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La verità che toglie l’angoscia e la tristezza

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 18/01/19

Non posso rifugiarmi in Dio come un eremita che fugge dall'amore degli uomini che mi ferisce

Dico sempre ai genitori del bambino che sarà battezzato che nel giorno del Battesimo Dio gli dice quanto lo ama.

E quell’amore resta inciso per sempre nella sua anima, come un segno indelebile. Quel giorno inizia tutto di nuovo. Ascolta una voce che resta per sempre.

Ma è vero che col passare del tempo dimentico tutto. Dimentico quanto Dio mi ama e cerco altri amori.

Non voglio dimenticare il suo amore. Dio mi ama in modo prediletto. Se lo ricordassi ogni mattina non vivrei mendicando amore. Non vivrei cercando l’approvazione e il riconoscimento di tutti.

Il suo amore fedele è per sempre. Sapermi amato è quello che mi rende capace di andare in missione. I santi hanno iniziato ad esserlo il giorno in cui hanno saputo di essere profondamente amati da Dio.

E quel giorno non è stato quello del loro successo e trionfo nella vita. Non è stato il giorno in cui tutti hanno riconosciuto il loro valore e hanno applaudito.

È stato piuttosto il giorno doloroso in cui le forze sono venute meno e hanno sentito di essere sull’orlo dell’abisso.

In quel momento di angoscia e tristezza, una voce nel loro cuore ha fatto sapere loro che erano profondamente amati da Dio per sempre.

Hanno sentito che vivere con pena e angoscia non serviva a niente. Quella convinzione è quella che mi salva nella mia debolezza, nella mia fragilità, nelle mie paure. In mezzo alle mie cadute e ai miei fallimenti.

Una voce mi tira fuori dall’angoscia e dalla perdizione. Quello Spirito mi sottrae alla mia tristezza e mi fa credere in tutto ciò che posso fare quando so di essere tanto amato.

Mi usa come suo strumento: “Io, il Signore, ti ho chiamato con giustizia, ti ho preso per mano, ti ho formato e ti ho fatto alleanza di un popolo, luce delle Nazioni. Perché tu apra gli occhi dei ciechi, sottragga i prigionieri al carcere, e dall’oscurità quelli che vivono nelle tenebre”.

Dio non mi chiama perché sono una persona molto capace, piuttosto mi rende capace per la missione, perché sia uno strumento nelle sue mani. Per portare luce a chi sta nelle tenebre. Per rafforzare il debole. Per sollevare chi è caduto. Per annunciare la liberazione agli oppressi.

Mi piace quello sguardo sulla mia vita. L’amore di Dio nel mio cuore mi mette in cammino. Mi fa uscire dalla mia comodità. Come restituirò tutto l’amore ricevuto?

Dio mi ama alla follia. Ha bisogno del mio sì, della mia presenza, del mio abbraccio. E io ho bisogno di sapere che mi ama come sono. Che il suo amore è incondizionato e non dipende dal mio atteggiamento e dal mio comportamento.

Ho bisogno di avere la certezza del suo perdono ogni volta che cado e mi allontano. Ho bisogno di sentire il suo abbraccio di Padre che mi ama pazzamente e fino all’estremo.

Nella mia vita ho bisogno di quell’amore incondizionato. Sapendomi amato, imparo ad amare gli uomini. I due amori vanno uniti…

Non posso dire di amare Dio senza amare gli uomini. È impossibile. L’amore nei confronti di Dio mi spinge ad amare.

Leggevo giorni fa: “Molte persone danno più valore al loro amore per Dio che ai rapporti che hanno con gli uomini. È un chiaro inganno. Si ritengono molto più credenti di quello che sono” [1].

Non posso rifugiarmi in Dio come un eremita che fugge dall’amore degli uomini che mi ferisce. Il mio amore per gli uomini e il mio modo di relazionarmi a loro hanno a che vedere con il mio amore per Dio.

C’è un legame profondo. Quando so di essere amato da Dio imparo ad amare gli uomini. Quando sono stato amato in ciò che è umano mi è più facile arrivare a Dio: “Chi non ha amato umanamente, mi riferisco a un amore per un ‘tu’, non so come farà ad arrivare all’amore per Dio” [2].

Attraverso l’amore umano arrivo all’amore di Dio, e dall’amore ricevuto da Dio giungo all’amore per gli uomini. Quando so di essere amato vivo in pace, tranquillo.

Non sono alla ricerca di un amore che mi calmi, perché l’ho già incontrato. Sapermi amato dagli uomini e da Dio mi dà una pace santa che placa la mia sete di infinito.

[1] Franz Jalics, Ejercicios de contemplación, 52
[2] Herbert King. King Nº 5 Textos Pedagógicos

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