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Imprenditore vicentino: coi suoi risparmi bonus bebè per i dipendenti. Fino a 550 euro al mese

DAD WITH BABY
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Un piano che fa impallidire tutti i bonus bebè statali, famosi per la loro ininfluenza. Vinicio Bulla ha 79 anni e non vuole morire coi soldi fermi in banca. Vuole che incoraggino le famiglie ad allargarsi.

Lei si chiama Elena ed è nata il 23 dicembre del 2018. Il suo è stato il primo fiocco di un festone che Vinicio Bulla si augura lunghissimo.

Vinicio è un imprenditore di 79 anni del cosiddetto Nord Est produttivo, che però nella sua lunga vita ha visto coi propri occhi invecchiare senza fiorire più di vite nuove, di carrozzine e passeggini. La sua azienda, la Rivit Spa, riposa tra il verde a Caltrano comune ai piedi dell’Altopiano di Asiago (non riposa tanto per la verità, nemmeno nei tempi di calo commesse ha mai lasciato nessuno in cassa integrazione),

dove c’è grande decadenza, dove vedo tante carrozzelle con gente della mia età ma ben poche carrozzine con bambini. (Fanpage)

Di figli propri ne ha tre e tutti lavorano in azienda ma lui non molla. Di figli, altrui, ne vuole vedere di più, molti di più.

Leggi anche: Arriva l’inverno (demografico), previste gelate senza precedenti su tutta la penisola

Il piano stilato con la consulenza di Confindustria di Vicenza

Vinicio è un uomo d’azienda, abituato a fare i conti non solo coi soldi ma anche con la realtà; a guardare i fatti, a leggere i numeri, a fare previsioni. E quelle che escono dalle proiezioni Istat non gli piacciono affatto. Così, con i risparmi di più di 50 anni di lavoro ha messo a punto un welfare a beneficio dei propri dipendenti entrato in vigore a settembre scorso e garantito fino al 2025. Così leggiamo su Il Corriere:

un piano welfare – in vigore dal primo settembre 2018 fino al 31 agosto 2025 – senza precedenti, ben oltre il bonus bebè statale, oltre gli incentivi per ogni nuovo nato previsti per i propri dipendenti da un’altra realtà vicentina, la Brazzale Spa di Zanè.

L’azienda di Caltrano elargirà fino a 550 euro netti al mese (6.600 euro massimo all’anno) per coprire le spese dell’asilo nido (comprese iscrizione e mensa) ai figli dei propri dipendenti e 250 euro al mese (3.000 massimo annui) per la retta della scuola materna. Rimborsi che, ogni dodici mesi, potrebbero arrivare a 200 mila euro complessivi, ma si spera che si vada anche oltre questa previsione, il che significherebbe ulteriori fiocchi rosa e blu.

Forse possiamo pensare che chi è abituato al lavoro, alla produzione di ricchezza vera, alla simbiosi col territorio è anche in grado di cogliere il valore insostituibile della persona e delle sue risorse (umane, quelle sì). E con essa della sua principale espansione, la famiglia.

Chissà che educazione ha ricevuto il signor Vinicio, a quali principi si ispira, quali virtù ha esercitato nascostamente per acquisire  la necessaria povertà di spirito, il  distacco dal denaro indispensabile per metterlo in un progetto come questo!

Leggi anche: Chiesa e impresa: la bella storia della Faac di Bologna, proprietà della diocesi

Realismo, non scetticismo

Sa bene il Bulla che non sarà lui ad invertire la corsa alla denatalità che ha raccolto iscritti in tutta Italia. Eppure non rinuncia a fare la sua parte, che ci auguriamo possa generare emulazione.

Nel frattempo il suo piano pro natalità ha già avuto un effetto sulle domande di lavoro. Significa che una misura come questa aumenta la motivazione al lavoro; che sostenere un uomo o una donna nel proprio progetto familiare, garantendogli stabilità, è un fattore attrattivo, per quanto non venga quasi mai raccontato o rappresentato nell’iconografia classica del manager di successo.

«Certo, non sarò io a risolvere il problema nazionale del calo delle natalità ma voglio dare un segno, sperando che anche altri imprenditori possano replicare l’iniziativa». Che ha già portato a qualche risultato: «Le domande di lavoro sono raddoppiate, a contattarci sono persone del posto, e visto che il lavoro va bene e ci sono prospettive di assunzioni ne terremo conto». E coi nuovi operai chissà, potrebbero arrivare anche altri bebè.

Potrebbe essere una svolta anche negli approcci di governance delle imprese: torniamo ai fondamentali. Qual’è il grande motore di motivazione, il più potente fattore di fidelizzazione dei propri dipendenti? Sapere di poter fare progetti per il proprio futuro, di poter mettere su famiglia, di poter costruire qualcosa di buono e solido per i propri figli.

Semplice forse come “peolpe strategy” ma non per questo meno vera.

I suoi dipendenti: la vera ricchezza dell’impresa.

In azienda è cambiata l’atmosfera. Questo sistema di incentivi a beneficio delle famiglie e della natalità è un progetto che l’uomo ha condiviso con i suoi familiari più stretti e che ha già prodotto effetti positivi, in termini di nascite ma anche di clima aziendale, altra pietra filosofale del perfetto management.

in azienda ora «si respira un’altra aria, mi salutano più volentieri: se non potevano avere figli per questioni economiche ora ci pensano, sono incoraggiati a farlo.

Vinicio è il primo a non risparmiarsi ma non l’unico e sa bene quanto sia decisivo il contributo dei suoi dipendenti, per questo li vuole anche ringraziare e gratificare.

Ci ha messo tutto se stesso

per farla diventare il colosso mondiale che oggi è, impegnata nella produzione di tubi in acciaio inox e leghe speciali di grandi dimensioni destinati per lo più a piattaforme petrolifere. E, instancabile, in sede anche di sabato pomeriggio, nemmeno agli sgoccioli della sua carriera – in azienda ci sono oggi i suoi tre figli – non smette di pensare a chi ha contribuito a fargli raggiungere questi risultati, e cioè i suoi, ad oggi, 150 dipendenti (in gran parte uomini) «che meritano di essere gratificati». Non senza trascurare però il futuro della popolazione locale e italiana, «destinata all’estinzione visto il declino demografico e le previsioni dell’Istat». (Ibidem)

L’orgoglio del governatore del Veneto. (Che dovrebbe emularlo e non solo postarlo su Facebook)

Non mi avventuro in considerazioni politiche, notifico soltanto che il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha condiviso la notizia e ha espresso ammirazione per l’opera di Vinicio Bulla.

Nei commenti sono in tanti ad associarsi, tanti anche a presentare storie simili, moltissimi a manifestare orgoglio per la stoffa del popolo veneto, qualcuno non manca di lamentarsi e recriminare e vabbè, lo sappiamo.

Leggi anche: Siamo campioni mondiali di benaltrismo, hanno ragione i The Jackal

Un utente propone la candidatura di Bulla per il cavalierato del lavoro.

Chiedo una cosa soltanto: visto che c’è tutto questo spazio per l’iniziativa del singolo imprenditore, quanto è lasciato libero dalle istituzioni, dallo Stato in giù? Cosa può fare di più una regione in questo senso? Non potrebbe essere l’emulo istituzionale di questi virtuosi esperimenti?

Nel frattempo ci aggiungiamo ai commentatori entusiasti. Grazie a Vinicio Bulla, alla sua operosità, al successo della sua impresa, alla consapevolezza dei bisogni reali delle persone, a partire dai propri dipendenti.

Lo affidiamo volentieri allaMadonna del Santuario del Monte Berico anche se magari non sarà tra le sue devozioni: ho letto che le prime apparizioni avvennero ad una donna che portava il pranzo al marito sul lavoro. Mi è parsa una dolce coincidenza con il tema e un segno di incoraggiamento a proseguire su questa strada, per quanto in salita.

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