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San Pietro di Villanova, l’abbazia sulla via dei pellegrini

ABBAZIA SAN PIETRO VILLANOVA
Wikipedia/Pottercomuneo - Opera propria, CC
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È stata per secoli una delle più importanti presenze dei Benedettini in Veneto. Oggi è tappa della Romea Strata ma anche una parrocchia multietnica che non dimentica le proprie radici monastiche

di Romina Gobbo

«L’abbazia è il luogo dove Dio è presente al sommo grado, perché la vita si sostiene sulla pratica del comandamento dell’amore fraterno. Dentro le sue mura vive la comunità monastica, caratterizzata da un’organizzazione perfetta. Attraverso la regola, il monaco diventa uno specialista della preghiera e della cultura, un interprete raffinato di canti e di musiche, un uomo dotto e una guida politica e spirituale. Non disdegna il lavoro manuale, prendendo a modello Gesù, che lo ha nobilitato nei trent’anni vissuti a Nazaret: ecco allora le grandi opere di bonifica e le coltivazioni». Con queste parole don Giorgio Derna, da otto anni abate-parroco dell’abbazia di San Pietro Apostolo, di Villanova (provincia di Verona, ma diocesi di Vicenza), sottolinea il valore dell’esperienza monastica che in questo edificio sacro non è più presente da 250 anni ma ancora un po’ ispira la vita della locale comunità cristiana.

SULLA VIA DEI PELLEGRINI
Sono molti i fedeli che arrivano nell’abbazia di Villanova posta lungo l’antica via consolare Postumia (oggi strada regionale 11), tra Verona e Vicenza, in comune di San Bonifacio. Il complesso monastico è stato uno degli insediamenti benedettini più importanti del Veneto. Oggi è inserito nella Romea Strata (il sistema di strade di pellegrinaggio ideato dall’Ufficio pellegrinaggi della diocesi di Vicenza), così i pellegrini provenienti da tutta Europa e diretti a Roma o in Terra Santa sostano per un “bagno di spiritualità”.

Tra i visitatori ci sono anche i devoti del venerabile don Giuseppe Ambrosini, il cui corpo è conservato nella cripta. Nato nel 1884 da Luigi Ambrosini e Marianna Verzini, prima mezzadri, poi proprietari dell’abbazia. Innamorato dell’Eucaristia fin da bambino, sceglie il seminario e il 30 luglio 1911 è ordinato sacerdote dal vescovo Ferdinando Rodolfi. La salute, ben presto minata dalla tubercolosi, non gli impedisce di adoperarsi per gli altri. Muore il 31 marzo 1913. Papa Giovanni Paolo II, nel 1990, ne riconosce l’eroicità delle virtù. Oggi don Giuseppe è per tutti «il santo dell’abbazia». A lui si ricorre per chiedere la grazia della salute.

A visitare l’abbazia sono anche i turisti, attirati dalla bellezza di questo gioiello dell’architettura romanica veronese, scrigno di opere d’arte: dal ciclo pittorico sulla Vita di san Benedetto (attribuito alla bottega di Martino da Verona, e realizzato nei primi anni del 1400) all’ancona marmorea  di San Pietro addossata all’abside centrale e attribuita allo scultore Antonio da Mestre (fine 1300 – inizi 1400); dalla Pietà (circa 1400) sull’altare della navata sinistra, attribuibile a una maestranza austriaca, al paliotto bizantino e alla bella Annunciazione che si trovano nella cripta.

STORIA TRAVAGLIATA
Il primo documento che riguarda l’abbazia è del 1134, ma si suole farne risalire la fondazione alla seconda metà dell’anno 1000, per volere della famiglia dei conti di San Bonifacio, a cui apparteneva il primo abate noto, Uberto, citato nell’iscrizione datata 1149, incisa sul campanile.

La storia di questo monastero è travagliata.  Periodi di grande prosperità e potere ci furono alla fine del XII secolo quando le sue proprietà si estendevano da Bardolino al Ferrarese, e nel 1400 con il rinnovo delle strutture voluto dall’abate Giovanni Guglielmo da Modena, o dalla seconda metà del 1500 con il florido periodo degli Olivetani. Ma non sono mancati anche momenti di decadenza materiale e spirituale: nel 1200 per le scorribande di Ezzelino da Romano; nel 1450 quando il monastero fu trasformato in commenda; nel 1771 quando venne soppresso dalla Repubblica Veneta, che ne confiscò beni e rendite. «Innanzitutto, perché c’era bisogno di denaro per le guerre contri i turchi», spiega l’abate-parroco. «Poi vigeva l’idea illuministica che i monaci erano parassiti della società. Infine, il Senato della Repubblica Veneta era terrorizzato dal fatto che l’1% dei veneti (formato da religiosi, frati, suore, monaci…) detenesse il 50% del territorio».

Il complesso fu così venduto al nobile Nicolò Erizzo, e la chiesa diventò una semplice parrocchia. Nel 1900 agli Erizzo subentrarono gli Ambrosini. I parroci che si susseguirono si adoperarono per ripristinare l’antico monastero. A don Gaetano Martinelli si deve l’acquisto della cripta; a don Giuseppe Dalla Tomba il ritorno dei titoli di abbazia e abate. Solo nel 1994 la parrocchia torna in possesso di quasi tutta la struttura e la restaura, dandole l’aspetto attuale. Manca all’appello la grande corte rustica con gli antichi ambienti di lavoro dei contadini, trasformati in complesso residenziale: a don Derna piacerebbe ricavarne, almeno in una parte,  un ostello per i pellegrini. Nel 2016 è stato restaurato l’imponente campanile, l’unico visitabile nelle province di Vicenza e Verona. Dell’antico manufatto romanico è rimasta solo la base; la parte superiore è del 1300; la cuspide e la cella campanaria sono del 1400.

PARROCCHIA DEI POPOLI
L’abbazia è anche lungo di incontro, di aggregazione e di inclusione sociale, di una comunità parrocchiale costituita da 1.000 italiani e 2.000 immigrati perché questa è terra laboriosa ricca di attività produttive. Ne fanno parte due gruppi di africani – l’uno aggrega coloro che arrivano da Paesi dove si parla inglese e il secondo quelli di lingua francese – e la comunità bulgara («Abbiamo un buonissimo rapporto con la parrocchia ortodossa-rumena», ci dice don Derna). Tra i volontari custodi, ci sono anche alcuni marocchini di religione islamica. Le donne si ritrovano per praticare il ricamo antico; ma c’è anche un corso di calligrafia e verrà aperta una scuola di rilegatura di libri. L’associazione “Abbazia di Villanova per il territorio” cura l’organizzazione di iniziative culturali.
ORGANIZZARE LA VISITA
L’abbazia di San Pietro di Villanova
 si trova in  piazza San Benedetto a San Bonifacio (Verona). È facilmente raggiungibile dal casello San Bonifacio/Soave dell’autostrada A4. Tel. 045/76.10.253. www.abbaziavillanova.org.

ORARI E CELEBRAZIONI
L’abbazia si visita dal martedì al sabato dalle 9.30 alle 11.30,la domenica dalle 15 alle 17 (settembre-marzo); dalle 16 alle 18 (aprile-agosto). Visite guidate su richiesta: tel. 045/76.12.385. Messe festive: sabato alle 19; domenica alle 9 e 11. Messe feriali: ore 19 in cripta.

I MUSEI
Oltre alla chiesa abbaziale, nel complesso ci sono anche il Museo civico geopaleontologico dedicato soprattutto ai minerali e ai fossili della zona (si visita domenica dalle ore 10 alle ore 11,30 e, su chiamata, negli orari di apertura dell’abbazia) e uno dedicato alla Grande guerra. A breve aprirà anche un museo di oggetti antichi. Un locale è riservato alla vendita di erbe officinali.

L’articolo originale apparso su “Credere”

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