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Conoscete le due patrone della GMG di Panama?

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Silvia Lucchetti - pubblicato il 25/01/19

Beata María Romero Menses e santa Rosa da Lima sono tra gli otto testimoni di speranza scelti per la Giornata Mondiale della Gioventù. Scopriamo insieme la vita e il carisma di queste due sante!

Sulla pagina facebook della Giornata Mondiale della Gioventù che si sta svolgendo a Panama vengono pubblicate immagini splendide di questo evento unico – nato trentacinque anni fa da una grande intuizione di papa Wojtyla – che coinvolge ragazzi e ragazze di tutto il mondo e che, con la grazia di Dio, porterà tantissimi frutti.

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MONSIGNOR DOMENICO SIGALINI

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Tra gli otto santi patroni di quest’anno ci sono due donne: la beata María Romero Menses e santa Rosa da Lima. Ecco un assaggio della vita di queste religiose e del loro speciale carisma.

Beata María Romero Menses sulle orme di don Bosco

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María nasce a Granada di Nicaragua il 13 gennaio del 1902 in una famiglia molto benestante ma attenta ai bisogni dei più poveri, da papà Félix Romero Arana – ministro nel governo repubblicano – e da mamma Ana Meneses Blandón.

Studia le discipline artistiche e mostra un grande talento per la musica e la pittura. A dodici anni conosce la figura don Bosco attraverso il collegio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, e ne rimane folgorata. Il carisma di don Bosco incarna perfettamente il suo sentire più profondo e infatti nel 1923 diventa una Figlia di Maria Ausiliatrice e comincia a svolgere un’instancabile attività apostolica dando vita a grandiose opere sociali, specialmente in Costa Rica dove è inviata nel 1931 dopo aver pronunciato i voti perpetui.

I suoi tratti distintivi sono la devozione mariana e l’amore per i poveri ed è così che conquista le sue giovani allieve che con la sua formazione diventano missionarie, “las misioneritas”. Andavano nelle capanne dei poveri, aiutavano a pulire, portavano viveri e vestiti radunati da suor Maria e facevano catechesi. Tutti sono conquistati dalla sua fede incrollabile nella Provvidenza e tantissime persone facoltose e benestanti collaborano ai suoi progetti per aiutare i più deboli. Così, grazie alle donazioni che “la sua Regina”, Maria Ausiliatrice, le fa arrivare, e all’opera volontaria di medici specialisti, riesce a dare vita ad un poliambulatorio per assicurare assistenza medico-farmaceutica ai più poveri; con una cappella per pregare e delle sale per la catechesi e l’alfabetizzazione.


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Per le famiglie senza tetto fa costruire, sempre grazie all’aiuto della Provvidenza, delle piccole case e così nascono così le ciudadelas de María Auxiliadora: un’opera che continua ancora oggi attraverso l’Associazione laica di Asayne (Asociación Ayuda a los Necesitados).

Suor Maria è una instancabile madrespirituale pronta in ogni occasione a sostenere, incoraggiare, indirizzare chi le si accosta. Il suo apostolato trae forza dall’amore grande per Gesù, “suo RE” e la sua gioia più grande è quella di portare l’amore di Cristo ai dimenticati, agli ultimi, ai sofferenti per vedere rifiorire le vite appassite.

Muore d’infarto il 7 Luglio 1977 a Las Peñitas. Il Governo di Costa Rica la dichiarò cittadina onoraria della nazione. La sua salma è a San José de Costa Rica, presso la grande opera da lei fondata come “Casa de la Virgen” e “Obra social”.

Papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata beata il 14 aprile 2002, III Domenica di Pasqua.

Fonti:Santi e beati.

8 pensieri della beata María Romero Menses

Ecco alcuni suoi pensieri tratti dalla pagina Preghiere per la famiglia:

– Il modo migliore per servire il Creatore è fare del bene ai fratelli. – «Date a chi chiede». E io che cosa posso dare? Devo dare me stessa, devo dare la mia intelligenza per insegnare a chi non sa e correggere chi sta nell’errore. Devo dare la mia vita. Devo dare il mio tempo perché bevano tutti gli assetati… – Quello che abbiamo dobbiamo sentire il bisogno di darlo. – Le persone che trascorrono la vita più felice sono quelle che non pensano innanzitutto a se stesse, ma si preoccupano di coloro che le circondano, e fanno il proprio dovere fidandosi di Dio per tutto il resto. – Tutte le volte che ci sentiamo insoddisfatti è perché abbiamo posto un limite alla nostra generosità. – Ti saluto, Maria, dolcissima Madre mia! Saluta tu Gesù da parte mia. – Chi vuole amare Dio deve dimenticarsi di sé e darsi a lui senza alcun calcolo. Deve immergersi in Dio come la pietra gettata nell’abisso. – Cercherò di assomigliare a un raggio di luce che diffonde allegria intorno a sé, anzi:un sorriso della bontà di Dio.



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Santa Rosa da Lima: il dono delle nozze mistiche, della profezia, della bilocazione

SANTA ROSA
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Rosa da Lima, al secolo Isabel Flores de Oliva, nasce nella capitale dell’allora ricco Perù, il 20 aprile 1586, decima di tredici figli di una nobile famiglia, di origine spagnola da Gaspare Flores, un gentiluomo della Compagnia degli Archibugi, e mamma Maria de Oliva. La piccola vive un’infanzia agiata ma dopo un terribile crollo finanziario della famiglia si rimbocca le maniche svolgendo ogni genere di attività per rendersi utile e guadagnare da vivere.

I suoi numerosi agiografi (esistono circa 400 agiografie su di lei) raccontano che a tre mesi dalla nascita la sua culla sarebbe stata circondata da rose. Ma il nome di Rosa glielo mette, per la prima volta, la serva Mariana di origine india, che le faceva amorevolmente da balia e che, colpita dalla bellezza della bambina, la chiama Rosa.

L’arcivescovo di Lima Toribio de Mogrovejo (anche lui santo) le conferma, in onore alle sue straordinarie doti fisiche e morali, quell’appellativo aggiungendo “di Santa Maria” per esprimere il dolcissimo amore che fin dall’infanzia lega Rosa alla Vergine. La Regina del Rosario, in particolare, le elargisce il dono dell’infanzia spirituale fino a farle condividere la gioia e l’onore di stringere spesso tra le braccia il Bambino Gesù.

Sin da piccola desidera consacrarsi a Dio nella vita claustrale, ma il Signore le mostra che la sua volontà è che lei rimanga vergine nel mondo. Sceglie santa Caterina da Siena come suo modello di vita e si ispira a lei per apprendere l’amore per Cristo, per la sua Chiesa e per i fratelli indios.




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Ha 20 anni quando veste l’abito del Terz’ordine domenicano, come la santa senese, e allestisce nella casa materna un ricovero per i bisognosi, dove presta assistenza ai bambini ed agli anziani abbandonati, in modo speciale a quelli di origine india. Sempre come Caterina, vive la passione di Gesù e sperimenta anche la sofferenza della “notte oscura” per 15 anni. Il Signore la benedice con il dono straordinario delle nozze mistiche e di tanti carismi: quello della profezia, della bilocazione e quello di compiere miracoli.

Dal 1609 si rinchiude in una cella di appena due metri quadrati (dalla quale esce solo per andare a messa) costruita nel giardino della casa materna. Lì prega in ginocchio in comunione con il Signore e comincia ad aver delle visioni mistiche, tutte le settimane, dal giovedì al sabato.

Nel 1614, i familiari la obbligano a trasferirsi nell’abitazione della nobile Maria de Ezategui, e lì muore, straziata dalle privazioni, tre anni dopo. “Questo è il giorno delle mie nozze eterne”: era il 24 agosto 1617; aveva poco più di trentun’anni.

Il giorno del suo funerale, una folla di devoti tenta di strappare alcuni lembi di tessuto dai suoi vestiti per avere così una reliquia.

Nel 1668 è beatificata da Papa Clemente IX (Giulio Rospigliosi, 1667-1669). Due anni dopo viene insolitamente proclamata patrona principale delle Americhe, delle Filippine e delle Indie occidentali: un riconoscimento singolare dal momento che un decreto di PP Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-1644) del 1630 stabiliva che non potessero darsi quali protettori di regni e città persone che non fossero state canonizzate.

Il 12 aprile 1671 Papa Clemente X (Emilio Altieri, 1670-1676) la canonizza.

Il suo corpo è venerato nella Basilica Domenicana del S. Rosario a Lima.

Con la riforma del calendario liturgico, la commemorazione di S. Rosa da Lima fu spostata dal 30 al 23 agosto.

È patrona dei giardinieri e dei fioristi. È invocata in caso di ferite, contro le eruzioni vulcaniche ed in caso di litigi in famiglia.

Fonti:Santi e beati


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Il giorno che mio figlio si ferì alla testa era la festa di Santa Rosa

A proposito di ferite, la mia collega Annalisa Teggi ci ha raccontato un episodio personale vissuto dalla sua famiglia che ha goduto dell’intercessione di santa Rosa. Vi riporto la sua toccante testimonianza:

Mio figlio Martino cadde sugli scogli procurandosi un taglio grande e profondo. Stavo recitando in quel periodo la novena delle rose di Santa Teresina perché era un momento difficile per la nostra famiglia. Martino ha avuto 20 punti in testa e nessuna conseguenza da quell’incidente; quando mi chiesi quale santo del giorno dovevo ringraziare per la protezione mi resi conto che era il 24 agosto, Santa Rosa da Lima. Così Santa Teresa mi ha dimostrato la sua presenza alleandosi con un’altra Santa.

3 pensieri di Santa Rosa da Lima

Ecco alcuni pensieri tratti dal blog Centro San Michele Arcangelo

– Al di fuori della croce non vi è altra scala per salire al cielo – Da parte di Cristo e con parole della sua stessa bocca vi avveerto che non si riceve grazia senza soffrire afflizioni. – E’ necessario che dolori si aggiungano a dolori per conseguire l’intima partecipazione alla natura divina, la gloria dei figli di Dio e la perfetta bellezza dell’anima.

Le storie dei santi ci mostrano come affidarsi a Cristo sia l’unica vera garanzia di felicità. In un mondo che esalta i divi abbiamo sempre più bisogno di guardare ai santi, di chiedere al Signore di donarci il loro stesso sguardo fecondo, la loro stessa incrollabile fede.

Scrive Giovanni Donna d’Oldenico:

“Se vuoi un figlio santo, fa’ di tutto perché non diventi un divo” (…) Il santo è uomo a tutto tondo, l’uomo vero, realizzato e felice, mentre il divo è un “ometto”, una caricatura, un uomo a metà, magari ha successo ed è famosissimo ma ha un’umanità esile.

Ti preghiamo, Signore, per intercessione di santa Rosa da Lima e della beata María Romero Menses, che tutti i giovani riuniti a Panama possano essere felici, ovvero santi!




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