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«Il Vangelo mi ha conquistato, ma in Afghanistan non potevo convertirmi»

©AIC Trip to Iraq 2016 December 18
Christian in the Mar Addai Church showing the decapited by ISIS statue of Sacred Heart
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Abdallah racconta la storia della sua conversione-odissea. Oggi si trova in Turchia ma prima di abbracciare Gesù è stato costretto a girare mezzo mondo!

«E qualcosa che decidi tu con amore, lo scegli da te. Hai la pace dentro di te, anche se fuori subisci continue pressioni», afferma con un sorriso Abdallah (il nome di fantasia).

E’ un profugo afghano che risiede ormai da tre anni in una delle città-satellite della Turchia che accolgono profughi. Afghano e cristiano, come gli altri 22 che si trovano tutte le domeniche in un appartamento in affitto: il più ampio della comunità. Lui è già stato battezzato, come un altro della piccola comunità, mentre gli altri 20 sono dei catecumeni.

Des enfants chrétiens réfugiés en irak © Christiaan Triebert

Il gruppo si raccoglie in cerchio, attorno a una semplice croce di legno, e insieme leggono il Vangelo. Poi, recitano il salmo 23: «Il Signore è il mio pastore…». E fanno una piccola raccolta di soldi per aiutare, anche fra le migliaia di afghani musulmani rifugiati in città, chi ha più bisogno di loro.

La “prima volta”

«Ho iniziato a leggere in Vangelo in Afghanistan. Dei cristiani che vivevano la loro fede in segreto mi chiedevano di tradurre il Vangelo», spiega Abdallah ad Avvenire (21 gennaio), che ha raccontato la sua storia..

Il profugo si lascia andare ad uno sfogo senza censure: «Il Vangelo mi ha letteralmente conquistato anche se sono stato rinnegato da tutti. Anche da mia moglie». Da qui la decisione di fuggire, «perché in Afghanistan non potevo convertirmi».

Dalla Danimarca all’Afghanistan

Prima in Danimarca, come clandestino, e poi il tentativo di raggiungere illegalmente il Canada «dove ho passato 40 giorni in prigione». Di nuovo in un campo profughi in Danimarca per sei mesi «dove potevo andare in Chiesa. In quel periodo ho letto tutto il Nuovo testamento».

Poi il ritorno forzato in Afghanistan senza documenti regolari e il rischio di essere arrestato. Di nuovo la fuga, «in Pakistan e poi in Iran, dove non potevo essere registrato».

La salvezza in Turchia

Per questo la Turchia è stata un’ancora di salvezza: «Qui ho trovato un aiuto dalla Chiesa». Infatti grazie a Celim (socio Focsiv) alla piccola comunità di cristiani afghani ogni mese vengono consegnati dei buoni spesa e un sostegno all’affitto (400 euro – questo intervento in collaborazione con Amo), è stato fornito carbone per il riscaldamento (complessivamente 1.300 euro), sono stati comprati scarpe e giacche a vento per 45 ragazzi afghani, cristiani e musulmani e 70 coperte (1.500 euro), a 6 bambini è stato fornito materiale scolastico (400 euro) e 4 studenti universitari hanno avuto borse di studio pari a 2.500 euro.

Il Vicariato di Anatolia

Si tratta, scrive Avvenire, di un grande sforzo di assistenza che grava sul Vicariato di Anatolia: solo 11 sacerdoti e 5 religiose, tutti stranieri, guidati dal vescovo Paolo Bizzeti in un territorio più grande dell’Italia: circa 50 milioni di abitanti con circa 4mila cristiani turchi e 5mila profughi cristiani, quasi tutti iracheni.

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