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Ora che ho scoperto l’Amore di Gesù posso morire senza aver paura

RAGAZZA, SORRISO, LENTIGGINI
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Una ragazza sbandata e gravemente malata, un amico frate che tenacemente la accompagna fino all’incontro con Dio, col perdono, con la pace anche nella sofferenza.

Dopo qualche tempo dovetti andare a predicare due settimane di ‘missione’ a Tertenia, nell’aspra e pur sempre dolcissima terra sarda. Mancavano tre giorni al termine della missione quando il telefono ancora una volta mi riportò a una realtà che avrei preferito ignorare: “Il male è scoppiato all’improvviso in tutta la sua virulenza – mi disse Marcello – vieni subito!”  Quel fine-settimana tutta Tertenia pregò per Luciana. Il Lunedì mattina trovai Marcello all’aeroporto e mi portò subito dalla mia malatina. Per strada sussurrò desolato: “Urla giorno e notte; deve soffrire l’indicibile, ma si rifiuta di andare in ospedale”. Ero ancora in strada e già sentivo i suoi urli; feci i gradini a tre alla volta. Mi accolse con un sorriso straziante. Con l’aiuto di Dio riuscii a convincerla che doveva farsi ricoverare, almeno per alleviare la pena dei genitori. Poi parlai e parlai, carezzandole la mano, fin che si addormentò.

Il mattino dopo – papà guidava e io le sedevo a fianco – le bisbigliai all’orecchio: “Per la seconda volta debbo chiederti qualcosa, Luciana”. “Che cosa?” “Voglio che tu riceva Gesù” “Lo sai che non posso”, sbottò ad alta voce. “Comincia a pensarci, intanto; ne riparleremo”.

KOMUNIA ŚWIĘTA
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Non ne parlai più per diversi giorni, ma ingaggiai delle suore di clausura a pregare per lei. E un bel mattino l’apostrofai deciso: “Hai pensato a quanto ti dissi?” “Non posso, Umberto: non me lo merito!” “E chi se lo merita? E poi… con tutto quello che stai soffrendo! Lo sai che la sofferenza purifica e riavvicina a Dio?” “Sono così confusa, Umberto, con la mia fede a brandelli… e poi, come pentirmi davvero?”  “Hai solo bisogno di entrare in comunione con Gesù, e…” “Ma dovrei confessarmi prima e io non me la sento, non lo farei con tutto il cuore…”  “Ricevi Gesù e tutto ti diverrà chiaro! Anche per Zaccheo il pubblicano, fu solo dopo aver condiviso la mensa con Lui, che trovò la forza di convertirsi davvero!” “Lo vorrei tanto!” E dopo una lunga pausa: “Ma davvero mi porteresti Gesù domani?” “No. Te lo do ora!”

Tolsi dal taschino la piccola teca che m’ero portato appresso ogni giorno in attesa del momento di grazia. Adorammo e pregammo insieme a lungo, e quando le diedi Gesù scoppiò in un lungo, silenzioso pianto liberatorio. Nulla fu più come prima: si confessò da santa, poi volle che chiamassi mamma, papà e Marcello, e appena arrivarono li apostrofò dolcemente: “Ma voi che credete, perché non lo ricevete tutti i giorni? E’ meraviglioso, sapete! Marcello, leggimi la Passione del Signore dal Vangelo di Luca, ti prego!”

Qualche giorno dopo chiese che uscissero tutti perché voleva confessarsi di nuovo. “Ma Luciana…” “No, falli uscire”. Appena soli mi lanciò un’occhiata biricchina: “Non voglio confessarmi. Voglio solo che tu mi dica tutta la verità. Vero che sto morendo?” Non potevo mentirle. “Sí, bimba mia… stai morendo… hai un cancro in piena metastasi.” “Quando?” “Potrebbe essere fra un mese… oppure stanotte” Sfoderò il suo sorriso più radioso: “Non ho paura, sai? Prima ne avrei avuta tanta, ma non ora! Diciott’anni o ottantuno… che differenza fa, se si è scoperto l’Amore? Se si è capito che tutto approda all’Amore. Ma non dire a papà che so tutto: penserebbe che potrei disperarmi.” Richiamai i famigliari ed ella subito disse: “Papá, vero che appena sto meglio mi porterai in montagna, a Temù?” “Ma certo, bimba mia” le rispose con voce rotta di pianto.

La vidi per l’ultima volta il mattino della Domenica delle Palme, ormai in coma. Rimasi ai piedi del letto, in preghiera, fin che venne il momento di lasciarla. “Luciana – dissi (chi sa perché) ad alta voce – vado a celebrare la S. Messa di mezzogiorno, poi torno”. Mi parve di vederle tremolare le ciglia. Mi avvicinai e portai la mia bocca sul suo orecchio: “Luciana, mi senti? Vado a celebrare… Ti porto con me sull’altare…” Aprì gli occhi e sorrise. Poi con immensa fatica alzò un braccio e me lo lasciò ricadere attorno al collo… “Padre-amico, muoio felice… Grazie…” Al mio ritorno mi dissero che era morta poco dopo che me n’ero andato. Aveva continuato a sorridere, ripetendo il suo ‘grazie’, sempre più fioco.

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