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La strategia giusta da adottare con un figlio insolente

PARENTING

Rawpixel.com - Shutterstock

Quando il figliolo si calma, andate a cercarlo e avviate il dialogo: «Cosa mi dicevi poco fa?».

Luz Ivonne Ream - pubblicato il 02/02/19

L’insolenza del proprio bambino è tanto irritante quanto disarmante, e può giungere fino a sbriciolare la nostra autostima di genitori. Perché è ben risaputo che il padre o la madre devono mantenere la propria autorità. E allora come si fronteggia l’emergenza?

  1. Davanti a un comportamento insolente, può capitare di trovarsi rapidamente risucchiati in una spirale in cui si testano i rapporti di forza in una scala di violenza verbale, o anche fisica, tutt’altro che costruttiva. Oppure – per evitare il conflitto – si finge di non aver inteso e ci si lascia andare a una facile indifferenza. Né l’una né l’altra soluzione sembrano davvero convincenti.

All’inizio, la strategia del silenzio

Lottare contro l’arroganza e la provocazione del proprio figlio richiede che i genitori siano capaci di tatto, di pazienza e di fermezza. Per cominciare, quando il figlio è arrabbiato è anche offeso e può proferire parole insolenti. Non è il momento di parlare, né di rimproverare, bensì di mantenere un intelligente silenzio strategico.


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L’adulto – nella fattispecie il padre o la madre – è quello che deve mantenere il controllo. Una buona strategia consiste nel guardare il figlio dritto negli occhi e dirgli, tuttalpiù: «Farò finta di non aver sentito quel che hai appena detto». Il ragazzino continuerà indubbiamente a provocare la vostra collera. Respirate. E così, senza alzare la voce, potete dire: «Ne parleremo quando sarai calmo». E vi traete d’impaccio.

Inculcare il rispetto

Quando il figliolo si calma, andate a cercarlo e avviate il dialogo: «Cosa mi dicevi poco fa?». Se quello si accinge a rimettere il disco, è importante che lo fermiate seccamente e che gli diciate con fermezza:

Capisco quel che provi, ma anzitutto tu non mi parli così, perché tu e io non siamo dei pari. Io sono tuo/a padre/madre e non ti permetto di parlarmi così.

Questo ha il pregio di chiarire il rapporto genitori-figli e di ricordare chi è la figura rivestita d’autorità. Poi insistete sulla prima regola della casa: il rispetto. Di conseguenza, l’insolenza non può essere tollerata.




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Se lui torna a mancare di rispetto, è certamente arrivato il momento di ridurre alcuni permessi che aveva. Imparerà così ad assumersi le responsabilità dei suoi atti. La peggior cosa da fare sarebbe lasciar correre, smettere di parlare pretendendo che non sia accaduto nulla o che la cosa non sia poi così grave. Queste situazioni devono essere combattute frontalmente, con tatto e intelligenza. Se lasciamo passare una mancanza di rispetto, dopo un certo tempo le situazioni saranno sempre più gravi. È importante parlare – tutte le volte che serve – con comprensione, empatia e amore, in funzione all’età e alla maturità del bambino.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
educazione
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