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Le ferite sanguinanti sul collo di Nohad: il miracolo di San Charbel si ripete ogni 22 del mese

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Ogni 22 del mese alla donna miracolata da San Charbel accade questo sanguinamento

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 23/01/19

La donna libanese nel 1993 ebbe in sogno il santo e guarì da una patologia che secondo i medici era incurabile. Da allora accadono ogni mese fatti straordinari

Il 22 gennaio 1993 è avvenuto un grande miracolo che ha per protagonista una signora libanese di nome Nohad al Chamy.

San Charbel, il santo dei miracoli, dell’ordine dei Maroniti, molto venerato in Libano, le ha praticato, attraverso la sua intercessione, un grande intervento alla carotide e ogni 22 del mese il sangue continua a uscire dalle ferite che questa donna porta ancora sul collo (sancharbelroma.com).

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Nohad e San Charbel

«Sono Nohad, moglie di Semaan El-Chami del villaggio di Mzerib – Jbail (Byblos). Ho 55 anni e sono la madre di 12 figli: 7 maschi e 5 femmine. La notte del 9 gennaio 1993 fui colpita da paralisi alla mano, alla gamba destra e alla lingua. Mi ricoverarono all’ospedale di Notre Dame Maritime a Jbail. Fui visitata dal dottor Joseph El-Chami, specialista in malattie cardiovascolari e nervose e sottoposta a cure intensive».

La malattia

L’esame radiologico e gli accertamenti medici rivelarono che la donna soffriva di arteriosclerosi dei vasi del collo: il lato sinistro risultava colpito all’ 80% e il lato destro al 70%, «fatto che mi causò un’emiplegia. Il medico mi disse che era una malattia incurabile».

«I medici – ricorda la donna – mi avevano già informato che era necessario un’ intervento di angioplastica per dilatare le arterie ostruite».




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La richiesta di intercessione

Suo figlio primogenito Saad si recò in visita al convento San Marone di Annaya. «Mi portò l’olio e un po’di terra della tomba di San Charbel – aggiunse Nohad – Quando mia figlia mi frizionò le parti malate, sentii un formicolio alla mano e alla gamba». Intanto nove giorni dopo viene dimessa dall’ospedale e torna a casa.

«Un giorno, mentre dormivo, sognai che salivo le scale dell’eremo di Annaya, partecipavo alla messa con i monaci e San Charbel mi dava la comunione. Poi il 22 gennaio 1993, nella notte tra il giovedì e il venerdì, sentii un dolore alla testa e alla parte destra del corpo. Allora pregai la Madonna e San Charbel. Dissi: “Che cos’ho fatto ? Perché sono rimasta paralizzata? Ho cresciuto dodici figli nella preghiera e con perseveranza. Non voglio imporvi la mia volontà, ma se volete guarirmi, fatelo, altrimenti lasciatemi morire. Fate come volete, accetto tutto!”».




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“Sono venuto ad operarti”

Il marito e i figli uscirono per farla dormire e riposare. E qui accadde qualcosa di straordinario.

«Alle 23, mentre dormivo, sognai un raggio di luce che entrava nella camera. Vidi anche due monaci che si dirigevano verso il mio letto. Uno di loro mi si avvicinò e mi toccò il collo. “Sono venuto ad operarti”, disse. Lo guardai, ma non riuscivo a vedere il suo volto per la luce intensa che emanava dai suoi occhi e dal suo corpo. Con tono preoccupato gli risposi: “Padre, perché vuole operarmi ? Non mi è stato raccomandato alcun intervento”.

“Sì, un intervento è necessario. Sono Padre Charbel e ti opererò io stesso”. Allora mi girai verso la statua della Madonna che era lì vicino: “O Vergine, Intercedi per me! Come fanno questi monaci a operarmi e a suturare le ferite senza anestesia?”».

Allora vidi davanti a me la Madonna con i monaci. In quel momento sentii un dolore terribile, sotto le dita di San Charbel che mi premevano il collo. Alla fine dell’operazione chirurgica, l’altro monaco mi si avvicinò per aiutarmi a sedere. Prese un cuscino e me lo sistemò dietro la schiena. Quindi prese il bicchiere d’acqua che era presso di me, tolse la cannuccia, mi appoggiò una mano dietro la testa e mi disse: “Bevi”. Gli risposi: “Padre, non posso bere senza la cannuccia”. “Ti abbiamo operato. Ora devi bere, poi devi camminare”, replicò».

P. Elie Korkomaz | Youtube
St. Charbel statue, Faraya, Lebanon

La guarigione miracolosa

Più tardi, al risveglio, la donna si ritrovò seduta nella posizione in cui mi aveva messo il monaco. «Mi accorsi anche che potevo bere normalmente. Vidi la statua della Madonna al suo posto sul tavolo, come al solito, e sentii un dolore acuto alla gola. Senza rendermene conto mi toccai il collo per vedere cos’era successo. Notai allora che la mano paralizzata si muoveva normalmente e anche la gamba. Appena me ne resi conto, mi alzai e mi inginocchiai davanti all’immagine di San Charbel e della Madonna per ringraziarli. Subito dopo entrai in bagno e mi guardai allo specchio. Vidi due ferite sul collo, una a destra e l’altra a sinistra, di 12 cm circa ciascuna. Erano già le due del mattino. Mi precipitai nella camera accanto, dove dormiva il mio sposo. Svegliai mio marito Semaan, che sussultando gridò : “Perché ti sei alzata da sola ? Rischi di cadere a terra!”».


SANTA CATERINA

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Il ringraziamento

La donna rispose al marito: “Non preoccuparti, mi ha operato San Charbel e posso camminare”. La mattina il figlio e il marito l’accompagnarono all’eremo dei Santi Pietro e Paolo per esprimere riconoscenza a San Charbel. «Al ritorno, i vicini e i parenti che venivano a trovarmi regolarmente, rimasero sconcertati per la notizia che si era diffusa ovunque. Ricevemmo inoltre molti visitatori provenienti da diverse regioni libanesi e dall’estero e la nostra casa si riempì di gente».

Il sogno e il sangue

Successivamente Nohad ebbe in sogno San Charbel che gli raccomandò di visitare il suo eremo ogni 22 del mese, di partecipare alla messa per tutta la vita e recitare il rosario, in particolare il primo sabato del mese.

Da allora il 22 del mese accadono due fatti molto importanti: il primo, il sanguinolento dalle ferite sul collo di Nohad; il secondo, il monastero di San Charbel raccoglie le preghiere di intercessione dei fedeli che chiedono miracoli al santo. E si sono registrate da allora, numerose testimonianze di guarigioni straordinarie.


ALEXIS CARREL

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Tags:
Charbel Makhluf
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