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E noi cosa possiamo regalare a Gesù? Il nostro sì

BAMBINA, PREGHIERA, SORRISO
Shutterstock
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I bambini di fronte alle domande grandi della fede e alla vita dei santi ci spiazzano con le loro risposte disarmanti.

di Davide Matteini

L’incontro con Cristo trasforma la vita. Anche quella di un bambino. Questo desideriamo non solo comunicare, ma iniziare a vivere con le persone che ci sono affidate.
Vi racconto due piccoli episodi dello scorso anno relativi al mio lavoro con i bambini, a Colonia.
Il primo. In occasione di un’uscita con i bambini abbiamo scelto un tema impegnativo: i santi.
Raramente, quando parlo ai piccoli, si sentono interpellati anche i ragazzi più grandi che mi accompagnano. Così, rischiando un po’, ho deciso di affidare loro una parte della preparazione dei momenti a tema, affinché si confrontassero in prima persona con la vita dei santi che avevamo scelto: Francesco d’Assisi, Madre Teresa e Domenico Savio.

L’inizio è stato particolarmente difficile: molti di loro avevano sottovalutato il lavoro proposto e così hanno semplicemente elencato in maniera asettica gli avvenimenti delle loro vite. Così, la seconda sera, quando ci siamo ritrovati per discutere di come era andata la giornata, li ho invitati a lasciarsi personalmente provocare da quelle esistenze straordinarie. Il giorno dopo, al momento di raccontare la storia di Domenico Savio, hanno presentato alcune situazioni in cui si era trovato da piccolo: l’arrivo di un nuovo compagno, la malattia di un amico ed altri semplici episodi. Abbiamo chiesto ai bambini: “E voi, che cosa avreste fatto in questa situazione?”. È stato interessante perché Domenico, al momento di affrontare le circostanze che avevamo presentato, aveva più o meno l’età dei ragazzini che, quindi, facilmente si immedesimavano con lui. Eppure, ogni volta il modo di agire di Domenico andava oltre qualunque immaginazione: la determinazione con cui aiutava gli amici a scuola, la disponibilità a visitare i malati di colera, ad esempio, hanno sorpreso e interrogato tutti: “Ma no, è impossibile. Come faceva?”. Così ho rilanciato: “Non è più bello e interessante vivere così? È possibile anche per noi? Come?”. La sfida è lanciata.

Jeffrey Bruno

Il secondo episodio è avvenuto durante il periodo di Avvento, quando abbiamo ospitato i bambini nel centro parrocchiale vicino alla nostra chiesa dedicata ai santi Cosma e Damiano. Durante il pomeriggio, hanno giocato e cucinato i biscotti (è una tradizione irrinunciabile, per i tedeschi, dedicare una giornata ai biscotti fatti in casa). Erano un piccolo gruppo molto vivace. Dopo cena, sfidando il freddo, abbiamo fatto una passeggiata nel bosco dietro casa. Durante il percorso, abbiamo letto loro un racconto di Natale. Dio vuole nascere in un bambino e tutto il creato desidera partecipare alla gioia del Natale, regalando a Gesù qualcosa di particolare: il cielo gli regala una stella, la terra una grotta, i campi la paglia, le nuvole l’acqua, gli uomini, infine, una mamma e un papà, Maria e Giuseppe. Al momento della nascita, sono tutti lì, con i loro doni.

Chiedo ai bambini: “E noi? Siamo qui davanti al Bambino Gesù, cosa possiamo regalargli?”. Mentre ci pensano, li portiamo presso il presepe di fianco all’altare. Ogni settimana, la scena cambia fino ad arrivare alla rappresentazione della nascita di Gesù. Quel giorno, c’era l’annunciazione dell’angelo a Maria. Appena finisco di spiegare la scena, una bambina alza la mano: “Io so cosa possiamo regalare a Gesù” dice. “Il nostro sì come Maria!”. Sbalordito, rispondo: “Bellissimo! È proprio vero!”. Poi continuo ad incalzarli: “E Gesù, che cosa ci ha regalato? In fondo, è nato poveramente in una stalla”. Dopo le risposte più disparate “La pace! L’amore!…”, inaspettatamente una bambina dice: “Se stesso!”. Resto senza parole. A volte, capita che le risposte dei ragazzini siano semplicemente geniali. Poche, semplici parole e sono riusciti a concentrare tutto il significato del Natale.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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