfetto, come dice Papa Francesco: “Abbracciare la vita si manifesta anche quando diamo il benvenuto a tutto ciò che non è perfetto, a tutto quello che non è puro né distillato, ma non per questo è meno degno di amore”.

Mi chiedo ogni giorno se sia possibile un amore così impossibile. L’amore per il fragile, per chi non mi sembra degno. Mi costa. Mi fa male l’anima. Abbracciare il lebbroso, chi è rifiutato da tanti.

Ci sono persone che vivono emarginate. Non contano, non sono amate. Non sperimentano nella propria vita l’amore umano. Hanno smesso di credere nei miracoli.

Sono chiamato ad amare con un amore miracoloso. È quello che non può che sopraffarmi. Guardo la mia vita e verifico che amo in modo meschino chi mi ama. Lo amo goffamente.

Amare chi mi odia, chi mi ferisce, mi sembra una meta irraggiungibile. Amare il nemico, chi non mi piace, chi mi sembra indegno.

Come posso arrivare ad amare con l’amore di Gesù che perdona morendo sulla croce? Non lo capisco. Mi costa tanto amare bene chi mi ama. Il resto mi sembra una chimera.

Ma continuo a sognare. E oggi di nuovo, ascoltando San Paolo e Papa Francesco, il mio cuore si riempie di speranza. Nella mia anima arde una fiamma. Torno a credere nei miracoli. Torno a sperare in una grazia speciale di Gesù che cambi il mio sguardo e la mia anima ferita.

Posso salvare solo quello che amo. Potrò fare molte cose. Dire parole splendide. Parlare di realtà che ancora non si verificano. Ma se non ho la carità non sono nulla. Fare l’elemosina, fare qualcosa per gli altri. Ma se non ho amore, se non lo faccio per amore, serve a poco.

Vorrei avere un amore così grande. Come quello di Gesù. Mi sento lontano per il fatto di non poter abbracciare e baciare ciò che è diverso, di non accettare ciò che mi scomoda. Quell’amore così grande è quello che sogno.

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