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Siamo campioni mondiali di benaltrismo, hanno ragione i The Jackal

THE JACKALL
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È un neologismo di cui potevamo fare a meno, ma che ci ritrae perfettamente: ad ogni problema messo sul tavolo, replichiamo ponendone uno a nostro giudizio più grave.

L’interlocutore è proprio la visibilità, il Dio onnipotente celebrato anche dagli inconsapevoli. Non sappiamo più pregare, ci basta un posto al sole sul carro della mormorazione.

Capitano, mio capitano

Mi fa pensare a una scena del film Una settimana da Dio, quando il bravissimo Jim Carrey se la dorme mentre gli arrivano alle orecchie tutte le preghiere delle persone. Cerca di far finta di non sentire quelle voci che insistentemente si rivolgono a Dio, di cui lui fa le veci.

PRAYER FOR LIFE,NEW YORK CITY,ROE V WADE
Jeffrey Bruno

Il nostro comportamento abituale è simile e rovesciato; Dio c’è ed è un ascoltatore fedele e indefesso, ma noi lo abbiamo escluso e lanciamo i nostri urli ad altri, chiediamo ospitalità nel posto sbagliato e ne ricaviamo smarrimento. Avendo perso l’Origine a cui chiedere conto del nostro male e del bisogno di essere curati, salvati, aiutati, ci accontentiamo di potere fare monumenti giganti ai problemi.

Chesterton disse due cose apparentemente distinte, ma intimamente unite. Prima: gli uomini litigano perché non sanno discutere. Seconda: in mancanza di un ideale ci si accontenta di un pandemonio di rimedi. Il litigio e il rimedio sono spie di una resa. Suggeriscono la scena di un campo di battaglia in cui i soldati sono feriti e in confusione perché il capo in comando è stato ucciso; sbandano e fanno cose a caso, lontani mille miglia dalla salvezza.

In mancanza di un sistema di riferimento, si litiga anziché discutere; in mancanza di un sistema di riferimento, ci si affanna a tirar fuori rimedi d’urgenza perché non si capisce la vera natura del problema. Il benaltrismo è un nuovo modo di litigare e di rimediare maldestramente al nostro bisogno di essere ascoltati. Ci si accavalla senza logica e rispetto perché la ferita aperta degenera in egoismo (“se tu ti lamenti di questo, cosa dovrei dire io che …”).

Per fortuna la settimana di prova di Jim Carrey è finita da un pezzo ed era solo un film. Il Capo in comando è sempre stato saldo al timone; possiamo sovraffollarlo di preghiere, certi che alla nostra confusione Lui replicherà trovando il bandolo della matassa che ci sfugge. Il benaltrismo è solo l’ultima invenzione umana, deforme e rattrappita, che abbiamo dovuto tirar fuori da quando abbiamo licenziato la Provvidenza.

Il Creatore è l’unica maglia necessaria per tenere insieme la collana dell’umanità, nell’unicità di ogni componente e nella relazione virtuosa tra tutti: ogni perla (cioè persona) è una storia ferita che cammina a fianco di altre storie ferite. Perché litigare per aver un posto scomodo sulla zattera dei lamentosi, quando possiamo stare ciascuno al suo posto e indicarci a vicenda il capitano che può portarci salvi (tutti insieme e ciascuno) al porto? Perché urlare per aver 130 caratteri di visibilità angosciata su Twitter, quando possiamo avere un poema di misericordia inginocchiati in silenzio davanti ad un altare?

 

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