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Torino: malata e adottata alla nascita dal Comune, Martina ha vissuto sei mesi

NEWBORN, GIRL, HOSPITAL
Shutterstock
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“Seppure la sua vita sia stata breve è riuscita a creare attorno a sé tanto amore” così il sindaco di Moncalieri parla di Martina, neonata affetta da grave patologia e vissuta per sei mesi grazie all’affetto dei medici, degli assistenti sociali e del Comune che è diventato suo tutore legale.

Sei mesi di vita hanno trasformato la quotidianità di molte persone e perciò Giuseppina, una delle assistenti sociali che ha seguito la bimba, ha proposto l’idea di raccogliere fondi per le esequie; alla colletta hanno partecipato tutti, dal personale medico, ai privati cittadini, ai funzionari politici ed enti religiosi.

Comfort care

 “L’esistenza ha un inizio e una fine. E non la stabiliamo noi. Ma nel mezzo facciamo tutto quello che è possibile perché la loro vita sia bella” – Elvira Parravicini

Cosa vuol dire bello? Da custodire come memoria preziosa; gratificante anche se sofferto, fonte di gratitudine.

Esistono casi come quelli di Martina, esistono bambini che possono essere curati anche se non guariti. Si può vivere un lampo di vita, pochi minuti o giorni che possono cambiare una famiglia senza imprimere il sigillo di tragedia insensata. La storia che viene da Moncalieri ci aiuta a ricordare che esiste ormai in molti ospedali il percorso di Comfort care, di accompagnamento alla cura e alla morte per quei neonati aggrediti da patologie che non lasciano scampo.

NEWBORN,PREEMIE
PD

Anche una prova così dolorosa può essere vissuta non dando l’ultima parola alla disperazione, e ne è testimone la dottoressa Elvira Parravicini che è stata tra i precursori di questo protocollo che è in realtà una compagnia: i genitori hanno bisogno di vivere appieno l’intensità dell’incontro con il loro figlio e di attraversare in pienezza anche tutto il dolore della perdita; il neonato ha bisogno di essere accudito e curato per non patire sofferenza. Non si tratta di accanimento terapeutico ma di custodia, di un accompagnamento che non riguarda solo la vita terminale ma quella di tutti.

Molti genitori che hanno vissuto anche solo poche ore in compagnia dei loro figli parlano di un’esperienza che li ha cambiati in positivo: qualcosa che li ha messi nudi di fronte all’evidenza che vivere è innanzitutto essere amati, fare esperienza di una relazione di bene gratuito e libero da ogni vincolo legato alle qualità o non qualità della persona.

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