Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Notizie dal mondo: martedì 15 gennaio 2019

ACS - Aiuto alla Chiesa che Soffre
Condividi
Corte Penale Internazionale assolve l’ex presidente ivoriano Gbagbo

La Corte Penale Internazionale (CPI) ha assolto martedì 15 gennaio l’ex presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, dall’accusa di crimini contro l’umanità. Il tribunale con sede all’Aja, in Olanda, ha disposto anche l’immediata scarcerazione dell’ex capo di Stato, 73 anni, così riporta il sito della BBC. Gbagbo, che ha guidato il Paese dell’Africa occidentale dal 2000 al 2011, era stato arrestato nell’aprile del 2011 nel bunker della sua residenza ad Abidjan dalle milizie del suo rivale Alassane Ouattara con l’aiuto delle forze ONU e francesi della missione «Liocorne». Gbagbo era il primo ex capo di Stato ad essere portato davanti alla CPI.

Come ricorda Le Monde, Gbagbo era accusato assieme all’ex ministro della Gioventù, Charles Blé Goudé, che è anche stato prosciolto, di crimini contro l’umanità e crimini di guerra, tra cui omicidi, stupri e persecuzione, commessi durante le violenze post-elettorali che si sono prodotte nel Paese tra dicembre 2010 e aprile 2011 in seguito al rifiuto di Gbagbo di accettare la sconfitta nelle presidenziali del dicembre 2010. Nelle violenze tra le due fazioni morirono più di 3.000 persone.

Per Le Monde la sentenza rappresenta un «nuovo affronto» per la CPI, che «alla sorpresa generale» aveva infatti prosciolto in appello nel giugno scorso l’ex vicepresidente congolese Jean-Pierre Bemba, condannato in prima istanza a 18 anni di carcere per i crimini commessi dalla sua milizia nella Repubblica Centrafricana tra ottobre 2002 e marzo 2003. Affaritaliani invece parla di una «nuova figuraccia della Francia», che era «il Grande Inquisitore» dell’ex presidente ivoriano. Per Amnesty International, la decisione della Corte verrà vissuta come una «delusione schiacciante» dalle vittime della violenza post-elettorale nel Paese africano.

Cina: condannato a morte un cittadino canadese

La condanna a morte per traffico di droga inflitta lunedì 14 gennaio ad un cittadino canadese, Robert Schellenberg, da un tribunale di Dalian, nella provincia cinese di Liaoning, rischia di «inasprire» le tensioni tra Ottawa e Pechino, e crea un «precedente pericoloso», scrive il Guardian. Arrestato nel 2014, l’uomo era stato condannato a novembre ad una pena di 15 anni in carcere, una sentenza che è stata cambiata adesso in quella capitale. Secondo la Corte popolare intermedia di Dalian, Schellenberg avrebbe giocato un «ruolo chiave» nel tentativo fallito di trasportare 222 chilogrammi di metanfetamina dalla Cina all’Australia.

In una reazione, la nota organizzazione per i diritti umani Amnesty International ha chiesto alle autorità cinesi di «revocare questa sentenza». «Il sistema cinese della pena di morte è avvolto dalla segretezza, il che contribuisce al perché molti metteranno in questione la tempistica di questa decisione», scrive l’organizzazione, mentre osserva che «in casi altamente politicizzati il processo è spesso un mero spettacolo con l’esito già deciso».

Mentre il primo ministro canadese Justin Trudeau ha espresso preoccupazione per ciò che ha definito l’agire «arbitrario» da parte cinese, in effetti la tempistica ha colpito molti e non si esclude una «ritorsione» da parte di Pechino per l’arresto della direttrice finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, avvenuto il 1° dicembre scorso a Vancouver. Secondo Donald Clarke, professore di diritto della George Washington University Law School a Washington DC, citato sempre dal Guardian, «il caso sembra rafforzare il messaggio» che «la Cina consideri la detenzione di ostaggi umani come un modo accettabile di fare diplomazia».

Germania: rallenta la prima economia europea

La prima economia europea, quella tedesca, rallenta. Lo rivelano i dati diffusi martedì 15 gennaio dall’Ufficio Statistico Federale o «Statistisches Bundesamt» con sede a Wiesbaden, in Assia. Dai dati emerge che nel 2018 il Prodotto Interno Lordo (PIL) tedesco è cresciuto per il nono anno consecutivo, ma meno del previsto, evitando comunque una recessione tecnica. La crescita è stata dell’1,5% su base annua, un tasso inferiore al +2,2% registrato nel 2017 e nel 2016 e inoltre quello più basso dal 2013, ma superiore alla crescita media degli ultimi 10 anni (+1,2%). Dopo una contrazione dello 0,2% registrata nel terzo trimestre, secondo gli esperti negli ultimi tre mesi del 2018 l’economia tedesca dovrebbe essere cresciuta tra lo 0,1% e lo 0,3%.

Mentre a spingere l’economia della Germania sono stati sia la domanda interna che i consumi, sull’andamento hanno pesato le tensioni commerciali tra Cina e USA, i timori per l’impatto della Brexit e infine l’incertezza dei consumatori tedeschi in seguito all’introduzione di nuovo standard per determinare i consumi e le emissioni delle autovetture. Da record sono invece i dati relativi all’occupazione: 44,8 milioni di occupati, vale a dire 562.000 in più rispetto all’anno precedente. Nell’arco del 2018 la Germania ha registrato anche un surplus di bilancio record pari a 59,2 miliardi di euro, cioè 25,2 miliardi in più rispetto al 2017 (34 miliardi di euro).

Nepal: il governo si muove contro la pratica tradizionale del «chhaupadi»

Essere donna, soprattutto in età fertile o riproduttiva, non è facile. In alcuni Paesi del mondo le donne che hanno le mestruazioni vengono infatti allontanate temporaneamente dalle loro abitazioni e dalle comunità in cui vivono, e costrette a passare questi giorni in una capanna speciale – a volte è semplicemente la stalla delle mucche – fuori dal villaggio. La tradizione, che ha le sue origini nell’induismo, è diffusa in alcune zone del Bangladesh e dell’India, ma soprattutto in Nepal, dove è conosciuta con il nome di «chhaupadi». Anche se proibita nel 2005 dalla Corte Suprema del piccolo Paese dell’Himalaya, la tradizione persiste in molte zone, in alcune persino fino al 95%, così ricorda il Guardian.

A richiamare tragicamente l’attenzione sul «chhaupadi» è la notizia della morte di una donna, la 35enne Amba Bohara, deceduta la settimana scorsa con i suoi figli di 12 e nove anni per le esalazioni del fuoco che avevano acceso nella capanna (senza finestra!) per proteggersi dal freddo invernale, come ha raccontato il poliziotto Uddhav Singh Bhat alla Thomson Reuters Foundation. Per porre fine alla pratica, il governo ha introdotto multe e sanzioni: chi costringe una donna all’isolamento durante il periodo del ciclo rischia tre mesi di carcere, una multa di 3.000 rupie nepalesi o perde i sussidi alimentari governativi.

India: si è aperto il «Kumbh Mela»

Nella città di Allahabad (o Prayagraj, come si chiama ufficialmente dall’ottobre scorso), nello Stato dell’Uttar Pradesh, nell’India settentrionale, è iniziato il più grande festival della religione induista, il «Kumbh Mela». Secondo fonti ufficiali, circa 15 milioni di persone hanno fatto martedì 15 gennaio il bagno rituale alla confluenza dei fiumi sacri Gange e Yamuna per purificarsi dai peccati, così rivela il sito della BBC. Ad aprire il festival sono stati come di consueto migliaia di «sadhu», cioè asceti o santi «viventi», che si sono immersi nelle acque gelide.

Secondo le autorità indiane, circa 120 milioni di fedeli parteciperanno quest’anno al festival, che dura 49 giorni e viene celebrato ogni tre anni a rotazione in una delle quattro città sante Haridwar, Allahabad, Nashik e Ujjain. Ogni 12 anni si festeggia il «Purna Kumbh Mela» (o il «completo Kumbh Mela») e ogni 144 anni (ovvero ogni 12 «Purna Kumbh Mela») il «Maha Kumbh Mela», vale a dire il «grande Kumbh Mela».

Il governo del primo ministro federale Narendra Modi, del partito nazionalista BJP (Bharatiya Janata Party), che nelle prossime elezioni generali tra aprile e maggio cerca la rielezione, non ha badato a spese per l’organizzazione del «Kumbh Mela 2019»: 4,3 miliardi di rupie indiane, cioè 650 milioni di dollari, secondo l’Associated Press, citata dal San Francisco Chronicle. Gigantesca anche la macchina organizzatrice: più di 10.000 poliziotti, 20.000 pattumiere e 122.000 bagni, spiega sempre la BBC (14 gennaio).

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.