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Percepiamo le necessità gli uni degli altri?

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Vera Petrunina / Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 24/01/19

Fa male risultare invisibili a chi ci è più vicino. L'amore non ignora mai chi ama

Nella vita ci sono persone esperte nell’anticipare i miei desideri. Vedono quello che mi costa. Percepiscono che c’è qualcosa in me che non è in ordine.

Vorrei che anticipassero sempre i miei desideri. Che cercassero di rispondere ai miei gusti. Arrivo anche ad esigerlo.

Non è che ho sempre bisogno del loro aiuto, ma mi piace che si offrano di aiutarmi. Non mi serve che facciano qualcosa per me, ma che esprimano il desiderio di farlo e si rendano conto della mia stanchezza, del mio dolore, della mia pena.

Ciò che mi fa più male è risultare invisibile a chi mi è più vicino. Che le persone non mi vedano quando soffro, quando piango, quando sono triste. Che non vedano la mia angoscia, la mia pena, la mia paura, il mio dolore. Che non sappiano cosa sto vivendo.

È vero, neanch’io glielo racconto, ma spero che lo vedano. Non devo raccontare tutto.

Se bisogna fare qualcosa, una necessità a cui assolvere, non aspettino sempre che me ne occupi io. Se qualcuno ha bisogno di aiuto e lo chiede, non dia per scontato che sarò io ad aiutare. Non voglio che sia così.

Mi aspetto di più dalle persone che amo, ma forse esigo ciò che non hanno, quello che non possono darmi.

Nel film El velo pintado il protagonista diceva: “Suppongo che tu abbia ragione, siamo stati sciocchi a cercare nell’altro qualità che non ha mai avuto”.

Esigo dagli altri quello che non mi possono dare. Non uscirà da loro. Non mi vedranno nella mia fragilità. Non si renderanno conto delle mie paure.

E io continuo a esigerlo. Come un bambino di cattivo umore perché la vita non risponde alle sue aspettative. Non molti si renderanno conto della mia necessità. Non faranno nulla per placare la mia sete.

Posso vivere esigendolo o posso accettare la realtà com’è, amandola. Ma non voglio rinunciare ai miei desideri e alle mie necessità.

Non mi lascio trascinare da questa tentazione: “Una prima tentazione è sopprimere il mondo dei desideri per non vedersi profondamente feriti e non soffrire inutilmente, prendendo le cose come vengono, senza alcuna proiezione o rischio: il ‘Non illuderti per non doverti disilludere’ è il relativismo di chi vive in funzione di come soffia il vento, cercando di non crearsi troppi problemi” [1].

Il mio desiderio è importante. E anche la mia necessità. Se la reprimo sfugge da qualche lato. Non posso vivere rinunciando sempre a ciò che mi dà aria e pace. Corro il pericolo di spezzarmi dentro.

Ho bisogno che Dio ascolti i miei desideri, i miei dolori, le mie pene. Non li reprimo. Li offro. Maria mi guarda commossa e sussurra a Gesù: “Non c’è vino”. E so che Ella mi ascolta ed esaudisce i miei desideri. Non mi ignora. Mi ama.

E l’amore non ignora mai chi ama.

Ho anche un’altra missione. Posso essere come Maria per gli altri. Posso vedere che manca il vino a chi è vicino e fare qualcosa per lui. Posso essere più sensibile, più attento ai dettagli. Di cosa ha bisogno chi è al mio fianco? Anticipo i suoi desideri più semplici?

A volte racconto come mi sento. Parlo di me, dei miei problemi, della mia mancanza d’acqua. Ma non chiedo all’altro come sta, cosa gli succede, di cosa ha bisogno.

Vivo concentrato su me stesso, sui miei problemi e sui miei dolori, sulle mie tristezze e sui miei dolori. Quanto mi fa bene guardare gli altri come mi guarda Maria!

Ella mi guarda con misericordia e mi dà tutta la sua attenzione. Non stacca gli occhi dalla mia vita. Mi guarda commossa. E sa di cosa ho bisogno per essere felice.

Voglio imparare a rendere felici gli altri. Voglio che esca da me. Non voglio fare solo ciò che si aspettano da me, voglio fare di più, voglio anticipare i desideri altrui. Essere al di sopra delle mie pretese. Non rimanere solo nel mio mondo ristretto ed egoista.

Pensare agli altri mi riempie il cuore e amplia il mio orizzonte. Pensare a rendere felici gli altri mi fa più felice. Ci riesco? Riesco a far sì che chi mi è vicino sia più felice?

Credo che questo sia il senso dell’amore. Anticipare i desideri dell’amato, che si tratti delle persone che Dio mette sul mio cammino o di Dio stesso, che tante volte dico di amare. Voglio essere fedele ai suoi desideri. Voglio essere attento alla sua necessità di essere amato.

[1] Giovanni Cucci SJ, La forza dalla debolezza

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