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Hadjadj: Il sesso? Occhio a farne il “barometro” della coppia

Fabrice Hadjadj - pubblicato il 04/02/19

Il filosofo Fabrice Hadjadj stabilisce qui un paragone tra la coppia e il barometro, la cui lancetta oscilla tra “molto secco” e “tempesta” (passando per “bel tempo”). Ma si può davvero ridurre la sessualità a un apparecchio ben lubrificato? No, il filosofo insiste sull’incontro, sull’avventura, sul dramma che si snoda tra due persone di sesso differente e sulla necessaria fecondità – naturale e spirituale – di una coppia, senza la quale ci si riduce a misurare qualcosa di cui s’ignora bene l’entità.

Ai nostri giorni è più facile avere un barometro che una relazione stabile. I negozi ne propongono ad anello o a capsula, in ottone o in acciaio cromato, con quella lancetta che va da “molto secco” a “tempesta”… passando per “bel tempo”. Esistono molti siti che vi si propongono quali utili sussidi nella ricerca dell’anima gemella, ma – bisogna riconoscerlo – quest’ultima funziona meno bene: l’anima gemella è meno affidabile del barometro, che viene generalmente garantito due anni.




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A dire il vero la nostra epoca è quella degli apparecchi di misura. Lì sta la sua dismisura, giustappunto: moltiplichiamo strumenti che catturino dati dai corpi e ce li mandino sui cellulari. E pretendiamo che funzioni! Non soltanto con le nostre macchine, ma pure con le nostre compagne. E sull’argomento i puritani non sono migliori dei libertini: quelli reclamano un kamasutra 2.0, questi una pianificazione razionale della complementarietà uomo-donna; così tutti soccombono al paradigma tecnologico. Orgasmo per gli uni, organizzazione per gli altri: la coppia si riduce all’accoppiamento ben oliato delle differenti parti di un motore. E dunque a qualche realtà impersonale.

L’altro è uno spazio vertiginoso

Laddove ci sono delle persone c’è incontro, avventura, dramma. Soprattutto quando l’altro è un altro alla seconda – qualcuno dell’altro sesso. Avremmo torto marcio a prendere a modello in materia la mortasa e il tenone, che si incastrano alla perfezione. Varrebbe semmai la pena – una pena che male affrontata sarebbe mortale! – parlare di chiave e di serratura? Sì, ma senza dimenticare che entrambi aprono l’uno per l’altra una porta su uno spazio vertiginoso.

Ciò che è significativo, nell’immagine del barometro, è che esso vede la coppia come un’entità atmosferica. Ci torna in mente la risposta di Arletty in Albergo Nord: «E che ho la faccia da atmosfera?!»

Eppure vivere insieme non è essere due “facce” in uno stesso posto – per entrare talvolta in relazione – ma definire l’uno con l’altro uno spazio-tempo particolare, una sorta di microclima che i visitatori percepiscono, ma che in particolare io sento per la sua scomparsa quando mia moglie è assente da casa. Sono nello stesso posto… ed eccomi sottosopra: tutto è cambiato, manca quella a partire dalla quale si dispiega tutto il campo magnetico della nostra casa.

Capricci meteorologici

La comparazione col meteo dice ancora un’altra cosa. Lo sappiamo, niente è più capriccioso del tempo. Si direbbe che basti un tremolio di palpebra a farlo cambiare. E già così va bene – quando un uomo vive con una donna (invece che con un altro uomo…) – perché i suoi calcoli vengono spesso scombinati, l’uomo viene consegnato a un mistero che lo strappa alla logistica del comandamento per farlo entrare nella logica della preghiera, del pentimento e del perdono… In realtà, il tempo non è fatto per restare sempre bello: un sole permanente piace al turista, non al coltivatore… finirebbe per seccare tutto. La terra, per essere feconda, ha bisogno dei rovesci, delle stagioni – vale a dire (anche) di un inverno rigido.




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Alcuni troveranno che io non abbia affatto parlato di sessualità – nel senso in cui la cosa s’intende ai nostri giorni –: un atto di consumo che consiste non tanto ad aprirsi all’avventura della vita quanto a fuggire davanti all’angoscia della morte. Se non si trattasse che di questo, ci si potrebbe limitare a fornire l’indirizzo di qualche brava prostituta.


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Invece è proprio la sessualità che m’interessa, nel suo pieno dispiegamento, nel suo coronamento – fianco! –: quando vostra suocera si china sulla culla del piccolo proferendo onomatopee, ad esempio, o quando finalmente riuscite a far crescere nel vostro giardino i broccoli davanti ai quali i vostri figli fanno una smorfia di disgusto…




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Quel che invece m’imbarazza è quest’idea insieme romantica e neo-maltusiana della coppia che si abbraccia su un’isola deserta. La mia fede è trinitaria. In verità, in una coppia – voglio dire nel sogno di essere due metà che formano un’indefettibile totalità – si è perfettamente soli (col proprio tesoruccio… oppure in tre… con il demonio). Se non c’è apertura feconda, se non c’è un figlio nella carne e/o nello spirito, è il Serpente che finisce per arrivare e che offre ai due pretesi amanti, al posto di un essere vivente, uno strumento per misurare.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
fabrice hadjadjsessualitàteologia del corpo
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