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“Il Trattato sul Purgatorio”: le tesi sulle anime purganti di Santa Caterina di Genova

Youtube/Amica9
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La mistica più importante del XV secolo ha avuto delle visioni, che ha riportato in un importante libro. Le anime vivono in quella dimensione tra "gioie" e "dolori"

Il papa Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell’udienza generale del 12 gennaio 2011 alla figura e all’opera sul Purgatorio di santa Caterina di Genova. La santa nasce a Genova 1447 e muore nel 1510. Era figlia di Francesca Negro e Giacomo Fieschi, vicerè di Napoli.

Il casato dei Fieschi era da sempre di parte guelfa, cioè devota al pontefice e Caterina, insieme alla sorella Limbania e ai due fratelli ricevette una profonda educazione umanistica e religiosa. Era una giovane bella, elegante, intelligente, qualità che divenivano un lasciapassare negli ambienti alti dell’Umanesimo, ma Caterina sentiva in cuor suo un unico sentimento, una profonda pietà nei confronti di Cristo e della Passione che aveva dovuto subire in favore dell’umanità.

A tredici anni Caterina chiede ai propri genitori di unirsi alla sorella Limbania, entrata nel monastero delle Canonichesse del Laterano, presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Ma è troppo giovane e la sua richiesta viene rifiutata. Per i suoi genitori è una fortuna: una figlia in convento era già più che sufficiente, per Caterina ci volevano altri progetti. Per anni la famiglia Fieschi si era trovata in contrasto con quella degli Adorno, di parte ghibellina, cioè legata al sovrano: quando Caterina compì sedici anni ne organizzarono le nozze con Giuliano, appartenente a quella famiglia, in modo da saldare una tregua.

Creative Commons

A malincuore, sfiduciata, Caterina si unì a un uomo che non amava e visse i primi cinque anni di matrimonio nella più profonda tristezza: Giuliano era un poco di buono, amava dilapidare il denaro, si abbandonava con soddisfazione ai piaceri femminili, riservando a Caterina solo maltrattamenti e indifferenza, soprattutto dopo aver scoperto che sua moglie non poteva avere figli. Caterina decise allora di sfruttare le qualità che la natura le aveva donato, conducendo per un periodo la stessa vita licenziosa del marito, ma più si perdeva in quel turbine di peccato, più il suo cuore si lacerava dal dolore e dal patimento.

Fino al 1473. Quell’anno Dio si rivelò a lei con tutta la sua forza, dandole il coraggio di ricominciare tutto da capo. Caterina si dedicò allora alla cura degli ammalati, con tale dedizione che finì per ritrovarsi accanto persino il marito pentito, in qualità di infermiere. Poi fondò insieme al Vernazza, un suo discepolo e seguace, la Confraternita del Divino Amore, dettandogli la propria poetica dell’amore divino, quello “che deve essere amato perché è amabile”, capace di trascendere ogni legame terreno.

Il mausoleo con i resti di Santa Caterina

Il suo “Trattato del Purgatorio” in cui la dottrina viene esposta influenzerà grandi religiosi come Giovanni della Croce e Francesco de Sales, rendendo Caterina la più importante mistica del XV secolo e l’autrice di una nuova spiritualità che influenzerà tutto il periodo successivo. Le sue riflessioni sulla purificazione, espiazione e santità delle povere anime non si riferisce ad eventuali visioni, ma ciò che lei stessa durante la sua vita come mistico cammino della dolorosa purificazione, dell’illuminante santificazione, al commovente amore di Dio e all’ardentissima unione ha vissuto sofferto e goduto.

Con il Trattato sul Purgatorio S. Caterina da Genova essa influì moltissimo sui teologi e sul popolo fedele delle seguenti generazioni e divenne anche una grande benefattrice e amica delle povere anime.

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