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Le voci dal Purgatorio ascoltate da Santa Brigida di Svezia: ecco le loro richieste

don Marcello Stanzione - pubblicato il 29/01/19

Le anime invocavano l'intervento del Signore. La santa, in diverse occasioni, riferisce le sue visioni

Già in partenza, Brigida sembra avere tutto. Un chiaro presagio che la sua esistenza l’avrebbe portata anche ad essere tutto: moglie, dama di corte, suora, santa, mistica e donna di potere.

Il re di Svezia è il prozio, suo padre il saggio Siniscalco, ovvero, il responsabile dell’andamento della corte di una della più grandi provincie del paese e sua madre, una ricchissima nobildonna molto colta e religiosa, la quale, incinta di Brigida, viene miracolosamente salvata durante un naufragio da un angelo, che la raccomanda di avere a cuore la nascitura perché la sua voce forte sarebbe stata ascoltata da molti popoli.

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E Brigida, infatti, cresce nel lusso, bella come le principesse delle saghe nordiche, educata come una donna indipendente, straordinariamente erudita per l’epoca e soprattutto felice, nel suo castello circondato dai boschi. Fin da piccola ha delle visioni, tra cui quella da cui deriva il suo simbolo: la Madonna le apparve porgendole una corona di fiori e chiedendole se volesse indossarla a condizione di comandare in nome dell’amore. Sposa innamoratissima di Ulf, un nobile molto devoto a Cristo e riesce, nonostante abbia otto figli, ad essere una perfetta amministratrice della loro tenuta e dei loro possedimenti. Come se non bastasse, manda avanti una regolare attività di sostegno ai poveri e intraprende con il marito diverse opere pubblico interesse.




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L’eco delle sue qualità raggiunge il Re, che la vuole a corte come dama della regina, Bianca di Namur. Nessuno poteva avere un’influenza positiva sui reggenti meglio di lei, che ben conosceva gli agi mondani, ma anche il sereno piacere di distaccarne per dedicarsi alla carità e all’operosità. Passano gli anni, ed un giorno il marito Ulf le chiede di accompagnarlo in pellegrinaggio al celebre santuario di Compostela e al ritorno le comunica il suo desiderio di chiudersi per il resto della vita nel monastero cistercense di Alvastra, dove già aveva scelto di vivere un loro figlio.

Ella seguì l’esempio del marito, ritirandosi dalla corte ed abbracciato coraggiosamente l’ideale monastico. Il nuovo orientamento dato alla sua vita favorì le sue riflessioni mistiche e le servì a mettere in atto una grande idea, che coltivava da tempo; fondare un Ordine religioso. Come base scelse il castello di Vadstena, donatole dal re, e diede all’Ordine caratteristiche originali e rivoluzionarie, a partire dalla struttura: il monastero era “doppio”, cioè costituito sia da uomini che da donne, la preghiera era in comune.




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Sull’esempio della comunità apostolica (72 discepoli e 12 apostoli più S. Paolo), anche le comunità dell’Ordine, posto sotto la regola di S. Agostino, sarebbero state composte di 85 membri: 60 monache, 14 monaci, 4 diaconi e 8 fratelli. Il progetto ebbe una grande riuscita, ottenne l’appoggio del papa e del re di Svezia e si sviluppò in ben 78 monasteri in tutt’Europa, nonostante le rigide regole geometriche. Rimasta vedova, con i figli ormai adulti e avviato il suo ordine, si dedicò totalmente alla vita ascetica e contemplativa.

Il contenuto straordinario delle sue visioni è raccolto nelle Quindici orazioni di Nostro Signore e nelle Rivelazioni celesti, dettate in svedese e poi tradotte in latino. Vere illuminazioni, innovative e profetiche, che le valsero il nome di “portavoce di Dio”, in un secolo critico per la Chiesa e tormentato dalla Guerra dei Cent’anni.

Contemporanea di S. Caterina da Siena, aveva in comune con lei non solo la capacità di svolgere un ruolo di primo piano presso i Papi e dirigenti politici europei, ma anche il vivo interesse per la pace tra gli Stati e per l’unità dei cristiani. Nel 1349 venne a Roma e prese dimora in un locale presso piazza Farnese, proprio nel luogo dove sarebbe poi sorta la chiesa a lei intestata, che ebbe la sua più grande espansione dopo la morte di S. Brigida, sotto la direzione della sua stessa figlia. Anche lei si chiamava Caterina e sarebbe diventata santa.


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Nelle sue visioni si narra che un giorno ebbe una visione del Purgatorio, sentì la voce di un Angelo che consolando le anime ripeteva queste parole: “Sia benedetto Colui che, vivendo ancora sulla terra, soccorre con operazioni e buone opere le anime purganti, poiché la giustizia di Dio esige che senza l’aiuto dei viventi siano queste necessariamente purificate nel fuoco”.

Allo stesso momento, dalle profondità dell’abisso udì un gruppo di voci che dicevano: “O Cristo, giudice giustissimo, in nome della tua infinita misericordia non guardare ai nostri falli, che sono senza numero, ma ai meriti infiniti della tua preziosissima Passione ed infondi, te ne preghiamo, nel cuore del clero sentimenti di vera carità, onde per le sue preghiere, mortificazioni, elemosine ed indulgenze applicabili in nostro suffragio, siamo soccorse nei nostri estremi bisogni”.

E udì ancora altre voci che aggiungevano: “Grazie siano rese a coloro che ci apportano sollievo nelle nostre sventure; la vostra potenza è infinita, o Signore: renda il centuplo ai nostri benefattori, che ci inducono più presto nel soggiorno della vostra luce divina”.


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