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Quando incontrai mia moglie Anna fu per me un impatto con la Verità

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Le sue parole mi misero in crisi, perché mi costringevano a fare i conti con le mie paure e con le mie debolezze. La mia risposta interiore era simile a quella dell’indemoniato di cui si parla nel Vangelo: “che c’entri con me, sei venuta a rovinarmi!”, tanto che tra me e lei non mancarono le grida.

di Stefano Bataloni

Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: «Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio». E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell’uomo». E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Spiega don Luigi Maria Epicoco, su questo brano del Vangelo di Marco, che l’autorità con cui parla Gesù non nasce dalla forza degli argomenti, dalla scelta delle parole, dall’enfasi con cui vengono pronunciate. Quella autorità nasce dal fatto che Gesù non ripete idee imparate a memoria, ma annuncia una verità che risuona in ogni angolo del Suo essere, del corpo, del suo sguardo, della sua voce. “Le persone che hanno autorevolezza sono esse stesse il prolungamento di ciò che dicono. Quando una cosa è vera lo si avverte prima ancora di incrociare la logica del discorso.”

E aggiunge: “è proprio l’impatto con la Verità che smaschera il male nascosto dentro di noi e non dobbiamo spaventarci se quando incontriamo qualcosa di vero, tutto ciò che c’è di falso in noi si ribella. Il male sa che con Cristo non si può scendere a compromessi. Con noi è facile scendere a compromessi, perché a noi molto spesso interessa il quieto vivere, quella pericolosa mediocritas che non ci fa fare troppa fatica e allo stesso tempo non ci fa soffrire eccessivamente. Ma quando la Parola di Gesù entra dentro la nostra vita allora non si possono più fare compromessi”

Ho fatto esperienza anche io dell’incontro con qualcuno che parlava con una simile autorevolezza, mi è capitato diverse volte. Ma credo che in questo senso il primo vero incontro lo feci con mia moglie Anna.

Eravamo all’università, ci conoscevamo già da un po’ ma c’eravamo scambiati poche parole. Lei poi aveva un aspetto alquanto buffo, con i suoi capelli a “panettone”, con i jeans a fiori e le scarpe da tennis Reebok, magrissima e molto alta.

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Arrivò il giorno, non ricordo bene come e dove, in cui iniziammo a parlare. Seguivamo le lezioni insieme, e subito dopo parlavamo, sui prati che erano fuori dalle aule. Quando era caldo, mangiavamo gelati e parlavamo. Quando era freddo andavamo in biblioteca, facendo finta di studiare e ci scambiavamo bigliettini per non disturbare i vicini.

Il suo parlare fu per me esattamente come un impatto con la Verità, con qualcosa che avvertivo vero già prima di rifletterci sopra. Ad un certo punto mi fu chiaro che gran parte delle cose che avevo creduto vere fino ad allora erano il male che mi abitava, il male a cui mi ero abbandonato perché non volevo fare troppa fatica nella vita, perché non volevo soffrire eccessivamente. Le cose a cui avevo creduto erano solo un brutto compromesso.

Sin dall’inizio della mia storia con Anna, le sue parole mi misero in crisi, perché mi costringevano a fare i conti con le mie paure e con le mie debolezze. La mia risposta interiore era simile a quella dell’indemoniato di cui si parla nel Vangelo: “che c’entri con me, sei venuta a rovinarmi!”, tanto che tra me e lei non mancarono le grida.
Ma le sue parole continuavano ad aggredire il mio male: “Taci!” – mi dicevano – “Esci da quell’uomo!” – insistevano. E di tanto male, ora, credo di essermi liberato.

Anna, forse non lo sa, ma non ha mai smesso di parlarmi con quella autorevolezza: ancora oggi, quasi ogni giorno, parla e agisce con me come Gesù con l’indemoniato.

Parte del mio “spirito immondo” ancora abita in me, però, e avrò ancora bisogno delle sue parole.

Voglio credere che Anna abbia fatto tutto questo non solo per i meriti che indubbiamente ha dimostrato di avere, ma perché un “Volere” più grande di noi ha voluto che diventasse colei che avrebbe incontrato il mio cuore non solo per rapirlo, ma per liberarlo e convertirlo.

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