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Una giornata insieme al diacono. Così Luigi unisce famiglia, volontariato e il Signore

Luigi insieme alla moglie ad un evento a Roma.
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Ecco come vive oggi un diacono che dedica parte della sua vita alla Chiesa. “Ma la mia non è stata una scelta…”

Luigi Foddai abita a Roma ed è diacono da 18 anni. Un uomo al servizio del Signore che racconta ad Aleteia la sua vita, le sue giornate, il suo impegno per la famiglia (ha moglie e due figli), che ben si bilancia con l’amore per Cristo. Perché il diacono non è un alieno e il diaconato non è una scelta “folle”. Luigi è una testimonianza sincera di tutto questo.

Non a caso di recente Papa Francesco aveva parlato di «diaconato permanente» come «provvida iniziativa».

La giornata di Luigi

«La mia giornata tipo – spiega – inizia con la sveglia alle ore 6,00 immediatamente seguita dalla celebrazione della liturgia delle lodi accompagnata da una breve meditazione sulla lettura breve ivi proposta. Dopo le necessarie attività di pulizia corporale, colazione e partenza per il luogo di lavoro».

Il lavoro

«La mia giornata lavorativa – prosegue Luigi – inizia alle ore 8 e termina in genere verso le 17,00 (se non più tardi). Sul luogo di lavoro mantengo un costante contatto con i colleghi che mi permette di vivere il ministero di diacono sia cercando di svolgere i compiti lavorativi assegnati nel migliore dei modi, che vivendo il rapporto interpersonale con i colleghi condividendo le ore vissute insieme (in genere oltre 8 ore giornaliere) in un clima di reciproca collaborazione e stima».

Luigi insieme alla famiglia nel giorno del matrimonio della figlia

La messa

Sia il tempo lavorativo che i rapporti interpersonali, «vissuti ambedue come servizio», diventano per il diacono «possibilità di testimonianza della propria fede e attraverso le varie occasioni che nascono (ascolto, confronto, sostegno morale e materiale ecc); quando è possibile, prima di iniziare la giornata lavorativa, partecipo alla S. Messa, in una chiesa vicina, il cui orario di celebrazione mi permette di rispettare l’orario di entrata».

Vespri e cena

«Al termine della giornata riprendo la macchina per rientrare a casa dove, in genere, arrivo tra le 18 e le 18:30. I vari impegni o parrocchiali o extra parrocchiali, vengono chiaramente ottemperati prima del rientro in famiglia. Tra le 18 e le 19, mi prendo una piccola pausa per la celebrazione della liturgia dei vespri. Cena e prima di andare a dormire si chiude la giornata con la celebrazione della liturgia della compieta».

La parrocchia e la cena per i poveri

Tutti i venerdi, Luigi e la moglie Daniela collaborano con il vescovo ed il suo delegato per il diaconato, alla formazione di diversi aspiranti che sono in cammino di formazione/verifica.

«Tutti i martedì e giovedì, insieme con altri diaconi e volontari, cuciniamo e distribuiamo un pasto caldo, caffe espresso e te, per i poveri che sono presenti sia presso la stazione Termini che la stazione Tiburtina, all’interno di una iniziativa promossa dall’elemosineria del Santo Padre».

Condivisioni in famiglia

E in questo c’è spazio per la famiglia e sopratutto per i suoi due figli? Ma Certo!

«La famiglia sottolinea Luigi – non è mai messa da parte bensì è luogo privilegiato di esercizio del servizio a cui Dio, attraverso il ministero diaconale, chiama non solo me ma tutta la realtà familiare; la realtà scout dove mio figlio è capo, le occasioni di aiuto che mia moglie riscontra nella sua professione di medico, tutto è condiviso insieme e, quando è possibile, si cerca di affrontare insieme le diverse situazioni, mantenendo sempre come scelta di priorità questa scaletta: famiglia, lavoro, diaconato, parrocchia».

Luigi con la moglie

“Risposta alla chiamata di Dio”

Luigi ha incrociato questo percorso nel 2001. «Sono stato ordinato diacono a 45 anni il 17 novembre del 2001 da S.E. Camillo Ruini. Il perché di questa scelta, più passa il tempo e più mi diventa chiaro che al fondo non è stata una scelta, ma una risposta alla chiamata di Dio al servizio».

Don Pietro

«Il primo periodo in cui siamo venuti ad abitare nel quartiere (Prenestino-Labicano) nei primi anni ’80, dove abitiamo tuttora, con Daniela la prima cosa che abbiamo fatto, senza avere minimamente in noi nessun progetto ne tantomeno un idea di diaconato, siamo andati dal parroco di allora don Pietro Lamperti, dicendogli che eravamo dei nuovi parrocchiani e volevamo metterci a sua disposizione per qualsiasi tipo di impegno lui ritenesse utile».

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