Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Il talento di una religiosa nascosto (e scoperto) in un suo dente

ARCHEOLOGY SEARCH
Condividi

È stato ritrovato del lapislazzulo nella placca dentaria di una religiosa del XII secolo: questo ha permesso di riconsiderare il posto delle donne nella realizzazione di testi sacri nel Medioevo.

Un articolo pubblicato nella rivista Science Advances del 9 gennaio 2019, che rende conto del lavoro realizzato da una équipe diretta da Christina Warinner, paleogenetista al Max Planck Institut della Scienza della Storia Umana (Berlino), fornisce elementi supplementari che permettono di gettare luce su alcune pratiche medievali.

Nel quadro di uno studio sui regimi alimentari e sulle malattie del passato, alcuni ricercatori hanno analizzato delle dentature di antichi scheletri. Esaminando i denti di una religiosa inumata in un cimitero medievale a Dalheim (a sud di Magonza, in Germania), hanno fatto una scoperta senza precedenti. La religiosa aveva non meno di dieci secoli, essendo vissuta probabilmente tra il XI e il XII secolo. Quale non è stato lo stupore degli scienziati scoprendo delle tracce di lapislazzulo nella placca dentaria della consacrata!

© Det Kongelige Bibliotek
Miniatura su pergamena rappresentante san Girolamo davanti a sant'Eliodoro e a san Cromazio. Bibbia di Amburgo (verso il 1255).

«Quel pigmento dimostra che la sua arte era considerata»

L’utilizzo di quel pigmento blu, piuttosto prezioso, era allora riservato alla scrittura degli amanuensi più quotati. Gli scienziati hanno quindi dedotto che quella donna avesse tenuto in bocca la penna d’oca mentre miniava – cosa che spiegherebbe la presenza di quei frammenti lì sui denti. Spiega Alison Beach, storica all’Università di Stato dell’Ohio:

Il fatto che quel pigmento sia stato dato a una donna dimostra che faceva parte dei migliori, che la sua arte era considerata. È la prova fisica più antica che abbiamo dell’esistenza di donne copiste. Questo suggerisce che numerosi codici non firmati possano essere stati prodotti da donne, o perlomeno tale è una possibilità che dovremmo vagliare.

Il meno che si possa dire è che essere religiose era tutt’altro che una posizione di secondo piano.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni