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“Il cuore del peccato”. Perché peccare non è un semplice errore?

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di Emilio Ibáñez

Il video che condividiamo oggi è uno dei tanti che si possono trovare sul portale Ascension Presents, una piattaforma di evangelizzazione che si caratterizza per i contenuti divertenti e dinamici trasmessi in modo chiaro e incoraggiante.

Quello che abbiamo selezionato per questo post è un video del notissimo padre Mike Schmitz, uno dei blogger più di moda sui canali e le pagine web di evangelizzazione negli Stati Uniti, perché trasmette in modo intelligente e divertente le sue argomentazioni e opinioni. Il tema, “Il cuore del peccato”, non è certo dei più facili, e viene affrontato in meno di sette minuti. Non siete già curiosi di sapere quale sia il cuore del peccato?

Il peccato è una decisione che prendo nel mio rapporto con Dio

In modo molto colloquiale, padre Mike ci spiega che possiamo vedere il cristianesimo solo come un insieme di norme e di regole da rispettare. Regole che la Chiesa, chi la dirige e la governa, ordina e insegna. Se guardiamo indietro nella storia, verifichiamo che queste norme sono sempre esistite nella vita cristiana. Abbiamo i comandamenti, quelli che appaiono nella Scrittura, e anche quelli che ordina la Chiesa.

Possiamo giungere alla conclusione per cui il peccato è non rispettare qualche norma tra quelle stabilite dalla Chiesa. Se quest’ultima ordina qualcosa che le sembra importante e non lo rispettiamo il peccato è grave, mentre è lieve se non rispettiamo un elemento che non ha una rilevanza eccessiva.

Padre Mike sostiene che questa sarebbe una spiegazione troppo semplice di quello che è il peccato, perché si tratta di un’azione che va al di là e contiene un significato più grande. No, il peccato non è un semplice errore, o un incidente o una norma che ho saltato. Il peccato è una decisione che prendo nel mio rapporto con Dio. E in fondo, alla base di questa decisione sto dicendo a Dio che le sue cose, ciò che ha deciso, ciò che ha pensato, il tempo che ha dedicato a crearci, a progettare questo mondo in questo universo, a crearci a sua immagine e somiglianza, a darci il suo merito e la sua grazia, non ci importano. È come dire che non ci riguardano o non ci interessano. Che significato profondo in una spiegazione di appena un paio di righe!

Comprendere realmente il peccato

Qualche giorno fa ho letto una frase che mi ha dato da pensare: è la conoscenza di Dio che fa nascere il senso del peccato, e non il contrario. Non riusciremo a comprendere cosa siano il peccato e le sue conseguenze finché non percepiremo la bontà che ha avuto Dio creandoci e amandoci. Mi ricordavo un simpatico episodio che raccontava San Josemaría Escrivá in un incontro con un gruppo di persone in Portogallo, dove gli hanno regalato una vecchia zuppiera, usata e rattoppata.

“È una cosa ordinaria ma l’ho adorata, perché si vedeva che era stata usata molto e si era rotta – doveva essere appartenuta a una famiglia numerosa – e le erano stati messi vari rattoppi per continuare a usarla… Mi è sembrato che quella zuppiera fossi io. Ho pregato con lei, perché anch’io mi vedo così: come la zuppiera d’argilla, rotta e con dei rattoppi, e mi piace ripetere al Signore: con i miei rattoppi, ti amo tanto! Possiamo amare il Signore anche essendo spezzati, figli miei”.

Spesso ci troveremo ad aver preferito le noste cose e i nostri interessi a Dio nostro Signore. Quanto è bello poter correggere la nostra vita con il sacramento della Penitenza e continuare a servire nei progetti umani e divini!

Qui l’articolo originale pubblicato da Catholic Link

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