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La preghiera? è tornare a Cristo nel cuore delle nostre tempeste!

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 09/01/19

Gesù sente continuamente il bisogno di pregare. La preghiera lo riporta al motivo per cui è venuto al mondo. Ma in fondo non dovrebbe essere così anche per noi?

Ordinò poi ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull’altra riva, verso Betsàida, mentre egli avrebbe licenziato la folla. Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, già verso l’ultima parte della notte andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma», e cominciarono a gridare, perché tutti lo avevano visto ed erano rimasti turbati. Ma egli subito rivolse loro la parola e disse: «Coraggio, sono io, non temete!». Quindi salì con loro sulla barca e il vento cessò. Ed erano enormemente stupiti in se stessi, perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito. (Mc 6,45-52)

Subito dopo Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, verso Betsaida, mentre egli avrebbe congedato la folla”. Raramente Gesù è così risoluto nell’impartire un ordine ma il vangelo di oggi inizia invece proprio con una risolutezza che non ammette contestazioni. E la cosa che colpisce di più sta nel fatto che questo comando riguarda la salute dei discepoli. Infatti li obbliga a una pausa, a fermarsi, a prendersi del tempo per loro. È Lui a sparecchiare dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. I discepoli che hanno solo collaborato a quel miracolo devono obbedire a Gesù che dice loro: “fermatevi, datevi una calmata, prendetevi un po’ di tempo per voi; io vi raggiungo dopo”. Quasi mai riflettiamo che a Gesù non stanno a cuore i nostri eroismi, il nostro correre continuamente, il non fermarci mai. A Lui stiamo a cuore noi, il nostro vero bene, e ciò che ci fa davvero bene. E delle volte per recuperare questo vero bene bisogna avere l’umiltà di una pausa. Qualunque sia la nostra vocazione o qualunque cosa facciamo nella vita, dobbiamo liberarci dalla logica aziendale di produrre sempre per recuperare la logica di non far diventare disumano ciò che stiamo facendo, fosse anche il bene. Ma è il prosegui della frase che fa riflettere ancora di più: “Preso commiato, se ne andò sul monte a pregare”. Gesù sente continuamente il bisogno di pregare. La preghiera per Lui non è un dovere, né un rito, né un’abitudine. La preghiera per Gesù è come l’ossigeno, come ciò che lo riporta costantemente al Suo vero centro, a ciò che conta, al motivo per cui è venuto al mondo. Ma in fondo non dovrebbe essere così anche per noi? Per quale motivo dovremmo pregare se non per ritornare all’Essenziale? La vita, con i suoi ritmi, molto spesso ci distrae, ci conduce fuori rotta, ci fa vivere per dettagli che non valgono la pena. La preghiera ci fa tornare a ciò che conta, a ciò che dà di nuovo significato a tutto. La preghiera è tornare a Cristo nel cuore delle nostre tempeste. (Mc 6,45-52)
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