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Soppressa la Pontificia commissione Ecclesia Dei

© DR
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Il dialogo dottrinale con la Fraternità San Pio X prosegue

Papa Francesco ha soppresso la Pontificia commissione Ecclesia Dei — che era stata istituita da Giovanni Paolo ii nel 1988 allo scopo di «facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti, seminaristi, comunità o singoli religiosi e religiose, legati alla Fraternità fondata da Mons. Marcel Lefebvre» — trasferendone «integralmente» i compiti alla Congregazione per la dottrina della fede.

Nel motu proprio reso noto il 19 gennaio il Pontefice, nel riconoscere che in questi oltre trent’anni di attività l’organismo ha assolto al suo compito «con sincera sollecitudine e lodevole premura», spiega che oggi «le finalità e le questioni trattate dalla Pontificia commissione» sono diventate «di ordine prevalentemente dottrinale». Da qui la decisione che «il dialogo tra la Santa Sede e la Fraternità sacerdotale San Pio X venga condotto direttamente» dalla Congregazione per la dottrina della fede, in seno alla quale sarà costituita una apposita sezione.

Sempre nello stesso giorno è stato pubblicato un altro motu proprio col quale il Papa ha disposto che la Cappella musicale pontificia Sistina venga inserita nell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, nominandone responsabile il maestro, monsignor Guido Marini, e sovrintendente all’economia l’arcivescovo Guido Pozzo.

Ecclesia Dei finisce l’eccezionalità

di Andrea Tornielli

Il Motu proprio con il quale Francesco ha soppresso la Pontificia Commissione Ecclesia Dei attribuendone le competenze ad un’apposita sezione della Congregazione per la Dottrina della Fede ha un duplice significato. In primo luogo il Papa ricorda che è venuto meno quel carattere di eccezionalità per il quale nel 1988 san Giovanni Paolo II l’aveva istituita, dopo la rottura con l’arcivescovo Marcel Lefebvre e le ordinazioni episcopali avvenute senza mandato pontificio. La Commissione doveva favorire il recupero della piena comunione ecclesiale con sacerdoti, seminaristi, religiosi e religiose legati al Rito Romano preconciliare, permettendo loro di mantenere le proprie tradizioni spirituali e liturgiche.

Un’emergenza che non esiste più, grazie anche alla decisione di Benedetto XVI di liberalizzare l’uso del Messale Romano del 1962 (promulgato da san Giovanni XXIII prima dell’inizio del Concilio). Per questo il Papa ricorda che «gli Istituti e le Comunità religiose che celebrano abitualmente nella forma straordinaria hanno trovato oggi una propria stabilità di numero e di vita». La loro esistenza è dunque consolidata, e tutte le funzioni sono trasferite alla nuova sezione che, tra l’altro, si avvarrà del personale fino ad oggi in servizio nella Commissione.

Il secondo significato della decisione è legato alle competenze specifiche del Dicastero dottrinale. La decisione di Francesco si inscrive in un percorso già iniziato da Papa Ratzinger, il quale nel 2009 aveva voluto che a presiedere l’Ecclesia Dei fosse il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. L’ulteriore passaggio odierno è motivato dal fatto che le finalità e le questioni trattate dalla Commissione «sono di ordine prevalentemente dottrinale». Un riferimento, questo, al dialogo tra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X fondata da monsignor Lefebvre. Com’è noto, con la revoca delle scomuniche ai vescovi ordinati illegittimamente nel 1988, il libero uso del Messale Romano del 1962 e le facoltà concesse ai sacerdoti della Fraternità da Papa Francesco, quello dottrinale rimane l’unico ma anche più importante tema rimasto aperto. Soprattutto ora che la Fraternità ha cambiato le sue guide. I nuovi responsabili hanno infatti annunciato di voler chiedere un ulteriore confronto con la Santa Sede sui testi del Concilio Ecumenico Vaticano II: un tema delicato che sarà affrontato dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Luis Ladaria.

Un cammino che continua

di Nicola Gori

Mutano le condizioni e le circostanze, ma il dialogo continua con la Fraternità sacerdotale San Pio X fondata da monsignor Marcel Lefebvre e con quanti lo avevano seguito aderendo alla sua proposta spirituale e liturgica. Ormai, il nucleo principale di questo dialogo è costituito da questioni prevalentemente dottrinali. Ciò ha portato Papa Francesco, con il motuproprio reso pubblico sabato 19 gennaio, a sopprimere la Pontificia commissione Ecclesia Dei e ad affidarne i compiti a un’apposita sezione che verrà istituita all’interno della Congregazione per la dottrina della fede. A tale sezione spetterà di vigilare, promuovere e tutelare l’opera portata avanti fino a ora dalla Pontificia commissione.

Non si tratta quindi di una soppressione tout court, ma di un trasferimento di competenze, visto che l’asse principale su cui verrà impostata l’attività si è ristretto alla sfera dottrinale. Ciò significa che sono stati fatti passi in avanti nella comunione e quindi il motuproprio attuale offre un implicito riconoscimento alla Pontificia commissione, che con i suoi sforzi e la sua attività ha portato a termine i propri compiti. La Pontificia commissione era stata istituita da Giovanni Paolo II (2 luglio 1988), dopo l’atto scismatico compiuto da monsignor Lefebvre con la consacrazione episcopale senza mandato pontificio di quattro sacerdoti a Ecône in Svizzera (30 giugno 1988), allo scopo di collaborare con vescovi e dicasteri della Curia romana per facilitare la piena comunione ecclesiale con quanti erano legati alla Fraternità ma erano desiderosi di rimanere uniti al successore di Pietro nella Chiesa cattolica, pur conservando le proprie tradizioni spirituali e liturgiche. Un compito che la commissione ha portato avanti con grande dedizione consentendo anche di arrivare alla remissione della scomunica.

Il 7 luglio 2007 Benedetto XVI, attraverso il motuproprio Summorum Pontificum, estese l’autorità della Pontificia commissione sugli istituti e le comunità religiose che avevano aderito alla forma straordinaria del rito romano e avevano scelto le tradizioni precedenti della vita religiosa. Due anni dopo, Papa Ratzinger con il motuproprio Ecclesiae unitatem del 2 luglio 2009, riorganizzò la struttura della Pontificia commissione perché nel frattempo era intervenuta la remissione della scomunica ai quattro vescovi. Con quella modifica Benedetto XVI aveva organicamente legato la Pontificia commissione alla Congregazione per la dottrina della fede. Il motivo che portò a tale decisione fu la constatazione che le questioni trattate erano ormai di natura prettamente dottrinale. Nel corso degli anni, infatti, anche gli istituti e le comunità religiose che celebrano nella forma straordinaria del rito romano hanno raggiunto una certa stabilità sia di persone, sia di vita. E anche questa evoluzione ha portato a poco a poco a ridurre il lavoro della Pontificia commissione. L’ulteriore passo compiuto da Papa Francesco con la soppressione della commissione stessa si inserisce in questa particolare esigenza di portare avanti il dialogo su temi dottrinali, la cui competenza è della Congregazione per la dottrina della fede.

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