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Katelyn Ohashi, quando la rinuncia alle Olimpiadi è una vittoria nella vita (VIDEO)

KATELYN, OHASHI, GINNASTA

Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 17/01/19

Un video virale mostra l'esibizione trionfante della giovane ginnasta americana che ha ripreso in mano la sua vita dopo l'addio all'agonismo e l'incubo della bulimia.

Che peso sulle spalle quando ti dicono che «sei una promessa». In ambito sportivo significa che ci si aspetta cose grandi, tanto grandi, e che sarebbe un fallimento non raggiungerle.

L’esito positivo, dare il massimo, la vittoria sono parole che hanno cominciato ad esercitare una pressione fortissima sull’atleta americana Katelyn Ohashi fin da quando era bambina: un talento innato per la ginnastica artistica. Nei video delle sue prime competizioni si vede il suo volto di bimba teso, serissimo, concentrato. Quella determinazione le ha portato un successo strepitoso, l’anticamera per le Olimpiadi. La ritroviamo oggi, più grande, e scivolata nelle competizioni minori, ma con un sorriso disarmante sul volto e un pubblico che le ha tributato 13 milioni di visualizzazioni su Youtube per ammirare la sua ultima performance.




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Cosa è accaduto a Katelyn? Il fallimento fisico ed emotivo l’ha colpita in pieno, ed è stato un lavaggio del cervello per capire che essere una promessa non significa essere una macchina da successo, ma prendere sul serio la propria persona, nel suo desiderio di una felicità autentica. Una volta in più facciamo i conti con una storia che parla di epic fail, che – paradossalmente interpretato – sta a dirci che la nostra epica, il nostro racconto più vero ed eroico comincia facendo i conti sul serio con la nostra inutilità, i nostri limiti, i risvolti peggiori del nostro animo.


UOVO, ROTTO, FRITTATA

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Dalle medaglie alla bulimia

La 21enne statunitense, nativa di Newcastle, sembrava destinata a un futuro radioso quando era una junior: si era messa in luce con la Nazionale under 16 al Trofeo di Jesolo nel 2011-2012, aveva brillato ai Campionati Nazionali(vincendoli nel 2011) e nel 2013 era arrivato il passaggio alla categoria seniores. Il debutto tra le big è trionfale: vince l’American Cup, una delle gare internazionali più importanti del calendario (in passato ha alzato al cielo questo trofeo anche l’icona Nadia Comaneci), battendo addirittura Simone Biles. (da OASport)
KATELYN, OHASHI, GINNASTA
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È stato proprio al vertice di questi trionfi, quando l’esito naturale del suo percorso sarebbe stato l’accesso alle Olimpiadi, che la giovanissima Katelyn molla tutto. Due incidenti le procurano gravi lesioni, una brutta caduta con frattura dello sterno e poi un infortunio alla schiena, e la portano a ritirarsi dalle competizioni.

«Ero distrutta»
ammette in un video in cui racconta il suo buco nero di vita, ma non si riferisce solo al corpo acciaccato. Emerge una voragine di apprensione e autodistruzione più grave: la bulimia.


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Il peso corporeo di un atleta deve essere senz’altro controllato, così come la sua alimentazione, Katelyn però denuncia una grave pressione da parte dei suoi allenatori nel denigrarla ed accusarla per le sue condizioni fisiche.

Il sito italiano di Ginnastica Artistica ha reso pubbliche alcune parti del diario della Ohashi proprio per sensibilizzare il mondo sportivo sui disturbi alimentari degli atleti generati da un’eccessiva pressione competitiva. Non si può pretendere da ginnaste poco più che bambine di avere una maturità psicologica ed emotiva tale da saper sempre gestire con serenità l’agonismo. Ecco alcune confessioni di Katelyn:

Il mio allenatore dice che se sbaglio o cado è colpa del fatto che io sia troppo pesante, quindi ho iniziato a misurarmi con le mani le cosce ogni giorno per vedere se diventano più grandi. Di solito riesco a prenderla tutta con le due mani, ma oggi quando ci ho provato non ci sono riuscita. Appena me ne sono accorta, mi sono sentita distrutta e ho detto a me stessa che non avrei finito il panino che avevo per pranzo e che a cena avrei mangiato solo verdure. Adesso però ho fame, ho proprio fame. (da Ginnastica Artistica)

E ancora:

Allenarmi di notte sta cominciando a pesarmi, ma allo stesso tempo non riesco più a controllarmi quando mangio. Quindi ho pensato ad una soluzione: la bulimia. So che non è sana, ma potrebbe essere l’unica soluzione per salvarmi. Sono stanca di mangiare solo verdure e sono stufa di correre per potermi guardare allo specchio senza sentirmi in colpa. Questo è il quinto lunedì di fila che vengo cacciata perché sono troppo pesante. (Ibid)

Scriveva queste riflessioni tra il 2010 e il 2011, sono il lato scuro di ciò che sulla pedana di gara si mostrava come applausi e medaglie.


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Dietro le quinte le veniva detto che sembrava un uccellino incapace di volare, o che sembrava avesse mangiato una balena. Un prezzo troppo caro da pagare e per fortuna lei lo ha capito. Si è ritirata dopo aver sconfitto la stella mondiale Simone Biles, a un passo dalle Olimpiadi.

KATELYN, OHASHI, GINNASTA
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Un gesto davvero acrobatico. Ma il bello delle capriole, anche quelle tecnicamente più complicate, è che ti riportano in piedi … avendo messo tutto sotto sopra.

10 e lode

Diciamo sempre ai nostri figli che il voto non conta, che non è un numero a indicare il loro valore. Il voto è come il dito che punta la Luna, suggerisce di guardare in una direzione; non è in sé l’ultima parola di un discorso.

Nelle gare di ginnastica artistica il voto riassume il senso di anni di allenamento, sacrifici e sogni quotidiani: può essere esaltante o avvilente per l’atleta. L’ultima performance di Katelyn Ohashi è stata valutata con un trionfo di 10 dalla giuria.




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Ma il sorriso che lei ha mostrato per l’intero esercizio, la scioltezza esuberante del suo corpo robusto e bello, hanno letteralmente fatto sparire il numero. Anche perfetti ignoranti della disciplina, come me, sono stati catturati da qualcosa che riempiva di umana gioia e serenità l’esecuzione di una sequenza perfetta dal punto di vista tecnico.

Mi riferisco all’esibizione a corpo libero svolta qualche giorno fa ai campionati Collegiate Challenge di Anaheim, in California: 1 minuto e 30 secondi, un soffio. In questa sequenza la Ohashi racconta col corpo che ne è di lei ora; è felice, indubbiamente, e ha ripreso a fare quello per cui ha un talento pazzesco. L’agonismo sfrenato è alle spalle, ora è parte della squadra universitaria del UCLA ed è guidata da un’allenatrice che punta tutto sul “togetherness”, essere insieme.


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In ogni disciplina sportiva è contenuta una metafora di vita, che è fatta di corse, salti, tuffi, colpi, pugni, bracciate, piroette, lanci. Godetevi allora questi 90 secondi di acrobazie col sorriso pieno, è in fondo nient’altro che l’immagine di chi fa salti mortali dietro i grandi palcoscenici del mondo, di chi taglia traguardi invisibili al pubblico blasonato. C’è tutta l’energia baldanzosa della ri-partenza, di chi si solleva da terra o si alza da letto dopo la malattia; siamo qui, ed è dura … ma il muscolo più allenato è quello del braccio di Dio nel tenerci stretti. Lui fa di noi una promessa compiuta.

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