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Nello stato di New York sarà possibile abortire un figlio fino alla nascita

PROLIFE, FETO, MARCIA

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Annalisa Teggi - pubblicato il 24/01/19

Ecco tutti i passaggi della legge approvata due giorni fa: aborto garantito fino a termine gravidanza, la cancellazione del reato di omicidio nel caso di soppressione di nascituri e la definizione di persona come essere umano nato e vivo.

Il 22 gennaio, due giorni fa, lo Stato di New York ha voluto celebrare in modo plateale la ricorrenza dei 46 anni della sentenza Roe vs Wade, caso giuridico che aprì le porte alla legalizzazione dell’aborto in America. Chiamarlo diritto fa rabbrividire; questa presunta conquista delle donne è marciata a passo funesto fino a ottenere riconoscimenti aberranti di cui uno dei più tremendi è il Decreto sulla Salute riproduttiva varato, appunto due giorni fa, a New York.




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Il Decreto era in stallo da tempo, bloccato dai Repubblicani finché controllavano le camere; ora che la maggioranza in entrambe è dei Democratici, ci si è affrettati a tramutare in legge questo testo di presunta sanità pubblica. Nella sera di martedì 22 gennaio il governatore Andrew Cuomo ha firmato l’atto: al Senato la vittoria era stata sancita da 38 voti favorevoli e 24 contrari, nell’assemblea plenaria i voti favorevoli sono diventati 94 e i contrari 47.

In segno di trionfo e festa uno dei nuovi grattacieli del World Trade Center è stato illuminato di rosa. Curioso, pochi mesi fa è stato deciso – sempre a New York – che nel certificato di nascita di un bambino si può non attribuirgli alcun sesso, scrivendo genere X, eppure questi avanzatissimi legislatori ricadono nello stereotipo vetusto del rosa, per parlare di trionfo delle donne. Cosa c’è da festeggiare?

Si festeggia il fatto che finalmente la donna è protetta nel suo diritto di scelta – gridano a gran voce i sostenitori.




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Certamente si è scritta una pagina di storia, possiamo mettere a verbale che l’essere umano è quella creatura capace di scriversi da sola il certificato di morte, e di celebrare in pompa magna l’autodistruzione della specie. Sì, perché ripercorrendo passo passo ciò che è scritto in questo documento ci si accorge che non è in gioco solo la dignità del bambino nel grembo materno, ma la vita stessa di noi adulti. Vediamo insieme.

I diritti

L’intero testo del decreto di legge è disponibile on line, ciascuno potrà districarsi tra i mille commenti che brulicano nel web ritornando alla sorgente. Nero su bianco. A mero titolo di pura divagazione, vale la pena ricordare da quale ipotesi politica nacquero gli Stati Uniti D’America, quel celeberrimo passaggio della Dichiarazione d’Indipendenza che pone la Vita, la Libertà e la Felicità come fondamento della cosa pubblica:

Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati.


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In questo documento ricorreva ancora un riferimento al Creatore, e lo si riteneva depositario dei diritti inalienabili delle persone. Mettere Dio a protezione dei nostri diritti è la cosa più umana possibile, perché se questi finiscono in mano ai nostri simili – umani giudici – il destino personale può precipitare nel disumano, subumano, inumano.

Conclusa la seduta “storica” di martedì scorso, in aula a New York sono esplosi gli applausi, ma qualcuno ha sentito anche una voce tuonare sull’assemblea: “Possa Dio Onnipotente aver misericordia di questo stato”.

Aborto, omicidio, persona: nominare le cose per cancellarle

Il testo della Legge sulla Salute Riproduttiva è un esempio perfetto di cosa ne è dell’umano quando ne è padrone l’umano. L’apertura, eccola:

La Costituzione di New York e la Costituzione degli Stati Uniti protegge il fondamentale diritto della donna di aver accesso all’aborto sicuro e legale; le corti hanno ripetutamente riaffermato questo diritto e ulteriormente rimarcato che gli Stati non possono frapporre eccessivi ostacoli alle donne che cercano di accedere a questo diritto.

Parola chiave: protezione. Soggetto: donna. Le parole parlano in modo inequivocabile e non menzionano la gravidanza, ma una donna che vuole abortire.


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Dunque salute pubblica in questo caso è interpretare la gravidanza al singolare, escludendo – appunto senza menzionare – l’altro protagonista della faccenda: il feto, il bambino, il figlio. Protezione è applicabile all’unico soggetto con cui si vuole raccontare questa storia, la donna … diminuita peraltro del nome che già le compete, madre. Togliere nomi, un plagio della realtà.

Ma anche le definizioni sono interessanti, leggiamo:

L’aborto è una delle procedure mediche più sicure eseguite negli Stati Uniti, l’obbiettivo del regolamento medico dovrebbe essere quello di migliorare la qualità e disponibilità dei servizi di salute e cura.

In inglese “sicuro” è “safe” che può voler dire anche “salvo”; avvicinare questo termine ad aborto è un salto mortale della logica. L’aborto è solo una procedura medica? Cosa c’è di sano e salvo in questa procedura? La madre non muore sotto i ferri, ma qualcuno che muore c’è. E la sopravvivenza delle madri, ci garantiscono le dirette interessate, è segnata in modo irrimediabile, anche fisico. Per non vedere questo scomodo protagonista della storia, il feto – figlio, bisogn estirparlo in modo inequivocabile; per ora si è solo fatto finta di non vederlo.


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Ecco che il documento vira decisamente sul nascituro, il quale può essere soppresso finché non produce il primo vagito alla luce del giorno:

[un operatore sanitario] può praticare un aborto quando, in accordo con il suo ragionevole giudizio medico e la buona fede professionale basa sulla conoscenza dei fatti inerenti il caso della paziente: la paziente è nelle prime 24 settimane dall’inizio della gravidanza, o c’è un’incompatibilità alla vita del feto, o l’aborto è necessario per proteggere la vita o la salute della paziente.

Sarà dura arrivare alla nascita per un nascituro sgradito; la discrezionalità della scelta lascia aperto un portone enorme sugli aborti tardivi. Ma, per fare proprio terra bruciata tra la creatura in grembo e il mondo dei nati, c’è un ulteriore tassello; che non riguarda solo il feto ma anche gli adulti.

L’ultima parte del documento riscrive la definizione di omicidio e quella di persona, cancellando dal novero della violenza la soppressione di un nascituro nel ventre. Non è più omicidio se il bambino ucciso non è ancora nato. Quello in corsivo tra parentesi è la parte di legge che è stata cancellata:

Omicidio significa condotta violenta che causa la morte di una persona (o di un bambino non nato di cui una donna è incinta da più di 24 settimane) in circostanze che costituiscono assassinio, omicidio colposo di primo e secondo grado, o omicidio causato da negligenza criminale (aborto di primo grado o aborto autoinflitto di primo grado)

L’impatto visivo è potente:

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