Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Naprotecnologia: perché nel dolore della sterilità la FIVET non è affatto l’unica via!

COPPIA IN ATTESA
Condividi

Avete già sentito parlare del Modello Creighton? Siamo nell’ambito dei cosiddetti “metodi naturali”: nel pieno rispetto della donna, dell’uomo e dei figli che verranno. Ed è molto efficace!

Di fronte al dolore di una coppia che non riesce ad avere figli, solitamente la via privilegiata consigliata dai ginecologi è quella della procreazione medicalmente assistita. Ma esiste un’alternativa cattolica alla fecondazione in vitro che purtroppo è ancora troppo poco conosciuta in Italia: la Naprotecnologia.

Leggi anche: Alla ragazza che ha odiato il mio annuncio di gravidanza

Abbiamo intervistato un’insegnante del Modello Creighton per avere maggiori informazioni e fare un po’ di chiarezza.

In cosa consiste la Naprotecnologia e il Creighton Model System?

La Naprotecnologia è una nuova scienza sulla salute della donna nata negli Stati Uniti e approdata in Europa una decina di anni fa. Si basa sulla valutazione degli eventi che si verificano durante il ciclo della donna, registrati su delle tabelle col metodo Creighton Model. Nelle tabelle vengono ad esempio registrati i fenomeni di sanguinamento, perdite di muco e giorni secchi così da avere dei biomarcatori sensibili che permettono di capire il normale o anormale funzionamento del corpo della donna. Non solo il Modello Creighton è un metodo di pianificazione familiare, utilizzato per ottenere una gravidanza o anche evitarla, ma è utile anche per monitorare la propria salute ginecologica (imparando ad osservare questi biomarcatori si possono infatti capire le fasi naturali di fertilità e infertilità che si avvicendano e riconoscere il proprio stato di salute). Si possono quindi investigare casi di infertilità, aborti ripetuti, sanguinamenti anomali, cisti ovariche ricorrenti, dolori addominali, sindrome premestruale ed è uno strumento prezioso ed affidabile anche nei casi nei quali l’intento della coppia sia di evitare una gravidanza.

Leggi anche: Come si fa a ringraziare Dio per la propria sterilità? La storia di Michela e Christian

Qual è il ruolo della practitioners* e quando subentra il ginecologo?

Il ruolo della practitioner è insegnare alla coppia interessata il Modello Creighton (insegnando loro a registrare su delle taballe standadizzate i biomarcatori della fertilità così che la donna possa imparare a distinguere le fasi fertili del proprio ciclo da quelle sterili) e accompagnarla durante tutto il percorso oltre ad essere un appoggio anche psicologico in tutti i momenti difficili. Successivamente, dopo tre mesi della tabella compilata col Modello Creighton, subentra il medico Napro, che utilizzando le osservazioni riportate nelle tabelle, ricerca approfonditamente tutte le possibili cause che portano a una riduzione della fertilità così da correggerle avvalendosi delle più moderne e convalidate tecniche scientifiche.

Perché la Naprotecnologia è così poco conosciuta? Che efficacia ha rispetto alla fivet?

Purtroppo la Naprotecnologia è poco conosciuta in questo momento, però ogni giorno cerchiamo di farla conoscere di più perché è molto importante, quindi tutti devono sapere che la fivet non è l’unica scelta. Anzi, la Naprotecnologia è l’unica scelta giusta. L’efficacia della Naprotecnologia rispetto alla fivet è molto più alta. Ha un tasso di riuscita che è il doppio di quello della fecondazione assistita, per percentuali di nascite da coppie che seguono i trattamenti, e costa undici volte di meno. La differenza fra naprotecnologia e fecondazione in vitro consiste nel fatto che nella prima la questione fondamentale è la diagnosi delle cause dell’infertilità, si cerca una spiegazione medica del perché una coppia non riesce a procreare, quindi si cerca di eliminare il problema e “aggiustare” il meccanismo naturale, ridandogli la sua armonia. Nel procedimento in vitro, invece, la diagnosi delle cause non ha importanza, i medici vogliono semplicemente “aggirare l’ostacolo”, eseguendo una fecondazione artificiale. In naprotecnologia, la cura risolve il problema della coppia, che poi può avere anche altri figli. Con il metodo in vitro, i coniugi comunque non guariscono e continuano ad essere una coppia sterile, e per avere più bambini si devono sempre affidare a un laboratorio.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni