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USA: Washington annuncia sospensione del Trattato INF

Era già nell’aria da tempo. Venerdì 1° febbraio il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato infatti la sospensione da parte degli USA del trattato nucleare INF (l’acronimo sta per «Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty»). Il trattato, firmato a Washington nel dicembre 1987 dall’allora presidente americano Ronald Reagan e dal suo omologo russo Michail Gorbacev, era stato considerato per molti anni «un modello» per il controllo delle armi, poiché «permetteva ispezioni sul posto e ampi scambi di informazioni», cioè «esattamente quello che l’amministrazione Trump cerca ora dalla Corea del Nord e da altri Stati», scrive il New York Times.

Già nel 2014, così ricorda il NYT, l’allora amministrazione Obama aveva accusato Mosca di aver violato il trattato INF. In particolare lo schieramento da parte russa del nuovo missile da crociera 9M729 Novator (SS-C-8 in codice NATO) rappresenterebbe secondo gli USA una violazione del trattato, che obbliga entrambe le parti a rinunciare a missili con una gittata compresa tra il 500 e il 5.500 chilometri, come ricorda Spiegel Online. Mentre la Russia sostiene che il nuovo missile abbia un raggio di al massimo 480 km, secondo gli USA sarebbe ben superiore: almeno 2.600 km. Il ritiro statunitense diventerà definitivo dopo 6 mesi, quindi c’è – in teoria – ancora tempo per evitare una nuova corsa alle armi. «Gli Stati Uniti sono pronti a impegnarsi con la Russia in negoziati sul controllo degli armamenti», ha dichiarato Pompeo.

2: UE-Giappone: entra in vigore il «più grande» accordo di libero scambio del mondo

Venerdì 1° febbraio è entrato in vigore l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Giappone. Firmato nel luglio 2018 e approvato nel dicembre scorso dal Parlamento Europeo, il «trade deal» o «accordo di partenariato economico» (APE) crea l’area di libero scambio più grande del mondo, che copre quasi un terzo del PIL mondiale e interessa circa 635 milioni di persone, come ricorda la Deutsche Welle.

«Il nuovo accordo offrirà ai consumatori una scelta più ampia e prezzi più convenienti, proteggerà i grandi prodotti europei in Giappone e quelli giapponesi in Europa», ha detto il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, in un comunicato stampa. «Fornirà alle piccole imprese di entrambe le parti l’opportunità di estendere le loro attività in un mercato completamente nuovo, consentirà alle imprese europee di risparmiare ogni anno 1 miliardo di euro in dazi e darà grande impulso agli attuali scambi commerciali tra le due parti», così ha aggiunto Juncker, che ha definito l’accordo «un messaggio al mondo sul futuro del commercio aperto ed equo».

«Spero che i patti diventino un nuovo motore di crescita per l’economia giapponese», ha dichiarato a sua volta il ministro giapponese della rivitalizzazione economica, Toshimitsu Motegi, citato dal Japan Times. Secondo le stime del governo di Tokyo, l’accordo con l’UE apporterà benefici economici per circa 48 miliardi di dollari e creerà circa 290.000 posti di lavoro. Preoccupati invece gli agricoltori giapponesi. Temono che il mercato nazionale verrà inondato da prodotti europei, ad esempio formaggi.

Libano: il «Paese dei Cedri» ha un nuovo governo

«Il “miracolo” è avvenuto». Con queste parole L’Orient-Le Jour annuncia la formazione di un nuovo governo in Libano. La nascita giovedì 31 gennaio «con il forcipe» del nuovo esecutivo di Beirut, che sarà capeggiato da Saad Hariri (al suo terzo mandato), è secondo il quotidiano libanese frutto di «un compromesso che ha permesso a tutti di salvare la faccia», secondo il modello «né vincitori né vinti». Il «tandem sciita» formato da Amal e Hezbollah occupa nel nuovo esecutivo sei ministeri, fra cui quello della Salute, un fatto che preoccupa gli USA. «Esortiamo il nuovo governo a garantire che le risorse e i servizi di questi ministeri non forniscano sostegno a Hezbollah», si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato.

Le sfide che attendono il nuovo governo di unità nazionale, nato dopo quasi nove mesi di negoziati, sono enormi. Toccherà a Hariri, figlio dell’ex premier Rafīq Hariri ucciso in un attentato con un’autobomba nel centro di Beirut nel 2005, avviare «le riforme necessarie per raddrizzare le finanze del Libano e sbloccare gli aiuti internazionali», scrive El Mundo. «Il tempo dei trattamenti con analgesici è finito», così ha detto Saad Hariri. «Conosciamo tutti i problemi e anche le cause: corruzione, sprechi e carenze amministrative».

Il piccolo Paese, che conta circa 4,4 milioni di abitanti e ospita circa 1,5 milioni di rifugiati siriani, ha infatti un debito di 82,5 miliardi di dollari, pari al 150% del PIL (Prodotto Interno Lordo) secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale (IMF), cioè il terzo più alto del mondo, come ricorda il quotidiano madrileno. Un altro problema è il costo della vita, che è altissimo. Secondo uno studio di EuroCost International, Beirut è la città più cara del Medio Oriente e al settimo posto nella classifica mondiale, ancora prima di Londra, Zurigo e New York.

Prostituzione: il Consiglio Costituzionale francese convalida la penalizzazione dei clienti

Va bene multare i clienti delle prostitute, anzi è conforme alla Costituzione. Quindi non verrà abrogata la norma contenuta nella legge francese del 13 aprile del 2016 mirata a «rafforzare la lotta contro il sistema prostitutivo», che ha introdotto multe di 1.500 euro (e di 3.750 euro in caso di recidiva) per chi acquista prestazioni sessuali. Lo hanno stabilito venerdì 1° febbraio i giudici della Corte Costituzionale francese. Secondo i «saggi» del «Conseil constitutionnel», la «penalizzazione dei clienti» infatti non lede i diritti e le libertà degli operatori del sesso.

Con la sua sentenza la Corte Costituzionale ha risposto ad una cosiddetta «questione prioritaria di costituzionalità» (QPC) inoltrata dal Consiglio di Stato e posta nel novembre scorso da nove associazioni, tra cui Médecins du monde, il Sindacato del Lavoro Sessuale (STRASS) e il Planning familial. Secondo i gruppi, la norma sarebbe infatti «inefficace, anzi controproducente» e avrebbe leso il «diritto alla privacy e all’autonomia personale», il «diritto alla libertà imprenditoriale» e anche il «principio di necessità e di proporzionalità delle pene», come ricorda il quotidiano Libération.

5: Chimica: la Tavola Periodica di Mendeleev compie 150 anni

C’è chi lo confonde con il monaco agostiniano Gregor Mendel, il «padre della genetica moderna», ma stiamo parlando di Dmitrij Mendeleev, il chimico russo che 150 anni fa, nel 1869, pubblicò la sua «Tavola Periodica», la quale è «tuttora lo strumento di riferimento per capire come è fatto il mondo che ci circonda», così ricorda Le Temps. Mendeleev non è stato il primo scienziato a cercare di mettere ordine negli elementi chimici. Basti pensare a Antoine Lavoisier, che nel 1789, l’anno della Rivoluzione francese (fu ghigliottinato nel 1794), pubblicò il suo «Trattato di chimica elementare» e classificò elementi come l’argento, l’azoto e l’ossido di alluminio (o allumina) in base alle loro proprietà. Quando nel 1869 Mendeleev diffuse la sua tavola periodica, non partiva quindi da zero. In occasione del primo congresso internazionale di chimica, che si svolse nel 1860 a Karlsruhe, in Germania, aveva incontrato il chimico palermitano Stanislao Cannizzaro, che classificava gli elementi secondo il loro peso atomico.

Iniziando a sinistra in alto con l’idrogeno (H), poiché ha un solo protone, e finendo con l’europio (Eu), cioè l’elemento chimico con il maggior numero di protoni conosciuto allora, Mendeleev classifica gli elementi in base al loro numero atomico, cioè il numero di protoni che contengono. Il colpo di genio del chimico russo «non è tanto il suo modo di ordinare gli elementi ma l’aver lasciato delle caselle vuote con punti interrogativi», spiega Claude Friedli, professore presso l’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), citato da Le Temps, perché egli  intuiva che mancavano degli elementi non ancora scoperti. «Le sue indicazioni hanno ad esempio permesso di scoprire vent’anni dopo il gallio o il germanio», continua Friedli. Per rendere omaggio a Mendeleev, l’Assemblea Generale ONU e l’UNESCO hanno proclamato il 2019 l’anno della tavola periodica.

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