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Vuoi essere felice? Credi alle promesse di Dio, non ai tuoi progetti di perfezione

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3 La persona è presente in tutta la vostra giornata Un sintomo molto comune dell'innamoramento è concentrare l'attenzione sulla persona quasi senza rendersene conto. È verificato che quando ci innamoriamo c'è una consistente attività neuronale in zone del cervello ricche di dopamina e in quelle legate al pensiero ossessivo. Si può provare una certa dipendenza e non riuscire ad allontanare lo sguardo dalla persona. Il contatto visivo è un segno chiave nell'attrazione.

Il messaggio della Santa Casa di Loreto - pubblicato il 25/01/19

La fede ci fa credere alle promesse di Dio, la speranza ce le fa desiderare dipanando ogni dubbio. La radice della gioia che ci dona Dio non è nel soddisfacimento dei nostri progetti ideali e perfetti, ma nel compimento delle sue promesse.

di Sor. Francesca Entisciò

L’uomo è fatto per entrare in comunione con Dio e solo in questa comunione può trovare la sua felicità più profonda. La scoperta dell’amore deve essere in lui non soltanto il risveglio all’amore per un’altra persona umana, ma all’amore di Dio. In particolare è solo l’entrata in comunione con Dio che può conferire alla gioia la sua qualità più alta. Naturalmente vi sono diversi gradi di felicità, ma quello più alto si trova nell’avvicinamento dell’uomo a Dio. A tutti gli uomini viene chiesto l’amore totale per il Signore, perché solo con questo possono giungere alla felicità per la quale sono stati creati. Il segreto della gioia umana si trova nel segreto di Dio. Dio ha fatto comprendere all’uomo che l’ha creato per la felicita; gli ha rivelato soprattutto come ha salvato questa felicità e come, mediante l’azione della sua grazia, ha promesso una gioia ben superiore a quella richiesta dalla natura umana per sé stessa. Con la sua luce, ha pure distolto l’uomo da tutte le illusioni, da tutte le false apparenze di felicità. Infatti, alla fragilità e alle insufficienze della gioia, come si impongono ad ogni esperienza umana, egli ha risposto con il dono della sua gioia divina. Ha voluto che la propria gioia diventasse quella dell’umanità. Dio ha preso l’iniziativa, nella rivelazione, di mostrare all’uomo il vero cammino della gioia. (Jean Galot, Il cristiano e la gioia, Città Nuova Editrice, Roma 1988)

Abbiamo tutti fatto esperienza di camminare nella fatica, almeno una volta nella vita di sicuro. Nel camminare è iscritta la fatica, il viaggio porta con sé ancora prima della gioia di raggiungere la meta, il prezzo di una grande fatica. È vero, però, che nel cammino della vita cristiana, costellato di tanti percorsi tortuosi, si è accompagnati da una gioia profonda, vera, una gioia inalterabile anche di fronte a difficoltà ritenute impossibili da affrontare. Perché il primo e più vero cammino per l’uomo è proprio quello della gioia, la gioia di tornare a casa, correre nelle braccia sicure e forti del Padre.




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1. Le illusioni

Uno dei pericoli più insidiosi nel cammino spirituale sono le illusioni, dette con un linguaggio più tecnico, anche menzogne. Si presentano a noi sotto varie tipologie, tra le quali una ad esempio è quella dell’idealizzazione del cammino, del progetto di Dio su di me, del mio ruolo nel mondo… l’illusione del come dovrebbe essere, e purtroppo non sarà mai, e la realtà che vivo nel quotidiano che non corrisponde. Quando avviene questo tipo di meccanismo si utilizzano una quantità enorme di energie per incastrare nella nostra visione della vita le cose che non capiamo che vorremmo fossero in un certo modo, vivendo nell’incapacità di stare nel presente e di lasciare che Dio ci parli col suo Spirito attraverso gli eventi della storia, che sono molto più reali delle nostre fantasie. Molti mangiano questa menzogna desiderando una felicità altra, che ha determinate caratteristiche, condizioni ideali, un riscontro sensibile immediato, perdendosi tutto un presente che, sebbene faticoso come lo è ogni cammino autentico, però porta con sé una gioia pacifica e profonda, che non muta con gli eventi esterni, ma che rimane radicata nel cuore. Segno di vera gioia e uno sguardo sulla vita impregnato di speranza. La fede ci fa credere alle promesse di Dio, la speranza ce le fa desiderare dipanando ogni dubbio. La radice della gioia che ci dona Dio non è nel soddisfacimento dei nostri progetti ideali e perfetti, ma nel compimento delle sue promesse.

1. La comunione

Smascherare le menzogne e dissi in verità che abbiamo molti ideali fuori dalla realtà, è il primo passo per guarire e incamminarsi seriamente nelle vie di Dio e intraprendere un vero cammino spirituale non fondato su illusioni, ma sulla comunione. Il vero termometro per misurare la temperatura della gioia spirituale e dell’autenticità del cammino, è la comunione che si instaura con Dio. Il fine e il compimento dell’esistenza dell’uomo, è proprio questa comunione profonda con il suo creatore, comunione non basata sul sentimentalismo, anch’esso fuorviante, ma nella partecipazione alla stessa gioia di Dio. Pertanto, per acquistarla, dobbiamo mollare la presa, quella delle razionalizzazioni inutili, dei calcoli frettolosi, delle pretese capricciose, ma fare spazio alla nostalgia, a quella mancanza dolce che tutti abbiamo nel cuore che ci ricorda da dove veniamo e dove dobbiamo tornare.

Attraverso il cammino della vita, di tutta la vita, Dio ci dona di partecipare del suo segreto di amore e di gioia, segreto assolutamente lontano dalle nostre logiche, ma veramente vicino al nostro cuore. Questo è il linguaggio che tutti possiamo comprendere ogni volta che, nella preghiera fatta col cuore, lo Spirito grida in noi: Abbà, Padre. Comunione con Dio.




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