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Dio attende che la nostra umiliazione diventi preghiera umile

RÓŻANIEC
Shutterstock
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Come per il lebbroso, talvolta solo la sofferenza è in grado di ridimensionare il nostro egoismo e ridesta in noi la fiducia di chi si abbandona al Padre.

Un giorno Gesù si trovava in una città e un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò ai piedi pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi sanarmi».
Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii risanato!». E subito la lebbra scomparve da lui.
Gli ingiunse di non dirlo a nessuno: «Và, mostrati al sacerdote e fà l’offerta per la tua purificazione, come ha ordinato Mosè, perché serva di testimonianza per essi».
La sua fama si diffondeva ancor più; folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro infermità.
Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare. (Lc 5,12-16)

L’incontro che Gesù ha con il lebbroso del Vangelo di oggi è di una bellezza straordinaria. Ma non lo è innanzitutto per la guarigione dell’uomo ma per tutto ciò che si dicono e fanno. Innanzitutto l’atteggiamento dell’uomo malato è un atteggiamento di profonda supplica e umiliazione. Dio non ama le umiliazioni ma gli umili, ma ci sono delle volte che noi arriviamo all’umiltà non per decisione ma per ciò che ci è accaduto.

Se è vero che Dio ama gli umili e non le umiliazioni, è pur vero che delle volte le umiliazioni che la vita ci infligge ci portano ad avere un atteggiamento più umile. La sofferenza ci ridimensiona, ci ricolloca con realismo con i piedi per terra e ci fa risvegliare dal torpore dei nostri deliri di onnipotenza. Quest’uomo non ha solo i piedi per terra ma persino la faccia: “si gettò con la faccia a terra e lo pregò dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi»”. La sua preghiera è breve ma autentica, sincera, sentita, drammatica: “Se vuoi, puoi!”. Infatti se è vero che Dio è onnipotente ciò significa che è nelle sue possibilità fare ciò che a noi non è possibile. Quest’uomo non esige una guarigione per forza, si consegna alla volontà di Gesù: “Se lo vuoi Tu, allora puoi qualcosa per me”.

Ci viene quasi da completare questa preghiera con espressioni che non di rado ho sentito pronunciare a persone davvero immerse in notti oscure di sofferenza e drammi umani e familiari: “Se vuoi Signore fai qualcosa per noi, ma se non vuoi dacci almeno la forza di affrontare tutto ciò”. Credo che sia un atto di abbandono che non solo non lascia indifferente Gesù ma non lascia indifferente nemmeno chi assiste a qualcosa di simile. “Ed egli stese la mano e lo toccò, dicendo: «Lo voglio, sii purificato». In quell’istante la lebbra sparì da lui”. Gesù non si limita a dire che lo vuole ma fa qualcosa di più: lo tocca. Infrange il muro di solitudine e isolamento che la malattia e la sofferenza ha inferto a quest’uomo e gli ridona di nuovo una presenza concreta, palpabile.

#dalvangelodioggi

Tags:
vangelo
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