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Come usare una ferita fisica come opportunità per la crescita spirituale

INJURY
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Non immaginavo che la mia solita corsetta mattutina sarebbe stata così illuminante

Una fredda mattina sono uscito per la mia solita corsetta mattutina del mercoledì, anche se quella volta ero un po’ esitante. Il sabato precedente, alla fine di un percorso molto lungo, mi ero slogato una caviglia piuttosto malamente su una radice nascosta sotto le foglie cadute. Camminare per tutto il resto della giornata era stato doloroso e difficile, e anche se poi ero migliorato ero ancora insicuro su come la mia gamba avrebbe gestito una corsa, soprattutto di una certa portata.

Non era però la prima volta che accadeva, e in precedenza più tempo e più movimento avevano sempre favorito una ripresa totale. Quel giorno, quindi, dopo qualche minuto in cui avevo camminato ho deciso di iniziare a correre.

Inizialmente sono rimasto piacevolmente sorpreso del fatto che il dolore fosse sopportabile e che nulla sembrasse interferire con la mia andatura tipica. Mentre correvo, mi sono ricordato rapidamente la lezione che avevo tratto anni prima, quando mi stavo riprendendo dallo stesso problema. Quella volta avevo fatto troppo affidamento sulla parte inferiore del polpaccio per compensare la caviglia storta, e avevo provato all’improvviso un dolore in quella zona che mi aveva lasciato in condizioni ben peggiori. Mentre iniziavo a correre ho quindi ricordato a me stesso che dovevo sopportare un certo livello di dolore confidando nel fatto che piede e caviglia lo sopportassero, e quindi non ho compromesso altre zone sane della gamba.

Continuando a correre mi sono sentito profondamente consapevole di sensazioni diverse e cambiamenti in caviglia e piede, ma mi sono anche ritrovato ad essere più grato per la forza inaspettata intorno alla zona interessata (e anche proprio in quella), che mi stava permettendo di muovermi in quel modo. Anche se in genere sono una persona che si concentra sulla debolezza fisica, quella mattina ho scelto di concentrare energia e attenzione sulle aree che rimanevano forti ed esenti dal dolore.

Facendolo, ho notato un graduale senso di pace e la consapevolezza che le mie riserve iniziali sulla corsa stavano rapidamente svanendo. Il fastidio non era del tutto svanito, ma prevaleva la consapevolezza e la fiducia nei tessuti che non riuscivo a vedere a occhio nudo.

Quando sono entrato nella fase finale della corsa sono stato profondamente grato per il fatto di aver tenuto fede al patto quella mattina, accettando le sfide fisiche e spirituali anche se avrei voluto solo spegnere la sveglia e rimanere a letto. Come tante altre volte, mi è stato ricordato che “non avere paura” inizia sempre con la decisione di affrontare direttamente i nostri timori, a volte nella fredda oscurità.

La maggior parte dei giorni, tutti noi ci stiamo riprendendo da qualche tipo di ferita. A volte è fisica, più spesso spirituale. Come nel caso della mia corsa mattutina, c’è spesso la voglia di evitare un esame diretto, un confronto, temendo che il dolore non farà altro che aumentare e che le complicazioni si acutizzeranno. Spesso, però, evitare queste situazioni non ci permette di sperimentare una maggiore consapevolezza e la guarigione, quella che nasce solo quando affrontiamo ciò che ci tormenta di più, senza fuggire.

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