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Le nonne che aiutano a vincere la depressione

FRIENDSHIP BENCH PROJECT

Friendship Bench Project | Facebook | Fair Use

Cerith Gardiner - pubblicato il 21/01/19

Uno psichiatra ha trovato una soluzione semplice per trattare questo disturbo ed ha funzionato

Quando Dixon Chibanda, uno psichiatra dello Zimbabwe, ha sentito che una sua cliente di 26 anni si era suicidata perché non poteva permettersi il biglietto dell’autobus del costo di 15 dollari per raggiungere il suo studio è rimasto sconvolto. Di fronte alla notevole mancanza di strutture e professionisti sanitari per aiutare chi soffre di depressione, Chibanda ha sentito la necessità di cercare e trovare una soluzione per chi ne ha bisogno.

La parola usata per indicare la depressione nel Paese di Chibanda è “kufungisisa”, che significa “pensare troppo”. La depressione è un fenomeno apparentemente in aumento su scala globale. L’Istituto Nazionale per la Salute Mentale ha infatti riferito che nel 2016 il 6,7% degli adulti statunitensi – 16,2 milioni di persone – ha sperimentato un episodio di depressione grave nella propria vita. Nello Zimbabwe, Chibanda è uno degli unici 12 psichiatri per una popolazione di 16 milioni di persone, il che provoca una grave carenza di aiuto professionale.


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Quando si è rivolto ai suoi supervisori per ricevere aiuto, Chibanda si è sentito dire che non c’erano risorse disponibili, solo 14 nonne e uno spazio esterno. La reazione dello psichiatra è stata quella di pensare fuori dagli schemi, e ha deciso di “arruolare” le anziane per il programma Friendship Bench. È facile: chi ha bisogno può andare a sedersi sulla panchina e trovare un orecchio disposto ad ascoltare. Anche se per i suoi colleghi l’idea era assurda, Chibanda è andato avanti con il suo progetto.

Formando le nonne nella terapia basata sulla terapia narrativa – un metodo utilizzato in molti Paesi, inclusi gli Stati Uniti –, Chibanda ha dato loro gli strumenti per aiutare chi si sente depresso. Con un vero “stile nonna”, la formazione doveva essere adattata per comprendere le loro perle di saggezza. Quelle donne piene di esperienza hanno spiegato al medico che avevano bisogno di evitare il linguaggio medico e parlare in termini chiari, facendo appello alla loro cultura e ai loro punti di riferimento.

“Penso che sia una delle ragioni per cui l’idea ha avuto successo, perché è gestita usando la conoscenza e la saggezza locali”, ha spiegato Chibanda alla BBC.




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Una nonna di nome Chinhoyi ha dimostrato il suo metodo di incoraggiare i pazienti a parlare della loro situazione per trovare loro stessi la soluzione. La 72enne aiuta attivamente le persone da dieci anni su base quotidiana. Applica il buonsenso, e come la maggior parte delle nonne parla partendo dalla propria esperienza, offrendo un sostegno continuo di modo che la persona non si senta abbandonata, anche se pensa di essere pronta.Chibanda riconosce le grandi capacità di queste donne: “Quella che vediamo in loro è una resilienza straordinaria di fronte alle avversità”. Cosa importante, le nonne non sembrano rimanere troppo colpite dalle storie che ascoltano.

Dal 2006 Chibanda ha formato 400 anziane, e i risultati sono stati notevoli. Dopo molte ricerche, il programma è stato adottato in numerosi Paesi. In un solo anno a New York, dove le panchine sono arancioni, più di 30.000 persone sono state aiutate attraverso un programma simile. Se esistono panchine permanenti, ci sono anche squadre di volontari presenti in occasione di tragedie locali. È interessante che quando Chibanda si è recato a New York ha scoperto che nonostante il suo Paese sia lontanissimo i problemi sembrano simili ovunque.

The Friendship Bench Program richiama i tempi andati in cui la gente si sedeva e parlava dei suoi problemi ai vicini davanti a una tazza di tè o di caffè. Man mano che la nostra vita diventa sempre più febbrile, le nonne della panchina ci ricordano che parlare con gli altri fa davvero bene. E Chibanda ci ha insegnato che possiamo davvero affrontare le sfide quando usiamo il cervello.


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