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Le 10 cose che Sant’Agostino direbbe oggi alla New Age

AUGUSTINE
Kingston Lacy-PD/Shutterstock-Nikki Zalewski-ALETEIA
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Sia cristianesimo che New Age propongono una prospettiva spirituale della vita, ma cos'ha uno che l'altro non ha?

La Nuova Era (New Age) è una corrente spirituale contemporanea, ma anche una nuova manifestazione del pensiero gnostico classico. Per questo, non è assurdo cercare negli insegnamenti del pensatore e vescovo Sant’Agostino di Ippona (354-430) una risposta cristiana alla New Age.

Tre tipi di persone

Verso il 413 o 414, in uno dei suoi sermoni pronunciati nella città di Cartagine, in Nordafrica, Agostino effettuò una curiosa classificazione degli esseri umani in tre gruppi, concentrandosi sulle grandi correnti filosofiche di allora. Gli uomini, diceva il vescovo di Ippona, si dividerebbero in epicurei, stoici e cristiani.

Gli epicurei pensavano che la morte ponesse fine a ogni opzione di vita, per cui l’esistenza dell’uomo doveva concentrarsi sul piacere. Gli stoici si concentravano invece sulle cose dello spirito, e i cristiani andavano oltre, proponendo il Dio rivelato in Cristo come senso della storia e dell’universo, Signore di tutto, salvatore di tutti.

Questa triplice divisione di Agostino è utile per capire il mondo di oggi, senza contare chi appartiene a religioni non cristiane: da un lato le persone che vivono nel materialismo, senza proporsi un orizzonte di senso che vada al di là di ciò che si può vedere e toccare, dall’altro tanti che professano una spiritualità diffusa che definiamo “New Age”, o Nuova Era. In terzo luogo ci sono i cristiani.

Ed ecco la domanda: anche se è certo che i nuovi stoici, quelli che difendono una religiosità olistica o una trasformazione della coscienza universale, condividono con i cristiani una prospettiva spirituale di vita, qual è la peculiarità del cristianesimo? La proposta cristiana di senso per l’uomo e la donna di oggi è valida? E ancora, c’è qualche possibilità di fondere fede cristiana e New Age, come molti pretendono di fare?

Cosa direbbe oggi Sant’Agostino? Consideriamo i suoi scritti, in cui troveremo queste dieci risposte.

1. La salvezza è un dono, non il frutto del mio sforzo

Gli antichi stoici si sforzavano di dominare le proprie passioni, di essere insensibili alla sofferenza e di trovare l’armonia interiore. In questo modo avrebbero potuto essere uguali agli dèi. La New Age propone oggi la stessa cosa, invitandoci a sviluppare tutte le nostre potenzialità interiori, visto che dentro di noi c’è il segreto dell’esistenza, la soluzione a tutti i problemi. Per questo, ci viene presentata una grande diversità di tecniche che possiamo imparare.

Di fronte a questo, Sant’Agostino dice chiaramente che la salvezza è un dono di Dio, non il frutto dello sforzo umano. La sua stessa esperienza di conversione è stata opera della grazia. Dopo un’intensa ricerca della verità ha potuto scrivere: “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.

2. L’umiltà della fede di fronte alla superbia della conoscenza

Nella sua fase neoplatonica, Sant’Agostino stava sperimentando l’arroganza di credersi possessore di una verità che lo rendeva superiore al resto degli uomini. La New Age ha un forte senso elitista, che esercita una grande forza di attrazione su un gran numero di persone che si sentono depositarie di una conoscenza esclusiva, adatta solo a iniziati ed eletti.

Di fronte a questo, Sant’Agostino sottolinea l’umiltà della fede, la fiducia in un Dio che è più grande della conoscenza umana. Una fede che può arrivare a tutti, e che non si limita a poche persone speciali. L’umiltà è una caratteristica fondamentale della spiritualità cristiana, che ha il suo centro in un Dio che si è umiliato, come segnala Agostino, che mette sulle labbra del Signore queste parole: “Io scendo da te perché tu non puoi ascendere a me”.

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