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A Panama Papa Francesco consacra un altare

Xavier Lenormand
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Nei giorni in cui risiede nel Paese centramericano, il Pontefice ha offerto un bellissimo dono all’arcidiocesi della capitale del Paese: ha consacrato egli stesso l’altare della cattedrale. Una prima volta sul continente americano.

L’altare di una chiesa è lungi dall’essere una tavola come un’altra, questo va da sé. Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega precisamente i “due aspetti” dell’altare: esso è certamente «l’altare del sacrificio del Signore», ma è pure «il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all’assemblea dei suoi fedeli» (CCC 1383). Per questo quando un fedele passa davanti a un altare gli si richiede di inchinarsi in segno di rispetto.

Mensa sulla quale il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Cristo, l’altare deve essere consacrato in vista di questa vocazione tanto particolare. Proprio questo rituale di dedicazione è quello che Papa Francesco ha performato ieri, 26 gennaio, nella cattedrale di Santa Maria La Antigua in Panama. Anzitutto, nella mensa vengono incassate le reliquie dei santi. Un gesto che sottolinea l’unione mistica dei santi in Cristo. Esso ricorda pure che la fede è stata trasmessa di generazione in generazione. Si tratta quindi anche di un appello alla missione, ad annunciare a propria volta la Buona Notizia.

A Panama, Papa Francesco ha murato nell’altare le reliquie di quattro santi. Tre fra loro sono santi di America latina, per i quali esiste una grande devozione in questa regione del mondo: san Martino di Porres, santa Rosa da Lima e sant’Oscar Romero. La quarta reliquia è di san Giovanni Paolo II, primo Pontefice Romano a essersi recato a Panama, nonché ideatore e iniziatore delle GMG – le quali offrono il riferimento contestuale in cui l’altare è stato consacrato.

La seconda tappa è l’unzione dell’altare col sacro crisma. Il capo della Chiesa cattolica ha versato un’intera ampolla di crisma sull’altare. Lo si fa versando l’olio in forma di croce ai quattro lati dell’altare… per quanto sia sacro, l’olio sporca: ecco perché il celebrante si toglie la capsula prima di versarlo. Una volta che l’abbia fatto, lo sparge coscienziosamente su tutta la mensa, a mani nude.

Mix di olio e di essenze profumate, il sacro crisma designa ciò che è scelto da Dio. Ecco perché ogni cristiano viene segnato con quest’olio al momento del battesimo e della confermazione, con una croce tracciata dal sacerdote sulla fronte. Lo spargimento di quest’olio su ogni altare viene dunque a segnare il carattere sacro di quella mensa. Segnando colui che è scelto da Dio, il sacro crisma fa “sentire” Cristo. Un odore fragrante che si diffonde per tutta la cattedrale di Panama.

Dopo le reliquie e il sacro crisma, tocca all’incenso sottolineare la vocazione dell’altare. In un braciere disposto sulla mensa viene fatta bruciare una resina aromatica, mentre all’intorno l’altare viene incensato con un turibolo nel modo più tradizionale. Questo rito simboleggia le preghiere che salgono verso il Signore, come le volute d’incenso salgono verso il cielo.

L’altare viene successivamente coperto da una tovaglia, e dei ceri accesi vi vengono disposti per mostrare la presenza di Cristo, luce del mondo. Il rito di dedicazione non si completa se non con la consacrazione eucaristica sulla mensa, che viene a sigillare definitivamente la sua vocazione.

Il rituale di consacrazione di un altare è dunque relativamente raro, specialmente quando si tratta dell’altare maggiore – cioè dell’altare principale – di una cattedrale. Così Panama – che poteva già inorgoglirsi di essere il primo Paese di America centrale ad accogliere le GMG – è pure il solo Paese di tutto il continente americano il cui altare si stato consacrato da un successore di Pietro.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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