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I sacerdoti e l’epidemia della pornografia. Intervista a padre Kilcawley

© PURIdiCuore
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Quella da pornografia online è una delle dipendenze in più rapida crescita nel mondo e anche in Italia. Una volta limitata alle pagine di qualche rivista acquistata di nascosto, relegata in qualche cinema “per adulti” o su canali a pagamento, nell’era della rete accessibile a tutti, sempre e ovunque la pornografia può ora trovarsi nelle mani di chiunque che abbia uno smartphone, più prolifica e anonima che mai.

Proponiamo un dialogo con padre Sean Kilcawley, protagonista, insieme al terapeuta Peter Kleponis di PURIdiCUORE Tour2017 – 17 conferenze in 12 giorni, da Milano a Palermo, passando per Verona, Perugia e Roma. Padre Sean è responsabile della pastorale famigliare della Diocesi di Lincoln, Nebraska e consulente teologico del ministero Integrity Restored che aiuta le famiglie a vincere la battaglia contro la pornografia. In questa intervista ci parla dei programmi di formazione intensiva per sacerdoti, e dà alcuni suggerimenti a chi – in particolare sacerdoti – voglia aiutare le persone cadute nella dipendenza dalla pornografia.

PURIdiCUORE ha invitato padre Sean Kilcawley a tornare in Italia nel maggio 2019 per varie iniziative, tra cui momenti di formazione specifici per sacerdoti.


Padre Sean, come un sacerdote può affrontare il problema della pornografia?

In passato per i sacerdoti il problema della pornografia era relativamente semplice da affrontare, in primo luogo nel confessionale – prega regolarmente, partecipa meglio ai sacramenti, consacrati a Maria, vai all’adorazione settimanale. Ora invece il problema assume una crescente complessità perché si è configurato a livelli variabili, come una dipendenza.

La Chiesa ė consapevole della complessità ed ha gli strumenti per affrontarlo? In Italia negli anni 70 e 80 ci fu molto fermento per il problema delle tossicodipendenze e molte comunità terapeutiche ancora oggi attive sono nate da sacerdoti, suore o laici che hanno messo in gioco se stessi e la loro fede. Come opera nel suo ministero?

Come funziona il programma per sacerdoti

Credo che sia essenziale preparare sacerdoti che comprendano il problema e abbiano gli strumenti per aiutare in primo luogo chi soffre nel gregge loro affidato. Da qualche tempo propongo un programma intensivo, nel quale lavoro con una dozzina di sacerdoti per 2-3 giorni: un seminario full-immersion per mostrare e sperimentare le risorse disponibili, alternati a momenti di formazione “esperienziale” per aiutare il pornodipendente che è nel gregge a loro affidato. Propongo anche conferenze più brevi, di un giorno. Spiego ai sacerdoti come aiutare la persona a parlare con loro al di fuori del confessionale, così da portare il problema alla luce, in modo da essere il primo soccorritore e poi condurli nell’ospedale da campo della chiesa.

Non si può pensare a corsi di aggiornamento o a conferenze con molti partecipanti per raggiungere numeri più grandi?

Piccoli gruppi funzionano meglio, perché consentono ai sacerdoti lo spazio di elaborare le informazioni e di mettersi in gioco, rendersi più vulnerabili, in un certo senso vivere essi stessi in prima persona il processo di recupero e guarigione nel quale accompagneranno le persone che chiederanno loro aiuto. Molti sacerdoti che arrivano a questi momenti di formazione per comprendere il problema e apprendere nuove tecniche pastorali, e questo avviene; in più tornano al loro gregge pronti ad aiutare perché hanno in primo luogo «fatto pulizia in casa propria»

Come funzionano in pratica? Chi li tiene?

Durante questi corsi di formazione, affronto il tema da un punto di vista antropologico e teologico, mentre uno psicologo cristiano affronta la questione da un punto di vista psicologico. Creare e dare forma alla relazione tra il sacerdote e lo psicologo è fondamentale durante questo seminario di formazione. So che sembra l’inizio di una barzelletta: un sacerdote e uno psicologo entrano in una sala, ma è importante mostrare concretamente la relazione tra la cura dell’anima e la cura della psiche o della mente, perché questo processo di guarigione spesso richiede cure psicologiche e al tempo stesso offriamo ai sacerdoti qui negli Stati Uniti la consapevolezza che non tutti gli psicologi sono anti-chiesa o anti-cattolici. Allo stesso tempo, l’esperienza mostra che non tutti i terapeuti cattolici sono qualificati e hanno gli strumenti per affrontare questo problema, quindi stiamo cercando di aiutare i sacerdoti a identificare e iniziare a lavorare con dei terapeuti che siano fedeli all’insegnamento della chiesa e abbiano la competenza per svolgere bene questo lavoro di recupero con il porno o sessodipendente.

E dopo che hanno ricevuto questa formazione cosa avviene? Come aiutano il loro gregge?

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