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Millie Fontana: amavo entrambe le mie madri, ma mi mancava un padre

MILLIE FONTANA

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Annalisa Teggi - pubblicato il 10/01/19

Figlia di una coppia lesbica, atea, 23enne. Pone questa semplice domanda alla comunità LGBT: devo sentirmi omofoba perché guardandomi allo specchio mi chiedo da chi abbia preso i miei occhi verdi?

Quando si parla di matrimoni gay e famiglie omogenitoriali, tendenzialmente ci si chiude la vena in testa e – sia che stiamo da una parte o dall’altra della discussione – produciamo un fiume in piena di reazioni istintive, magari radicate in convinzioni sensate.

Chesterton diceva che gli uomini litigano perché non sanno discutere. Ci manca la pazienza di mettere le argomentazioni sul tavolo, stenderle bene come una tovaglia, in modo che tutti i commensali la usino. Con le verità ovvie, e diventate oggi evidenze “in corso di riscoperta”, occorre ancora più pazienza. Dire che un bambino ha sempre una madre e un padre è una di queste evidenze ovvie ma in corso di riscoperta.


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Fidiamoci della realtà, guardiamola e raccontiamola; lasciamo gli istinti viscerali a chi non ha altra arma che parole avulse dalla carne. La storia di Millie Fontana ci porge un esempio illuminante. Un video girato al convegno australiano intitolato “Il costo dell’uguaglianza” ci offre la possibilità di ascoltare la sua testimonianza che risale al 2015.

Occhi verdi

23 anni e atea, nessuna affiliazione religiosa, Millie racconta senza troppi dettagli la sua storia. Figlia di una coppia lesbica, ha avvertito molto presto un vuoto nella conoscenza di sé:

Sono cresciuta sentendo dentro di me che mi mancava un padre, ancora prima di concepire cosa fosse un padre. Sapevo che amavo entrambe le mie mamme.

Frequentando la scuola e vedendo più direttamente cosa è un padre (nelle famiglie dei suoi compagni), la percezione della mancanza si acuisce e si mette a fuoco meglio. Emotivamente non sta bene, le sue mamme non le raccontano la verità sulla sua nascita e sulla presenza di un donatore.

Crescendo mi guardavo allo specchio e pensavo tra me e me: “Da dove ho preso questi occhi verdi?”
OCCHI, VERDI, GREEN
Shutterstock

Non la muove un’istigazione ideologica, ma il desiderio di tracciare il proprio volto per intero. A 11 anni conosce “il donatore”, l’uomo che ha dato il proprio sperma alla donna che l’ha partorita, suo padre. Millie definisce quell’incontro come l’unico momento in cui la sua emotività ha conosciuto un momento di stabilità perché sentiva di aver colmato un vuoto, di aver trovato il pezzo mancante.


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In nessun modo descrive suo padre come una persona fantastica e perfetta, non ci racconta di aver costruito con lui un rapporto profondo. Ci dice di averlo guardato in faccia, di aver avuto bisogno di constatare la sua esistenza e presenza. In nessun modo Millie afferma che questa conoscenza abbia gettato ombre di odio verso le madri che l’hanno cresciuta.

Eppure la voce di Millie è sgradita alla propaganda LGBT. E questo è il primo tassello da mettere bene in evidenza; non c’è cattiveria ideologica nelle sue parole, non c’è discriminazione violenta. Quello che risulta sgradito è un dato di realtà:

In ogni relazione omosessuale ci vuole una terza persona per generare un bambino. Io non sono qui grazie all’amore di due donne, tre persone hanno compiuto la scelta di farmi venire al mondo. Perché dovremmo ignorarlo?


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Non va ignorato, infatti. Escludere questo dato di realtà significa passare dai fatti alla censura ideologica. Il cortocircuito mentale per cui chi afferma una tale evidenza è omofobo è facile da screditare: in che modo si svilisce l’amore tra due donne (o uomini) affermando che occorre anche un uomo (o una donna) per generare un figlio?

Nessuno ammetterà -forse- che questa frase è in sé omofoba, ma se la stessa verità viene espressa dal bambino nato da una relazione omogenitoriale, ecco che viene considerata violenta:

Ero omofoba quando guardandomi allo specchio mi chiedevo chi fosse mio padre?
FATHER
Unsplash - CC0

Sì, Millie, per l’ideologia lo eri. Perché, affinché sussista il dogma astratto del “love is love”, tu non devi essere ascoltata, visto che parli del dato scottante che va censurato: non esiste solo l’amore dei genitori, esiste anche il bisogno del figlio di sapere chi è.


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Ogni pensiero, anche opposto al credo di ciascuno di noi, si mostra autentico quando s’innesta sulla realtà. Quando alcuni dati vengono censurati non è più né pensiero né opinione, è un falso.

La complementarietà dei sessi non è solo una necessità biologica e fine alla procreazione, è strutturale come bisogno nella crescita della coscienza di ogni persona. I figli – come me – di coppie eterosessuali che patiscono l’assenza di un genitore non sono esclusi dalla discussione sugli effetti negativi del divorzio; si sa bene che è un problema, si ascolta la loro voce.




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Se il mondo LGBT ambisce a una uguaglianza di sguardo sul matrimonio dovrebbe seriamente confrontarsi con questo dato di realtà, la mancanza di un genitore (colui che genera) è una mancanza. Quegli occhi verdi restano. E chiedono di essere guardati, chiedono solo di sapere la verità sulla propria origine.

Uguaglianza è innanzitutto verità

Millie si è avvicinata all’esperienza cristiana solo per una consonanza radicale con la sua storia; non si è convertita, ha trovato un interlocutore che la degna di ascolto:

Sono cresciuta atea, senza nessuna affiliazione religiosa. Tifo per i Cristiani perché sono gli unici finora che cercano di riflettere sulle questioni che riguardano i bambini, sono gli unici finora che si occupano di storie come la mia.

Ci saranno sempre più bambini che chiederanno ciò che chiede Millie: sapere la verità.

GAY PRIDE KID
Torbakhopper I CC BY-ND 2.0

L’uguaglianza è una bandiera che si sventola facilmente, ma una volta che la si brandisce se ne deve portare il peso per intero. Le madri di Millie conoscono entrambe la propria storia familiare, sanno chi sono i loro genitori, nonni e zii. Rispetto a ciò anche la loro figlia merita un’uguaglianza, merita che non le sia taciuto, nascosto, privato quel ramo di sé che è l’elemento paterno.




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Uguaglianza non ha il significato esclusivo di “avere il diritto di amare chi si vuole”, è anche essere rispettati nel desiderio di verità, di sapere per intero la propria storia, le proprie origini.

Alla fine di queste parole, mi sento un po’ come uno che ha fatto il giro del mondo per ritornare a casa sua. Evidentemente c’è bisogno di farlo. Dobbiamo riguadagnare la vista di ciò che c’è come fosse la conquista più incredibile. Troveremo mille nuove strade clamorose per scoprire da capo ciò che sapevamo già: un bambino nasce da una donna e da un uomo. Forse al cristiano è chiesto in modo ancora più forte di accamparsi nel recinto della realtà e difenderne ogni centimetro. La difesa del creato è una faccenda concreta, proprio per gli uomini spirituali.

Per noi l’arcobaleno è davvero una meraviglia, verde compreso. Proprio il verde di certi occhi ci parla di un’anima intera che non può essere tradita, né messa da parte.

Tags:
figliomosessualitàpadre
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